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Infezioni ospedaliere. L'Italia deve fare ancora molto. Ogni anno 6/700mila casi

di Emanuela Medi

In tutta Europa sono 4,1 mln i pazienti colpiti da quelle correlate all’assistenza. Sono 37mila i decessi registrati. Oltre 6 miliardi di euro il costo che grava sui sistemi sanitari nazionali. In Italia colpito il 6% dei pazienti. La mancata attuazione di un piano nazionale in accordo con le Regioni è la vera criticità del sistema. Il rapporto dell'ECDC europeo

28 NOV - In Europa 1 paziente su 20 ospedalizzato acquisisce un’infezione, il che vuol dire 4,1 milioni di infezioni correlate all’assistenza, con 37 mila decessi e un costo di oltre sei miliardi di euro l’anno. In Italia si stima che le infezioni correlate all’assistenza siano circa 600-700mila l’anno con una prevalenza più alta rispetto amolti altri Paesi europei (6.3% in acuto e 6.1 nelle RSA) tale da collocare il nostro paese prima del Regno Unito, della Germania e della Francia (dati del centro ECDC 2011-12, ISS, Assobiomedica, 3M). Del tema se ne è discusso al Forum di Arezzo.
 
"Già dal 2009 il Ministero della Salute ha approntato un piano per la rilevazione e il controllo delle Infezioni nosocomiali - ha detto a Quotidiano Sanità, Maria Grazia Pompa del Ministero della Salute - l’imput che stiamo dando alle Regioni è che questa rilevazione comprenda non solo le infezioni all’interno dei nosocomi ma anche nell’ambito di un percorso allargato da effettuarsi ad altre strutture sanitarie come le case di riposo per anziani, ecc. Per l’attuazione di un piano nazionale delle ICA - ha precisato l’esponente del Ministero - dobbiamo rilevare che la vera criticità è la mancanza di un forte coordinamento da attuarsi con le regioni, in linea con i programmi internazionali che già esistono in molti paesi Europei. Purtroppo alla parte che riguarda in specifico le ICA hanno aderito al momento solo i due terzi delle regioni, e siamo molto lontani dall’avere un quadro completo".

 
"In realtà viviamo sulle esperienze fatte in altri Paesi - ha detto Federico Spandonaro, economista dell’Università Tor Vergata di Roma - che non sempre possono essere declinate alla nostra realtà. Dobbiamo acquisire dati, capire in quale posizione si colloca l’Italia nel panorama Europeo e ipotizzare degli incentivi da dare agli ospedali affinché mettano in opera i programmi di prevenzione".
Il fenomeno delle ICA in Italia, costituisce la sesta causa di richiesta di risarcimento (in fortissima crescita) e la quarta causa per dimensione rimborsi. Una crisi sanitaria che richiede attenzione, conoscenza e acquisizione dati, soprattutto nel nostro Paese, soluzioni tecnologiche innovative e grande adesione ai programmi di prevenzione e controllo. Non si tratta più e solo di infezioni nosocomiali ma di infezioni che il paziente acquisisce nel corso dell’assistenza sanitaria o di una degenza dal momento dell’accesso in ospedale o istituto di cura, al ritorno a casa. Il documento scientifico curato da MedTech Europe (Alliance di associazioni europee del settore delle tecnologie mediche) e pubblicato a livello europeo, è stato presentato in versione italiana da Assobiomedica al Forum di Arezzo “ Risk Menagement in sanità”, in una tavola rotonda organizzata da 3M.

"Il documento è un prezioso strumento per la conoscenza del fenomeno e delle soluzioni tecnologiche innovative - ha detto Davide Perego Responsabile Area Regulatory & Technology affairs di Assobiomedica - Per la prima volta vengono evidenziati due momenti importanti nel processo di acquisizione delle ICA: l’accesso in ospedale e il ritorno a casa. Due momenti dove il rischio di infezione nosocomiale è alto, soprattutto nella seconda fase, vista l’importanza dell’assistenza domiciliare come evidenziato dal nostro sistema sanitario. Il documento oltre a proporre un modello per combattere le infezioni, chiamato STEP - dice ancora Davide Perego - illustra tutte le procedure chirurgiche e diagnostiche ad alto rischio, il tipo di infezioni e i luoghi in cui queste si possono sviluppare. Per ognuna di queste tipologie sono illustrate le soluzioni tecnologiche, che il più delle volte sono buone pratiche comportamentali come il lavaggio delle mani, dispositivi di sicurezza, bonifica ambientale ecc. Procedure che hanno dimostrato di poter abbattere dal 40 al 60 per cento le infezioni da sito chirurgico (il 6% di tutti i pazienti sottoposti a chirurgia sviluppa una SSI), i giorni in reparti in terapia intensiva (un paziente con infezioni rimane 5-6 giorni in più) una riduzione del 60% delle ICA con tecniche di screening molecolari abbinate all’uso di antisettici".

"La scarsa conoscenza delle linee guida e dei protocolli sulla prevenzione - ha detto nel corso dell’ incontro, Tonino Aceti coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato - costituisce la maggiore criticità da noi rilevata in una indagine nazionale che presenteremo a giorni. Il rapporto- ha detto ancora Aceti- è stato effettuato in 11 regioni, 13 strutture ospedaliere, 150 reparti di degenza ,50 blocchi operatori, 250 pazienti e 250 operatori sanitari ed è per noi un progetto di punta. Non ci dispiacerebbe - ha sostenuto a Quotidiano Sanità l’esponente di Cittadinanzattiva - che il controllo e la prevenzione delle ICA diventasse uno degli indicatori di valutazione dell’operato dei Direttori Sanitari".
 
"Se fossero individuate e applicate tutte le linee di intervento per la prevenzione e per la protezione- dice Paolo Cappelli Marketin Menager della 3M Italia- dai nostri dati si potrebbe ottenere una riduzione dei costi pari a 1,2 milioni di euro per singolo ospedale e di 1,0 miliardi di euro per l’intero SSN( 0,8 per cento della spesa pubblica sanitaria) tenuto conto - sostiene ancora Cappelli - che il costo medio giornaliero di degenza si aggira sui 400-500 euro e che i giorni di degenza extra sono tra 15- 30 gg. Le soluzioni tecniche innovative ci sono e le industrie fanno la loro parte. Quello che noi chiediamo è che vi sia da parte del Ministero e delle Regioni una presa di coscienza della gravità del fenomeno e della sua dimensione con una seria raccolta dati per attuare a breve termine tutti quei provvedimenti volti alla riduzione delle ICA mantenendo alta l’efficienza e la qualità dei servizi, della loro sostenibilità economica soprattutto in tempo di crisi, per la sicurezza e la salute del paziente".
 
Emanuela Medi

28 novembre 2013
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