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Verso gli Stati Generali della professione medica: Salute e Ambiente, Diritti e Democrazia

di Emanuele Vinci

16 LUG - Gentile Direttore,
nel dibattito formalmente e finalmente aperto dal presidente Anelli con la proposta di scrivere una Magna Charta della professione insieme a tutta la società civile, si evince con chiarezza che “la questione” aperta non riguarda solo la “rifondazione della medicina e della professione nei loro fondamenti identitari”, ma chiama in causa il processo di costruzione e difesa della salute individuale e collettiva, coinvolgendo tutte le componenti sociali economiche e politiche, materiali ideali e culturali di una società “liquida” in grande trasformazione.
 
Gli stessi fattori determinanti, che influenzano la salute delle popolazioni e, quindi, la medicina e l’assistenza sanitaria, sono soggetti ad una rapida evoluzione (transizioni), di cui occorre trarre gli elementi caratterizzanti per costruire scenari futuri credibili e sostenibili. Faccio alcuni esempi:
1. Transizione demografica ed epidemiologica: da aree di bassa natalità e invecchiamento delle popolazioni ad ampi fenomeni di migrazioni di milioni di persone da aree di guerra fame e miseria.
 
2. Transizione dei rischi per la salute: da quelli legati alle attività lavorative ai rischi determinati da alterazioni ambientali, specie dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento atmosferico. 
 
3. Transizione tecnologica e informatica: dalla biomedicina alla robotica e intelligenza artificiale 
 
4. Transizione assistenziale sanitaria: da organizzazioni unificate in servizi nazionali al decentramento regionale e aziendalizzazione fino a logiche gestionali decentrate e sempre più privatistiche e mercantili.
 
Alcuni attuali fenomeni negativi, come le diseguaglianze tra Nord e Sud, tra Centri e Periferie, la difficile sicurezza delle strutture sanitarie, la violenza dilagante verso gli operatori della Sanità, la stessa crisi della professione medica così com’è attualmente esercitata, non sono che epifenomeni di un più generale e profondo processo di trasformazione della società, la cui caratteristica principale è l’evoluzione delle conoscenze e dei comportamenti degli individui e delle popolazioni. Infatti le nuove possibilità di comunicazione (internet e social) hanno rivoluzionato la cultura delle persone, incidendo sia sulle conoscenze acquisite sia sui comportamenti sviluppati, determinando così una repentina evoluzione della cultura, paragonabile forse solo all’invenzione e uso della scrittura. 
 
Tutti i paradigma precedenti sono saltati e la complessità dei fattori in gioco e la molteplicità degli attori coinvolti rendono estremamente difficile la ricerca di una visione unitaria.
 
Porre “il cittadino come archè” come proposto a Trento e ribadito dal professor Cavicchi significa individuare e proporre una visione e una narrazione tale da imporre un cambio radicale di paradigma nella medicina e nella sanità.
 
Più esplicitamente si può affermare che non basta più parlare solo di malattia e di cura del paziente come l’oggetto di prestazioni sanitarie, ma è necessario porre il cittadino come persona titolare di diritti (“il diritto di avere diritti” come scriveva Stefano Rodota) e come attore principale e soggetto attivo del percorso di costruzione della salute.
 
E la salute non è solo l’assenza di malattia o di infermità, ma è il benessere fisico psichico e sociale, risultante di un processo di equilibrio come equilibrio dinamico tra persona/popolazione e l’ambiente fisico biologico e sociale in cui vive, e alla cui promozione interviene attivamente la persona (WHO Charter for Health Promotion, Geneve 1986).
 
Tale processo di costruzione della salute va sostenuto basandosi sul principio della salute come diritto universale (riguarda tutti gli uomini), costituzionale (sancito dalle Costituzioni e Convenzioni nazionali e internazionali) e democratico (partecipazione attiva delle persone e delle loro Comunità).
 
In definitiva, si pone la questione generale di immettere elementi di democrazia nel Sistema sanitario. La conseguenza diretta è una profonda riforma della governance in Sanità, ovvero del contesto organizzativo in cui si realizza la relazione medico/persona.
 
Una riforma che superi l’attuale logica della regionalizzazione e dell’aziendalizzazione e affermi il ruolo di governo delle Comunità locali e delle proprie rappresentanze democratiche istituzionali e sociali. 
 
Emanuele Vinci
Gruppo di lavoro “Ambiente e Salute, Professione e Sviluppo” Fnomceo

16 luglio 2018
© Riproduzione riservata

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