Cancro. In due casi su tre sarebbe provocato da mutazioni genetiche “casuali”. Lo studio su Science

Cancro. In due casi su tre sarebbe provocato da mutazioni genetiche “casuali”. Lo studio su Science

Cancro. In due casi su tre sarebbe provocato da mutazioni genetiche “casuali”. Lo studio su Science
La vera causa del tumore, secondo un gruppo di ricerca americano, potrebbe essere il ‘caso’. Non inteso come fato o destino ma come comparsa di mutazioni replicative durante la divisione cellulare. E potrebbero essere addirittura 2 su 3 i tumori generati da queste mutazioni. L’introduzione di questo terzo importante fattore nella lista delle cause del cancro getta nuova luce su quei tumori che compaiono anche al di fuori di un pabulum di familiarità e nelle persone ‘campioni’ di vita sana  

Il tumore è una malattia del DNA, ovvero di un accumulo di mutazioni capaci di far impazzire la cellula e farla replicare all’infinito, fino ad uccidere il suo ospite, cioè il paziente. Ma cos’è che fa impazzire le cellule? Fino a ieri le uniche risposte accettate dalla scienza erano ereditarietà e fattori ambientali. Ma quella è solo una parte della verità; anzi, secondo uno studio appena pubblicato su Science, queste due cause spiegherebbero solo un terzo di tutti i tumori. Il grosso, addirittura 2 tumori su 3 secondo gli autori, sarebbe causato da mutazioni che compaiono durante la replicazione cellulare, in maniera del tutto casuale. In un processo che qualcuno ha semplicisticamente chiamato ‘sfortuna’.
 
Perché ci si ammala di tumore dunque? Per un mix di predisposizione genetica e fattori ambientali o per il fattore ‘S’ come ‘sfortuna’? Le risposte sono entrambi corrette, anche se digerire l’esistenza del fattore ‘sfortuna’ non è facile e decisamente complesso da trasmettere al pubblico, senza rischiare di compromettere anni e anni di lavoro sulla prevenzione.
 
Ma non è neppure scientificamente corretto nascondere l’evidenza, che arriva da uno studio pubblicato su Science da Cristian Tomasetti, Bert Vogelstein e Lu Li della Johns Hopkins University (USA). I primi due autori si erano già espressi nel 2015 su quello che loro chiamano fattore ‘R’ (come mutazioni replicative) con un altro lavoro che aveva ricevuto una vasta copertura mediatica ma che, come nel gioco del telegrafo senza fili, aveva portato a strillare titoli del tipo ‘il tumore è causato dalla sfortuna’, in un pericoloso e semplicistico cortocircuito disinformativo.
 
In realtà, ribadiscono oggi gli autori, nessuno ha mai negato l’importanza della prevenzione. Purtroppo però, al di là di quello che è possibile evitare adottando un corretto stile di vita e non esponendosi troppo al sole o all’inquinamento, di tumore ci si può ammalare anche solo per quegli errori di ‘trascrizione’ nelle copie del DNA che si formano quando le cellule si replicano e gli epiteli si rinnovano. E i tumori che derivano da questi ‘errori di battuta’ del DNA non sono pochi, potrebbero essere addirittura 2 su 3.
 
Un recente studio – scrivono gli autori – ha messo in luce il ruolo preminente rivestito, nella genesi dei tumori, dalle mutazioni replicative che si sviluppano a partire dagli inevitabili errori associati con la replicazione del DNA. Se fino ad oggi la comparsa di un tumore veniva attribuita ai fattori di rischio ambientali (fumo, cattiva alimentazione, eccessiva esposizione al sole, obesità, ecc.) e all’ereditarietà, è arrivato il momento di aggiungere alla lista una terza causa, le mutazioni replicative, cioè quegli errori che si producono nel DNA nel delicatissimo momento della replicazione cellulare.
 
Tomasetti e colleghi hanno addirittura messo a punto un metodo per determinare le percentuali di mutazioni che causano il cancro attribuibili a fattori ereditari, a quelli ambientali e a quelli replicativi. E la loro conclusione è che una notevole percentuale delle mutazioni alla base dei tumori è attribuibile proprio a fattori replicativi, cioè al cosiddetto fattore ‘S’ come sfortuna (o per meglio dire ‘R’ come replicazione).
 
Per arrivare a questa conclusione, gli autori del lavoro pubblicato su Science, sono andati a studiare la relazione tra il numero delle divisioni normali delle cellule staminali e il rischio di sviluppare 17 tumori diversi in 69 Paesi del mondo (il lavoro del 2015 aveva studiato solo la popolazione americana). La loro conclusione è che le mutazioni replicative sono responsabili addirittura dei 2/3 delle mutazioni nei tumori umani.  Dato, secondo gli autori,  coerente e in linea con le stime epidemiologiche della percentuale di tumori che sarebbe possibile evitare grazie alla prevenzione (secondo Cancer Research UK il 42% dei tumori sarebbe prevenibile, mentre i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi stimano che il 21% delle morti per tumore nei soggetti con meno di 80 anni potrebbe essere evitata).
 
Gli autori ritengono che questi loro studi non sono antitetici, ma complementari rispetto a quelli dell’epidemiologia tradizionale. L’introduzione di questo terzo importante fattore (il fattore ‘R’) nella lista delle cause del cancro getta nuova luce su quei tumori che compaiono anche al di fuori di un pabulum di familiarità e nelle persone ‘campioni’ di vita sana.  
 
E la speranza naturalmente è quella che ciò che ad oggi appare ineludibile, cioè le mutazioni replicative, possa un giorno diventare evitabile, attraverso la somministrazione di farmaci antiossidanti o introducendo magari nei nuclei delle cellule somatiche dei geni in grado di aumentare l’efficienza della riparazione del DNA.
 
Ma tutto ciò appartiene al futuro e alla fantasia. Per adesso conviene affidarsi a ciò che ha dimostrato così bene di funzionare nella lotta ai tumori: le misure di prevenzione primaria e la diagnosi precoce, che è un’arma vincente anche contro i tumori originati dalle mutazioni replicative.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

24 Marzo 2017

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