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Coronavirus. Fare più tamponi e diagnosi più veloci

di Alessandra Di Tullio e Annarita Martini

13 MAR - Gentile direttore,
è di ieri la lettera della D.ssa Allocco, Microbiologa facente parte del Consiglio Regionale Piemonte di Anaao Assomed, che ben evidenzia la gravissima situazione sia a livello regionale che nazionale in cui versano la maggior parte delle strutture di laboratorio analisi.
 
Queste sono state oggetto in quasi tutte le Regioni di processi di riordino che li hanno trasformati in parte (HUB ) in “esamifici”, in macchine che devono sfornare risultati con il massimo risparmio di strumentazione e di personale, …nella mera illusione di risparmio….”; in parte (spoke) - vista l’obbligatorietà della presenza “ope legis” presso ogni presidio ospedaliero - in strutture a bassa produttività, con un pannello di esami di urgenza ridottissimo, pur disponendo di attrezzature che potrebbero, con lo stesso personale e a spesa sostanzialmente invariata, fornire molti altri esami generali in tempo reale anche all’utenza ambulatoriale, senza inutili attese legate ai costosi trasporti nei “megacentri”.

Tutto ciò ha oltretutto indotto molte amministrazioni ad un generale “deprezzamento” della funzione dei laboratori, con un pesantissimo taglio sia delle strutture complesse/semplici sia del personale, a volte insufficiente per garantire l’urgenza, spesso con soluzioni organizzative al limite della legalità (come l’abuso della validazione a distanza in assenza di personale della dirigenza medica/sanitaria, l’installazione di POCT sostitutivi del Laboratorio etc.).
 
I professionisti del settore non vedono più un futuro nelle discipline dell’area di Laboratorio, tanto che le Scuole di Specializzazione non sono più molto frequentate. Eppure sono proprio i professionisti formati adeguatamente che possono affrontare emergenze come quella drammatica che stiamo vivendo, con la conoscenza dei problemi e dei rischi che si corrono. In una situazione così grave, tutte le strutture che insistono su DEA di I livello o anche su PS con numero di accessi >a 35000 dovrebbero poter garantire gli esami necessari per un rapido smistamento di pazienti potenzialmente positivi per COVID 19.

Vediamo in Regione Lazio: con l’Ordinanza del Presidente della Regione Lazio Z00003 06/03/2020N è stata evidenziata la necessità di “estendere la funzione di diagnostica specialistica di infezione da SARS-CoV-2 attraverso la previsione di una rete di laboratori, coordinata dal Laboratorio Regionale di Riferimento presso l’INMI L. Spallanzani secondo specifico piano”. Ad oggi sono quelli presso il Policlinico Gemelli, il PTV, il Sant’Andrea, Campus Biomedico, Policlinico Umberto I e Santa Maria Goretti di Latina, alcuni funzionanti in regime di reperibilità (sic!).

Proprio nelle ultime ore arrivano, fra le (poche) notizie confortanti, informazioni relative alla formulazione e messa a punto, dopo una prima necessaria fase di sequenziamento del genoma virale di competenza di livelli superiori, di alcuni kit diagnostici per COVID 19 con metodica PCR di uso abbastanza semplice, tanto da poter essere installati in strutture che già si affidano a tale metodica per la diagnostica microbiologica. Ciò potrebbe ampliare il numero dei laboratori cui inviare i tamponi e rendere più agevole e veloce la diagnosi.

Anche per noi è valido l’auspicio che il superamento di questa tragedia globale si traduca in una riflessione sull’importanza del SSN e di tutte le branche che concorrono a renderlo indispensabile per i cittadini.

Alessandra Di Tullio e Annarita Martini
FASSID Area AIPaC  

13 marzo 2020
© Riproduzione riservata

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