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Incidenti sul lavoro. Nonostante le denunce, perché sono in aumento?  

di Gian Piero Sbaraglia

28 MAR - Gentile Direttore,
“Incidenti sul lavoro. Nonostante le denunce, perché sono in aumento?”. Questa pur semplice domanda, ci porta a riflettere che, anche se qualcuno delle Istituzioni avesse suggerito soluzioni al grave problema(e di questo ne dubitiamo…), queste non sembrano aver dato un freno ai continui aumenti dei seri incidenti nei posti di lavoro.

La modestissima nostra esperienza di “Erogatori di Corsi di Primo Soccorso Aziendale”, in ossequio alla legge 15 Luglio 2003 e poi alla 81/08, sulla sicurezza dell’ambiente di lavoro, ci ha permesso di toccare con mano, attraverso contatti diretti con dipendenti di varie categorie, la pochissima loro formazione su come comportarsi sul lavoro, nel conoscerne le regole, evitandone così i rischi, spesso insiti al tipo di lavoro stesso, e che ,appunto, abbiamo costatato esserne a digiuno da parte degli stessi lavoratori.

Due esempi banali, tanto per essere chiari e semplici: tra i dipendenti frequentanti questi nostri Corsi, quasi nessuno sapeva che nell’infilare una spina per il PC, se la presa avesse mostrato difetti, non sarebbe dovuto essere il dipendente a risolvere il problema, rischiando folgorazione, ma avrebbe dovuto chiamare l’elettricista o avrebbe dovuto rappresentare il problema al suo datore di lavoro.

Altro esempio: quando nel luogo di lavoro, una impresa di pulizie sta facendo il proprio dovere pulendo, lavando le scale, e, pur avendo messo in bella evidenza il segnale di “pavimento o scale bagnate”, il dipendente deve sapere che camminare sul pavimento bagnato o scendere le scale appena lavate, può comportare – e non sono casi isolati! - scivolate con cadute e traumi al proprio fisico.

Ed ecco, alla luce di queste esperienze, proporre con umiltà, con l’intento di aiutare a che questi incidenti veramente abbiano, non diciamo a finire , ma sicuramente a ridursi, alcune nostre proposte, utili nella prevenzione, ma anche nella gestione dell’incidente che si è verificato.

La prima: verificare le competenze di chi ha progettato l’ambiente di lavoro e la validità dell’opera (con particolare riferimento ai Progetti di Edilizia e ai loro Cantieri).

“Error hesternus sit tibi doctor hodiernus”, l’errore di ieri ti sia di guida per il futuro!,

Si dice sempre, ma nulla è cambiato: le morti sul lavoro sono in continuo aumento, soprattutto, come ci narrano gli ultimi episodi, in campo edile, e nessuno si sta proponendo per studiare “adeguatamente” il fenomeno, onde trovare le giuste risposte per arginare così queste luttuose evenienze.

A che serve poi dire “non si può andare al lavoro per poi non tornare a casa! O ancora: “non si può morire mentre si lavora per guadagnarsi da vivere ed invece si guadagna la morte…. Frasi fatte, che sanno di retorica e che datano da decenni, mentre le iniziative atte a frenare queste luttuose circostanze, sono di là da venire. Sì, perché, se addirittura vi è un aumento di queste tragedie, qualcosa non funziona o non ha funzionato nelle varie linee di prevenzione, di programmazione o nelle idee di soluzione per frenare, risolvendolo, definitivamente il problema drammatico: lo vogliamo capire o no!

Si puntino gli occhi sugli ultimi disastrosi eventi: operai morti investiti ed uccisi da un treno di notte mentre lavoravano; agricoltori che perdono la vita travolti dai propri trattori nelle loro vigne mentre lavoravano; operai edili che cadono dai ponteggi o che vengono travolti dal crollo di travi di cemento, come nel supermercato in costruzione a Milano il giorno 16 febbraio u.s.. E questo solo recentemente.

Ma da quanto tempo sta andando avanti questa “mattanza”: vogliamo ricordare la tragedia del Ponte Morandi, circa la opportuna regolare sorveglianza tecnica che pare sia mancata nel tempo? O le tragedie legate alle improvvise cambiate condizioni meteorologiche che tanti danni hanno causato e causano, dalla famosa alluvione di Firenze di qualche decennio fa, alla recente alluvione dell’Emilia-Romagna, per una presunta – ma di certo vera! -, mancanza di prevenzione – sorveglianza anche in questo caso, mettendo in essere il culpa in vigilando delle Istituzioni locali, riguardo proprio alla vigilanza del territorio! Ma di che vogliamo parlare!

Il problema va affrontato seriamente, non a parole! Così diceva Terenzio: “Nil est dictu facillius”, niente è più facile che parlare! E allora? Si faccia quanto sopra detto!

