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Sì all’istituzione dell’ostetrica di famiglia e di comunità

di Ilenia Malavasi

28 NOV -

Gentile Direttore,
ho letto con molta attenzione il contributo inviato da Fnopo al quotidiano che dirige e che contiene la giusta richiesta di istituire l’ostetrica di famiglia anche per contribuire a fare emergere i casi sommersi di violenza all’interno dell’ambiente familiare. Un invito che non solo sottoscrivo con convinzione, ma che ho già fatto mio depositando nel mese di ottobre , insieme a molti altri colleghi del Partito Democratico - tra cui la capogruppo Chiara Braga - una proposta di legge per istituire la figura professionale dell’ostetrica di famiglia e di comunità.

Le organizzazioni internazionali, a partire dall’Oms, hanno segnalato come questa professione sanitaria abbia un valore inestimabile per la salute delle donne di tutto il mondo. Senza ostetriche, infatti, non si raggiungerebbero gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goal-SDG) o la copertura sanitaria universale (Universal Health Coverage-UHC).

L’Oms ha indicato, tra l’altro, anche l’obiettivo di «Sviluppare le risorse umane per la salute», secondo il quale tutti gli Stati membri devono assicurare che i «professionisti della salute» acquisiscano conoscenze, attitudini e capacità adeguate a proteggere e promuovere la salute, riferendosi a tutti i professionisti che operano nell’ambito dell’assistenza sanitaria di base, riconoscendoli quali «perno della rete dei servizi richiesti» per raggiungere gli obiettivi della politica sanitaria.

Nel 2023 la Giornata internazionale dell’ostetrica si è svolta per valorizzare la funzione sociale e sanitaria dell’ostetrica nel mondo e il suo ruolo chiave nella tutela e nella promozione della salute della donna in tutto il suo ciclo di vita. Siamo partiti da qui, dalla consapevolezza che l’ostetrica sia un agente di promozione della salute per la donna e il suo contesto familiare e comunitario e che vada valorizzata.

Il modello di ostetrica di famiglia e di comunità è basato su indicazioni, letteratura e concetti condivisi a livello internazionale, e risponde alle criticità dell’attuale fase di transizione demografica, epidemiologica, sociale ed economica.

In molti Stati membri dell’Oms la collaborazione tra tutti i professionisti della salute nell’ambito delle cure primarie, in particolare nella medicina generale, è esperienza ormai consolidata e valida, da almeno trent’anni: nel nostro Paese essa è, invece, un processo ancora da sviluppare e da implementare. Esigenza acuitasi, ancora di più, dopo la soppressione dell’istituto della condotta ostetrica con la legge 23 dicembre 1978, n. 833, e la privazione nel territorio di un elemento di riferimento per la donna, la coppia e la comunità.

È evidente che la figura dell’ostetrica di famiglia e di comunità abbia effetti benefici anche nei confronti della spesa sanitaria; con l’intervento proattivo delle ostetriche nell’ambito della prevenzione, dalle campagne sugli stili di vita migliori da adottare agli screening e diagnosi precoci, ad azioni di counseling individuale e familiare, nonché di miglioramento dell’health literacy e dell’empowerment individuale della donna, della famiglia e della comunità, si può contrarre nel medio e lungo termine, la stessa spesa sanitaria nazionale, grazie alla prevenzione, alla presa in carico precoce e alle diagnosi tempestive, nonché al ricorso appropriato ai ricoveri ospedalieri, alla diminuzione di uso e abuso di farmaci, e all’utilizzo appropriato di presìdi e diagnostiche non necessarie, con la riduzione di casi di over treatment.

La presenza dell’ostetrica di famiglia e di comunità consente l’ampliamento dell’offerta sanitaria nei confronti della popolazione femminile, il miglioramento della qualità e della sicurezza delle cure attraverso l’utilizzo efficace dei servizi e la valutazione delle prestazioni e delle attività con i relativi risultati. L’ostetrica garantisce alle donne e alle famiglie il supporto e le cure perinatali necessari per cominciare a invertire l’attuale tendenza alla denatalità, assicurando alle coppie di realizzare il desiderio di maternità, anche con interventi di educazione sanitaria, in particolare ai giovani, sulle malattie sessualmente trasmesse (MST) o sui rischi che molte abitudini e stili di vita comportano sulla fertilità, secondo il Piano nazionale per la fertilità.


Dopo il Covid abbiamo deciso di potenziare i servizi territoriali che, in epoca di emergenza, hanno dimostrato di essere l’anello debole del sistema. Centrale e strategica, per raggiungere quest’obiettivo, è l’implementazione dell’assistenza territoriale anche domiciliare, garantita tra l’altro con le case della comunità, in particolare nelle aree a scarsità di servizi che hanno visto anche la chiusura dei punti nascita. L’ostetrica di famiglia e di comunità è un sicuro presidio funzionale nei diversi servizi del territorio e può, nel percorso nascita, operare una presa in carico precoce della donna e della coppia, già in fase perinatale, prevenendo ricoveri impropri che incidono negativamente sia sul processo di medicalizzazione della nascita, sia sui costi dell’assistenza.

