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Tutti lamentano che ci sono pochi medici, ma si comportano come se questo non fosse vero

di Adolfo Pagnanelli

17 NOV -

Gentile Direttore,
da tempo è stato lanciato l’allarme per la carenza di Medici. Dopo i Medici di Pronto Soccorso, l’hanno fatto i MMG, poi i Chirurghi, i Pediatri e tanti altri. In pratica tutti proponiamo ai problemi delle nostre realtà professionali la stessa risposta: dateci più Medici. E’ la risposta in assoluto più logica, ma oggi anche la più impraticabile perché i Medici che ci servono semplicemente non si trovano, anche se le statistiche dicono che abbiamo più medici della media europea e siamo il paese con la maggior percentuale di specialisti.

Sembra evidente come nella sanità la politica, a livello Ministeriale e Regionale, abbia dato il peggio di se, disattenta anche davanti ai segnali più chiari. Già il non aver affrontato con un minimo di buon senso, forse sarebbe bastato quello, il tema del turnover la dice tutta. Ed oggi ad esempio davanti alla crisi dei Pronto Soccorso la risposta è la più miserabile: la concorrenza tra regioni ad attrarre Medici pagando di più, ovviamente con i soldi di noi contribuenti!

Se il Lazio offre 60, il Veneto paga 80euro l’ora e la Toscana 100…. Questo non capendo che il costo dell’operazione non è nella retribuzione oraria, che comunque provoca le dimissioni di molti colleghi magari per qualche mese per lucrare sulla iniziale tassazione vantaggiosa delle Partite IVA, ma nel peggioramento della qualità del servizio con la scontata crescita della percentuale di ricovero, ovvia se a visitare sono colleghi meno esperti o comunque meno motivati che preferiscono evitare ogni rischio. Nel Lazio l’innalzamento di 2 punti percentuali dei ricoveri da Pronto Soccorso significa fare circa 60.000 ricoveri in più in un anno, tenendo inutilmente occupati ogni giorno almeno 900 di quei letti che già scarseggiano e con un incremento dei costi stimabile in circa 200 milioni!

In pratica tutti lamentano che ci sono pochi Medici, ma si comportano come se questo non fosse vero, perché se veramente si assumesse la scarsità di Medici come una realtà con cui fare i conti, più che polemizzare sul “furto di competenze”, attribuito da alcune OOSS Mediche al nuovo contratto del personale non medico del Sistema Sanitario Nazionale, cominceremmo a ragionare su come tarare l’organizzazione dei servizi sulle risorse realmente disponibili: Medici ed Infermieri! In questo senso non mi sembra banale il tema della nuova, e per molti versi positiva, proposta di articolazione dei servizi territoriali nel PNRR che prevede però un numero di Infermieri che non abbiamo, con un incremento pari al 10% di quelli attualmente in servizio, in un paese che da qualche anno laurea addirittura meno Infermieri che Medici.

Come sempre affrontare una criticità offre però una opportunità di miglioramento, di sviluppo, e questo è particolarmente vero perché nelle strutture sanitarie c’è una enorme carenza sul piano dell’efficienza: c’era prima della pandemia ed a maggior ragione c’è oggi, dopo che le prime vittime del COVID 19 sembrano essere state i concetti di efficienza e sostenibilità dei servizi, negli Ospedali in primo luogo.

Un tema fondamentale è come liberare i Medici dalle mille incombenze burocratiche cui sono costretti a sottostare, per farli dedicare maggiormente ai pazienti. E non parliamo di minuti: per alcune categorie come i Medici di Medicina Generale, ma anche per quelli di Pronto Soccorso, si tratta di una percentuale molto elevata del loro lavoro. Ovviamente si tratta di studiare, di capire quali attività non richiedano una competenza Medica per poterle affidare ad altre figure professionali, magari più disponibili ed anche meno costose. In pratica ridistribuire il lavoro tra Professionalità diverse per lasciare al Medico più tempo per fare il Medico.

Nella generalizzata carenza di Medici c’è chi sta peggio degli altri: il Pronto Soccorso, dove oltre alla difficoltà a reclutare nuovi professionisti c’è una costante ed inarrestabile fuga di chi ci lavora.

Non credo sia venuta meno la passione per quello che rimane un po' l’essenza della professione medica, ma tutto è diventato più difficile e la riduzione degli organici in un settore che tendenzialmente non può ridurre l’offerta, ha avviato un circolo vizioso molto pericoloso: meno Medici maggiori carichi di lavoro più abbandoni del Pronto Soccorso.

Senza riprendere cose dette e ridette possiamo sintetizzare così la questione:

- si tratta di un lavoro particolarmente bello, ma faticoso e che necessiterebbe di tempi di riposo incrementati, mentre oggi sono falcidiati dai buchi d’organico;

- seppur richiesto ripetutamente non si è mai messo mano ad un sistema di tutele che allevino il rischio di contenziosi medico-legali fonte di stress insostenibili, peraltro quasi sempre ad esito positivo per il professionista;

- progressivo incremento delle aggressioni, situazioni in cui il personale del Pronto Soccorso è visto come colpevole di condizioni, prevalentemente attese prolungate ed affollamento dei locali, che sono esattamente quelle che rendono particolarmente difficile il loro lavoro;

- non è stato previsto alcun sistema premiante sostanzioso per compensare la specificità di questa attività che è quello che garantisce meno possibilità di guadagno “esterno”.

Accanto all’aspetto economico ci sono due cose particolarmente importanti che rischiano di rendere questo lavoro “bello e impossibile”: ritmi e qualità di vita che il lavoro in Pronto Soccorso comporta ed il fatto che non può essere un lavoro per vecchi! Se in un mese lavori anche 7 notti ed hai un solo week libero, questo condiziona pesantemente anche la tua vita sociale a partire dalle difficoltà nel frequentare persone che fanno un lavoro “normale” con la sera ed i festivi liberi. Ed infine, è pensabile che a più di 60 anni si possa lavorare in Pronto Soccorso, reggere quei ritmi e fare tante notti?

Se molteplici e complessi sono i problemi la risposta “più soldi” non può essere l’unica possibile, se l’obiettivo vero è rendere questo lavoro più appetibile è necessario prevedere:

Da ultimo va prevista la possibilità che ad una certa età il Medico di Pronto Soccorso possa essere ricollocato in una posizione lavorativa più idonea, privilegiandolo nell’assunzione nei Reparti in cui ha titolo per lavorare ed anche facilitando il passaggio nelle file della Medicina Generale, dove competenze ed esperienza nell’area di emergenza possono essere utili nel nuovo ruolo che è previsto per questi Colleghi.

Quindi problemi ormai chiari , ma complessi e che richiedono da parte della politica una riflessione ampia ed approfondita, che ad oggi però non si intravede.

Adolfo Pagnanelli

Medico di Pronto Soccorso, Roma



17 novembre 2022
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