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Psoriasi. Adipso: "Quasi una persona su due discriminata in ambito lavorativo"


E' quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'Associazione per la difesa degli psoriasici che lancia il progetto Pso Beautiful per supportare e aiutare i pazienti nella prevenzione. "Con la diagnosi precoce le terapie farmacologiche hanno maggior efficacia". 

13 MAG - Secondo un sondaggio condotto dall’Adipso, Associazione per la difesa degli psoriasici, la qualità della vita dei pazienti affetti da psoriasi e artrite psoriasica risulta seriamente compromessa: il 74% dichiara di aver avuto un impatto negativo sulla vita di relazionea causa di psoriasi e artrite psoriasica, l’84% delle donne e 41% degli uomini vede sempre influenzate dalla malattia le sue scelte in fatto di abbigliamento (che diventano il 92% delle donne e l’88% degli uomini se si considera chi è influenzato sempre o qualche volta), il 63% si è privato della possibilità di fare attività sportiva a causa della malattia, il 70% vede il proprio umore influenzato negativamente, l’86% si è sentito in imbarazzo almeno qualche volta per la reazione delle persone alla malattia. Il 42% è stato penalizzato o discriminato dal punto di vista delle opportunità lavorative a causa di psoriasi o artrite psoriasica.

E’ proprio per fornire un valido aiuto ai pazienti che è stato avviato il progetto Pso beautiful, promosso da Adipso, Adoi (Associazione dei dermatologi ospedalieri italiani) e Sideemast (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse) e realizzato grazie al sostegno incondizionato di Msd. L’iniziativa è nata con un obiettivo molto semplice: supportare e aiutare i pazienti, che spesso non seguono come dovrebbero le terapie, perché il lasso di tempo che li separa dai risultati è spesso fonte di scoraggiamento.

“Il Progetto Pso Beautiful, come tutti i progetti orientati verso il malato di psoriasi non solo è importante, ma indispensabile per favorire e migliorare la qualità della loro vita – ha dichiarato la presidente Adipso, Mara Maccarone - Il problema principale è quello del confronto quotidiano con le persone che ti circondano negli ambienti di lavoro, nelle scuole per i giovani, in palestra, dal parrucchiere e d’estate soprattutto al mare e in piscina. Anche la scelta dell’abbigliamento condiziona pesantemente la vita quotidiana preferendo anche nella stagione calda maniche lunghe e pantaloni. Perfino le scelte sociali condizionano la vita relazionale dei malati portandoli a evitare incontri e luoghi pubblici. La società di oggi impone degli stereotipi in cui l’immagina estetica positiva viene considerata la componente principale nel pregiudizio dell’opinione pubblica. La psoriasi e l’artrite psoriasica vengono percepite dal pubblico in modo distorto, perché l’impatto negativo di tali malattie determina oltre ai problemi psicologici anche quelli estetici, soprattutto nella donna”.

Tuttavia la diagnosi precoce permette che le terapie farmacologiche abbiano maggiore efficacia, proprio perché assunte nelle fasi di esordio della malattia. “Il paziente deve rivolgersi tempestivamente ad un dermatologo per non lasciar suonare a vuoto eventuali campanelli d’allarme come l’interessamento ungueale o lesioni difficilmente rilevabili da parte di un occhio inesperto e per evitare di arrivare a comorbilità importanti come l’artrite psoriasica – ha dichiarato Ornella De Pità, Past President Adoi - La quasi totalità delle psoriasi si possono trattare efficacemente: a seconda della gravità sono disponibili prodotti topici, per le forme lievi-moderate, e farmaci sistemici, per le forme più gravi, in grado di tenere sotto controllo la patologia e assicurare una buona qualità della vita”.

Il camouflage, o maquillage correttivo, è una tecnica cosmetica che può dare un aiuto concreto ai pazienti nella copertura degli inestetismi cutanei sia temporanei che permanenti, in attesa dei miglioramenti prodotti dai trattamenti farmacologici. Nell’ambito del progetto Pso beautiful è stato realizzato un video-tutorial, con la partecipazione straordinaria del famoso look maker Diego Dalla Palma, nel quale la dermatologa Rosanna Barbati insegna la tecnica di questo tipo di maquillage correttivo“.

Il camouflage, che non deve assolutamente essere considerato un’alternativa alle terapie farmacologiche – precisa Rosanna Barbati, Responsabile Dermatologia Ospedale San Eugenio di Roma - nei pazienti affetti da psoriasi e artrite psoriasica, può dare un aiuto concreto dal punto di vista psicologico per gli effetti positivi sulla percezione di sé. Possiamo quindi considerare il camouflage un alleato delle diverse terapie disponibili, da quelle topiche a quelle sistemiche che utilizzano derivati della vitamina A o immunosoppressori. Gli ultimi ritrovati sono i farmaci biologici, che rappresentano una preziosa risorsa da utilizzare quando gli altri farmaci non sono efficaci. Il camouflage è dunque un sostegno alla qualità di vita quotidiana, che affianca ma non sostituisce in ogni caso le terapie.

13 maggio 2013
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