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Ambulanze senza medico. Il caso Chiavenna: ecco come è andata realmente

14 DIC - Gentile Direttore,
nell’ambito della discussione sulla presenza o meno del medico a bordo dei mezzi di soccorso, che ha visto molteplici autorevoli contributi, si fa continuamente riferimento al caso della ragazza deceduta a Chiavenna lo scorso 24 ottobre, considerato un caso esemplare per dimostrare che senza medico a bordo (la ragazza è stata soccorsa da un Mezzo Sanitario di Base con soccorritori, un Mezzo di Soccorso Avanzato con soccorritore e infermiere, un elicottero HEMS) si provocano “danni irreparabili”.

Ci vediamo costretti, a questo punto, a proporre la ricostruzione di come sono andate realmente le cose; ricostruzione che peraltro è stata effettuata da AREU nell’immediatezza e trasmessa dall’Assessore alla Sanità di Regione Lombardia, Giulio Gallera.

E dunque:
• l’infermiere ha messo in atto tutte le manovre rianimatorie somministrando i farmaci adeguati sotto il controllo e la responsabilità del medico presente nella Sala Operativa di competenza. Le terapie sono le stesse che avrebbe praticato un medico rianimatore esperto. La “centralizzazione” verso il centro ospedaliero più idoneo è stata effettuata con l’elicottero;


• nella situazione di acuzie il percorso obbligato, per garantire alla paziente residuali possibilità di salvezza in relazione al quadro clinico-anamnestico estremamente compromesso, era pertanto la stabilizzazione sul posto e il trasferimento in elisoccorso presso un Centro di alta specializzazione con ECMO (Extra Corporeal Membrane Oxygenation).

Per concludere, e augurandoci che il triste caso della ragazza di Chiavenna non venga più citato a sproposito, confermiamo che:
• continueremo ad adottare, in presenza di casi simili, il medesimo approccio organizzativo, che offre al cittadino le migliori garanzie di sicurezza e adeguatezza dell’intervento;

• le possibilità di sopravvivenza dei pazienti critici soccorsi dal sistema dell’emergenza sono strettamente collegate alle modalità dell’intervento, garantita da una adeguata e complessa organizzazione, e non alla singola figura sanitaria che se ne fa carico. Su questa “qualità” dovrebbero secondo noi concentrarsi gli sforzi di tutti e le autorevoli discussioni.

Alberto Zoli
Direttore Generale Areu Lombardia


14 dicembre 2018
© Riproduzione riservata


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