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Infermiere di famiglia e di comunità. Una strada da percorrere fino in fondo

02 APR - Gentile Direttore,
le inviamo queste riflessioni sugli sviluppi dell’Infermieristica di famiglia e di comunità dell’IFeC nel contesto italiano. L’Associazione degli Infermieri di Famiglia e di Comunità ringrazia la senatrice Paola Boldrini per l’interrogazione al ministro Speranza sullo stato delle assunzioni previste dalla Legge 77/20. Ricordiamo che l’Infermieristica di Famiglia e di Comunità è stata auspicata dall’OMS Europa nel 1998 per sviluppare modelli di salute innovativi, fondati sulla proattività, sulla prevenzione e sulla promozione della salute, attraverso modalità di intervento orientati allo sviluppo della partecipazione del cittadino e delle comunità.

La Legge 77/20 identifica la figura come risorsa in risposta dell’emergenza pandemica per la presa in carico territoriale delle persone affette da COVID-19. Nella norma non sono contenute indicazioni esplicite sulla formazione necessaria per svolgere tale ruolo, riconosciuto come cruciale nel panorama futuro delle cure primarie. Le linee di indirizzo emanate dalla Conferenza delle Regioni il 10 settembre 2020, chiariscono in parte, quali competenze essenziali e quali percorsi formativi possono essere introdotti. Il meccanismo di delega alle Regioni, fa sì, però, che peculiarità locali siano prevalenti rispetto al rispetto di indirizzi comuni.


In questo momento i bandi di assunzione o mobilità interna che sono stati pubblicati dalle ASL/ASST che hanno proceduto a farlo, sono molto disomogenei e i criteri adottati tengono conto solo in parte delle indicazioni fornite dalla Conferenza delle Regioni. Siamo molto preoccupati del fatto si possa dar vita a modelli diversi non solo tra regione e regione ma anche tra le ASL di una stessa regione, snaturando il ruolo dell’IFeC.

Inoltre, lo standard previsto di 8 Infermieri ogni 50.000 abitanti è inadeguato sia per fornire ai cittadini un contributo per la gestione dell’emergenza in corso, e sia, nel futuro a favorire un cambiamento radicale del modo di far salute, di cui tutti avvertono la necessità.
Altra criticità è il reclutamento in un mercato dove i limiti di accesso alla formazione e i pensionamenti in atto rendono difficile mantenere standard europei. In Italia la carenza di Infermieri è da anni sottovalutata. Anche il riconoscimento delle specializzazioni infermieristiche, di cui l’infermieristica di Famiglia e di Comunità fa parte, è bloccato da oltre un decennio.

In questo momento si attribuisce un “titolo” senza verificare i requisiti che tale titolo comporta. In più regioni italiane si stanno progettando percorsi formativi differenti tra loro e senza un coordinamento minimale tra i diversi contesti. Le Università non sono sempre coinvolte nella progettazione formativa e il rischio che corsi di formazione minimali e scarsamente correlati alla formazione universitaria possano dare adito a pericolose “sanatorie sul campo”. La reale acquisizione delle competenze evidenziate dalla Federazione degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, FNOPI nel documento Position Statement sull’Infermiere di famiglia e di comunità emanato nel 2020 è requisito indispensabile affinché il nuovo ruolo possa essere attuato, nonchè garanzia di tutela per il cittadino.


Siamo consapevoli che la situazione attuale non consente di aspettare i tempi universitari, ma vogliamo sottolineare l’importanza di prefigurare percorsi formativi condivisi negli aspetti essenziali e riconoscibili come CFU Universitari. In tale modo, oltre che alla qualità della formazione, si può mirare al proseguimento del percorso in Master di I° livello. Una rete di collegamento, sostenuta da APRIRE Network è già stata avviata tra più di dieci atenei italiani per rendere omogenei i requisiti formativi.

Chiediamo a tutti i firmatari del il disegno di legge 1751_2020 presentato un anno fa e sul quale la nostra associazione ha inviato una proposta di integrazione di far proseguire il DDL verso una legge che introduca compiutamente il ruolo in Italia. Giocare al ribasso e non mirare alla qualità porta a conseguenze negative, con rischi per la salute e aumento dei costi.

Chiediamo ai politici di tutti gli schieramenti una visione per il futuro che includa lo sviluppo delle Cure Primarie e riconosca il valore di una forza lavoro preparata e motivata.

Alleghiamo (vedi documenti in allegato) la documentazione inviata alla Commissione per la Missione 6 del PNRR. Per il bene dei cittadini italiani, noi tra loro, auspichiamo che si sviluppino nuove politiche per la salute per i prossimi anni, in grado superare vecchi modelli di approccio paternalistico per fare spazio a logiche di prossimità dove finalmente il cittadino sia davvero “messo al centro” del sistema e possa esercitare il proprio diritto ad essere corresponsabile del proprio futuro.

Il Comitato Direttivo AIFeC - Associazione Infermieri di Famiglia e di Comunità

02 aprile 2021
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