La seconda: acculturare tutti, dipendenti e datori di lavoro, sui rischi e pericoli nell’ambiente di lavoro.

Si affrontino su di un tavolo di studio e con persone onestamente esperte, di certo non di parte, ma altamente titolate, e non provenienti da compiacevoli nomine politiche o ministeriali, - e che nulla hanno a che fare con spazi politici -, ma che sempre hanno pensato al loro lavoro con professionalità, e soprattutto con profitto, e si affrontino, dicevamo, i vari problemi che affliggono il mondo del lavoro, specie quello manuale o industriale.

Ecco allora l’acculturamento di tutti, datori di lavoro e dipendenti, circa i rischi connessi al lavoro e al suo ambiente, attraverso corsi per la Sicurezza e di Primo Soccorso.
Basta attuare le norme legislative, da anni esistenti, riguardanti la sicurezza nell’ambito lavorativo. Sono state prese in considerazione, o meglio, sono state attuate? Si è vigilato sul loro rispetto?

Ci riferiamo alle varie Leggi, -diciamo leggi! -, come quella del 15 luglio 2003, ripresa con la 81/2008, o più recentemente il d.l. 48 del 4 maggio 2023 che, tra l’altro, prevede l’obbligo di nominare un medico competente per la sorveglianza sanitaria basata sulla valutazione dei rischi.

Proprio di questa proposta, cioè di prevedere la figura di un sanitario competente negli ambienti di lavoro, c’eravamo già occupati, con un nostro contributo da questa sede in data 10/05/ 2021, dove mettevamo in evidenza sia l’importanza fondamentale, soprattutto alla luce della verifica di tutte le possibili cause degli stessi incidenti, della formazione dei lavoratori, sia la presenza di un sanitario competente, ben stigmatizzata nel 2006 dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa, il quale raccomandava di esigere con onestà, e non con superficialità (aggiungiamo noi), soprattutto la “Certificazione delle Competenze”, importantissima per valutare i profili professionali sia dei tecnici, che quelli di ciascun lavoratore e le sue effettive competenze. E’ quello che sembra accadere oggi, se proprio con il disastro della costruzione del supermercato a Milano lo scorso venerdì 16 febbraio, è venuto fuori, tra l’altro, che alcuni operai non avevano i requisiti per fare quel tipo di lavoro, e che pure, operai a parte, ci sarebbero stati anche errori di progettazione con materiali non idonei!

La terza: prevedere un presidio sanitario negli ambienti di lavoro di per sè più rischiosi, per fronteggiare eventuali ed improvvise circostanze catastrofiche, anche se dovute solamente al fato.

E che cosa invece si va a mettere in ballo quale scusante e colpa del dannoso evento? Il problema dei sub-appalti! I sub – appalti andrebbero controllati e le ditte che vi partecipano, andrebbero selezionate in base ai requisiti di legge. Ma come? La legge non prevede che una ditta edile per essere tale deve rispondere a requisiti ben considerati e descritti dalla normativa? E quando una ditta ha chiesto l’iscrizione all’Albo, chi ha verificato che tutto fosse in essa in ordine? O è vero il brocardo latino, attribuito a Giovenale (Le Satire) “Quis custodiet ipsos custodes?” = Chi controlla i Controllori? Anche per costoro ci vorrebbe la Certificazione delle Competenze, prima di nominarli a questi compiti di alta responsabilità. Infatti, facendo un parallelo che tocca noi medici: può un medico, ieri laureato, entrare domani in sala operatoria per una appendicectomia o altro, solo perché ha la laurea? o non gli viene richiesto un periodo abilitante di esperienza, per poi eseguire questi interventi?

Quanta tranquillità e sicurezza ci sarebbe, se in certi ambienti di lavoro, a rischio eventi dannosi, ci fosse previsto un Punto Sanitario!

A tutta questa mancanza di seria coscienza delle cose che non vanno, attribuiamo la colpa più grave, forse la vera colpa, di questi disastri che veramente allo stato delle cose di oggi e per quello che abbiamo detto, sono disastri annunciati!

Umilmente noi suggeriamo di riflettere su queste mancanze, mentre riproponiamo con vigore, l’importanza della figura sanitaria, pur essa competente, nei luoghi di lavoro, soprattutto quelli che per loro definizione sono i più esposti a disastri di quel genere.

Dott. Gian Piero Sbaraglia
Medico chirurgo
Spec. In Otorinolaringoiatria
già Primario Otorinolaringoiatra,
Direttore Sanitario e Scientifico Centro di Formazione
BLSD-PBLSD – Accreditato ARES 118-Lazio e IRC-
Misericordia di Roma Centro – ROMA.

28 marzo 2024
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