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Finalmente si cambiano i criteri di riparto del Fsn, ma non basta

di Ettore Jorio

Occorre infatti realizzare appieno il sistema di finanziamento dei costi standard per determinare il fabbisogno standard nazionale (che non è quello che si rendiconta con gli inutili questionari della SOSE!) e, da qui, valorizzare i fabbisogni standard regionali, garantiti da una perequazione al 100%, afferenti alla sanità e all’assistenza sociale, dimensionati su deficit assistenziali reali

04 DIC -

I Presidenti di regione e delle due province di Trento e Bolzano il 2 dicembre scorso hanno trovato l’accordo in tema di riparto delle risorse per finanziare i servizi sanitari regionali nel 2022.

E tra i criteri non ci saranno più solo l'età anagrafica della popolazione, ma anche il tasso di mortalità e l'indice di deprivazione socioeconomica.

L'obiettivo dichiarato da parte dei governatori è quello di garantire il massimo equilibrio nell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza tra tutta la popolazione nazionale.

Avevamo ragione a sostenere dalla pagine di Quotidiano Sanità, l’ultima quella del 21 novembre, che il Servizio sanitario nazionale avrebbe dovuto rintracciare la soluzione dei suoi mali nell’attuazione del federalismo fiscale. Il prodotto finanziario redistribuito in favore delle Regioni avrebbe già da tempo assunto una più corretta ed equa consistenza in favore di quelle più deboli, assistito ovviamente dalle quote del fondo perequativo, cui nessuno però si riferisce, fatta eccezione per il presidente calabrese, Roberto Occhiuto.

Ciò nella considerazione dei deficit assistenziali registrati negli anni sono da tradurre però in variabili di adattabilità al soddisfacimento del fabbisogno epidemiologico, dei rischi epidemici e di personale, oramai divenuto raro e culturalmente disomogeneo ovunque.

Un impegno in tal senso è stato assunto dai Governatori regionali a partire dal prossimo anno. Una promessa politica “giurata” da un importante insieme istituzionale che tuttavia non tiene conto dei presupposti necessari per fare in modo che una promessa si traduca in realtà.

La soluzione all’annoso problema del riparto sbilanciato e della incongruità delle quote destinate alle Regioni più bisognose va, infatti, ben oltre le promesse fatte dai presidenti di Regione di voler determinare il riparto (a questo punto) del Fabbisogno standard Nazionale, in luogo del Fondo sanitario Nazionale, cui invece gli stessi hanno fatto erroneamente riferimento.

L’attuazione del federalismo fiscale è la chiave di svolta, del quale però gli stessi paiono non avere assimilato un granché. Sullo stesso e attraverso lo stesso necessita bisogna risolvere il problema. Pertanto sul tema necessita colmare il deficit conoscitivo dimostrato e su questo volere andare ben oltre i criteri generali buttati lì da mettere in pratica per il prossimo riparto in base: l'età anagrafica della popolazione; il tasso di mortalità e l'indice di deprivazione socioeconomica.

Al riguardo, solo che si voglia fare per bene le cose e rispettare le regole attuative dell’art. 119 della Costituzione, necessitano però la definizione delle precondizioni per determinare lo stato di salute delle popolazioni destinatarie.

Ciò si realizza attraverso: a) la rilevazione del fabbisogno epidemiologico e dei rischi epidemiologici, che ci farebbero anche capire il perché del tasso di mortalità e dunque la sua determinazione per luogo, causa e per abitudini; b) la definizione degli indici di deprivazione socio-economica (ma anche culturale), difficili a rilevarsi senza la messa in rete e il coinvolgimento dei sindaci, vero motore della conoscenza del territorio e delle persone che l’abitano.

A monte di tutto questo, ci vuole tuttavia ben altro. Occorre realizzare il sistema di finanziamento dei costi standard per determinare, per l’appunto, il fabbisogno standard nazionale (che non è quello che si rendiconta con gli inutili questionari della SOSE!) e, da qui, valorizzare – come detto - i fabbisogni standard regionali, garantiti da una perequazione al 100%, afferenti alla sanità e all’assistenza sociale, dimensionati su deficit assistenziali reali.

Solo così si potrà pervenire al “valore giusto” di soddisfacimento, attraverso: a) la valorizzazione dei costi standard riguardanti le singole prestazioni sociosanitarie, suddivisi per macroarea dei Lea; b) la successiva determinazione dei fabbisogni regionali calcolati sulla base del bisogno epidemiologico e dei rischi epidemici delle singole regioni, dell’età media dell’utenza (più risorse a quella più avanti negli anni) e degli indici di deprivazione socio-economica e culturale che le stesse esprimono.

Ettore Jorio

Università della Calabria



04 dicembre 2022
© Riproduzione riservata


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