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Nove medici di famiglia su 10 si fidano dell’Enpam

Ma tra i camici bianchi c’è poca conoscenza delle regole previdenziali e anche se la pensione è attesa con positività, 2/3 dei medici sono preoccupati del trattamento economico pensionistico. È la fotografia scattata da un’indagine Empam-Fimmg presentata in occasione del 66° Congresso Fimmg-Metis in corso a Villasimius. Da cui emerge, inoltre, che più della metà dei medici si informa poco o niente di come l’Enpam amministra il patrimonio.

03 OTT - Tra i medici è considerevole la fiducia nell’Enpam: oltre il 55 %  afferma infatti di fidarsi ampiamente dell’Ente e un altro 33% non se la sente  comunque di esprimere sfiducia. Il fenomeno è ancora più evidente tra i medici di medicina generale: 9 su 10 esprimono sostanziale fiducia dell’amministrazione dell’Ente ed  il 54% si fida ampiamente.
È quanto emerge da un questionario in materia previdenziale, realizzato a maggio in collaborazione tra Centro Studi Fimmg ed Enpam, su un campione rappresentativo di oltre 2mila medici (il 71% degli intervistati ha un’età superiore ai 46 anni e il 12,9% è medico di medicina generale) estratti dal totale degli iscritti all’Ente e presentato durante il 66° Congresso nazionale Fimmg-Metis in corso a Villasimius.
Dalla ricerca risulta che nella categoria c’è poca conoscenza delle regole previdenziali: la metà dei medici ignora la possibilità di contribuire con versamenti facoltativi, solo il 5% è a conoscenza del sistema applicato al calcolo della pensione. Oltre la metà dei medici (il 64,9%) si informa poco o niente di come l’Enpam amministra il patrimonio. Un po’ più aggiornati i medici di medicina generale (il 53,9%) e gli over 66. Per i medici i contributi versati dovrebbero essere l’elemento di calcolo più importante per la definizione della pensione. Per 6 professionisti su 10 sarebbe accettabile un inasprimento delle penalizzazioni per il pre-pensionamento;

per quasi tutti inaccettabile invece mettere mano  su diritti acquisiti, in particolare su contributi già versati.
Dall’indagine emerge anche il quadro di una classe medica che, se pur ancora soddisfatta della propria attività professionale, lamenta difficoltà e disagio perle condizioni di lavoro, per i carichi burocratici a cui è sottoposta e per il profilo dei rapporti con il mondo delle istituzioni sanitarie. A soffrirne maggiormente i medici di medicina generale che dicono di essere “fortemente stressati” e insoddisfatti del rapporto con Asl e Regione (nel 38,8% dei casi).  Proprio lo stress e l’insoddisfazione lavorativa sono i motivi principali delle
richieste di pre-pensionamento soprattutto di medici di famiglia e pediatri di libera scelta. Migliori condizioni di lavoro e meno burocrazia potrebbero incoraggiare i professionisti ad andare avanti.
Dallo studio risulta inoltre che solo il 22,8% dei medici di medicina generale dichiara che quando andrà in pensione continuerà  a svolgere attività professionale. La pensione è comunque vista in modo positivo: per il 31,9% si ha più tempo per stare insieme alla famiglia e per il 27,2% di viaggiare. Anche se i 2/3 dei medici sono preoccupati del trattamento economico pensionistico solo il 30% è titolare di un fondo pensione o di una pensione integrativa. Il 53% ha invece un’assicurazione sulla vita. La metà dei medici vorrebbe informazioni dai sindacati di categoria per predisporre finanziamenti per il periodo post-lavorativo mentre oltre il 70% le vorrebbe dall’Enpam.
“Abbiamo sottoposto contemporaneamente lo stesso questionario ai medici di medicina generale iscritti alla Fimmg - dice Paolo Misericordia, responsabile del Centro Studi - dalle risposte emerge che il medico Fimmg è maggiormente informato sulle tematiche previdenziali, esprime una fiducia ancora più marcata nella gestione dell’Enpam ed è comunque più attento ad ottimizzare la propria tutela assicurativa ed integrazione previdenziale”.
 

03 ottobre 2011
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