Com’è noto negli ultimi anni in Italia si è assistito al duplice fenomeno dell’aumento della vita media e del tasso di crescita uguale a zero, con la conseguenza della prevalenza numerica della popolazione anziana su quella adolescente (e non solo) e della maggiore incidenza di malattie a prognosi infausta (soprattutto oncologiche), il cui esito negativo peraltro oggi si sposta sempre più avanti nel tempo. Inoltre, insieme all’invecchiamento della popolazione emerge un altro fenomeno anche di maggiore urgenza, la denatalità ormai strutturale, certificata dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e i suoi effetti negativi sul «sistema Paese», perché ha ormai raggiunto livelli che non garantiscono più nemmeno il ricambio generazionale e la sostenibilità nel futuro dei sistemi di welfare. Già oggi, nell’illustrare il grave fenomeno della denatalità, l’ISTAT lo collega spesso alle insufficienti politiche di welfare sanitario degli ultimi decenni e all’inadeguato riconoscimento del valore sociale della maternità e della salute della donna e della famiglia. Istanze quest’ultime reclamate oggi, in tutta Italia e a gran voce, da molti movimenti femminili che si ispirano a modelli di assistenza ostetrica presenti in Europa e a cui quello dell’ostetrica di famiglia e di comunità si ispira.

I bisogni di salute della popolazione femminile, mutevoli e complessi, per essere soddisfatti richiedono una diversificazione, nonché una corretta e appropriata allocazione e un migliore utilizzo delle risorse. L’ostetrica di famiglia e di comunità risponde in modo adeguato ai bisogni di salute della donna e della famiglia (midwifery care) all’interno dei servizi del «percorso nascita», nei presidi territoriali, negli istituti penitenziari, nei centri oncologici, nei centri di senologia e nei centri di diagnostica ecografica di settore solo per citare qualche esempio.

Il rimodellamento delle cure primarie produce un’organizzazione dell’assistenza sempre più integrata, multidisciplinare e multiprofessionale in grado di attuare la reale presa in carico del cittadino e garantire, sul territorio, l’assistenza sanitaria e socio-sanitaria, lasciando, invece, ai presìdi e alle aziende ospedaliere la prevalente gestione delle acuzie.

Il futuro della sanità italiana si gioca quindi sul territorio grazie anche agli obiettivi e alle risorse stanziate dal PNRR: questo è l’ambito dove, nei prossimi anni, si svolgeranno gran parte delle attività assistenziali che oggi afferiscono, in maniera impropria, agli ospedali. L’introduzione della figura di ostetrica di famiglia e di comunità, nel sistema sanitario regionale e nazionale, ha la finalità di realizzare un sicuro presidio di assistenza continua e una costante interfaccia con le diverse organizzazioni pubbliche e del privato sociale, consultori familiari, scuole e servizi sociali, aziende sanitarie, punti nascita, università, medici di medicina generale, nonché quella di sviluppare l’empowerment e l’attivazione delle reti solidali socio-sanitarie e di comunità utili per il rafforzamento della presa in carico integrata delle donne e dei minori.

L’ostetrica di famiglia e di comunità è una professionista sanitaria laureata che, a seguito anche di una specifica formazione post laurea può operare nei diversi contesti territoriali, in tutti gli ambiti di promozione e tutela globale della salute femminile, in tutte le età e in un’ottica di miglioramento della salute di genere. Si occupa di assistenza alla donna durante tutto il suo ciclo vitale, dalla pubertà alla menopausa, in collaborazione con il medico di famiglia o il pediatra di libera scelta, operando possibilmente al loro fianco in un’area ben definita quale un quartiere di una grande città, un paese o una piccola comunità.

Ne consegue che l’ostetrica di famiglia e di comunità, in autonomia o in collaborazione con altri professionisti sul territorio, nei diversi ambiti del distretto, presso il domicilio, all’interno delle farmacie, negli istituti penitenziari, nei centri oncologici, nelle unità senologiche e nella unità di diagnostica ecografica di settore diventa uno degli anelli delle catena dell’assistenza territoriale e un punto di riferimento per la promozione della salute della donna, della coppia e della comunità.

Ci auguriamo che con il governo e la maggioranza, su questo tema, si possa aprire al più presto una discussione in Parlamento. Il nostro Paese ha bisogno di costruire una sanità territoriale all’altezza realizzata in modo multidisciplinare grazie all’ausilio dei professionisti del settore.

Ilenia Malavasi
Deputata del Pd della Commissione Affari Sociali



28 novembre 2023
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