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Trapianti. Italia, Spagna e Francia creano la South Transplant Alliance. Noi presidenti

Cooperare e integrare le attività delle agenzie dei trapianti dei Paesi dell’area mediterranea. Questo lo scopo del Network. Tra le priortià, sviluppare gli interventi “cross-over”, cioè tra donatori e riceventi che non sono né consanguinei né legati da vincoli affettivi. All’Italia spetta il primo triennio di presidenza.

01 OTT - È stato sancita oggi a Roma, con la firma di un “Memorandum of Understanding” nella sede dell’Istituto Superiore di Sanità, la nascita della South Transplant Alliance, la rete mediterranea trapianti formata da Italia, Spagna e Francia per realizzare una cooperazione formale tra gli organismi competenti per la donazione ed il trapianto di sostanze di origine umana (organi, tessuti e cellule ematopoietiche) nei paesi dell’area Sud Occidentale dell’Europa.

L’idea scaturisce dall’interesse dei tre Paesi di trovare soluzioni condivise per le stesse problematiche e di individuare una strategia comune internazionale per promuovere le attività di donazione e trapianto. Partendo da basi già forti e condivise. “Il Centro Nazionale Trapianti (Italia), l'Agence de la Biomedecine (Francia) e la Organizacion Nacional de Transplante (Spagna) – ha spiegato il direttore del Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa – condividono, nel settore della donazione e trapianto, principi etici, di operatività, di trasparenza, di valutazione e di evidenza in tutte le fasi del processo. Inoltre hanno un sistema organizzativo e regolamentare simile, a partire dal fatto di essere organismi pubblici, a differenza di quanto avviene nella maggior parte degli altri Paesi, dove il sistema è governato da organizzazioni private”. L’accordo diventa tanto più importante alla luce dell'imminente recepimento da parte degli Stati Membri della Direttiva Europea 53/2010 sulla qualità e sicurezza nella donazione e trapianto di organi, che rende particolarmente necessario lo sviluppo di strategie comuni tra le organizzazioni nazionali.


All’Italia, peraltro, è stata affidata la presidenza dell’Alleanza per questo primo triennio di attività. La presidenza spetterà poi agli altri due Paesi, in un sistema di rotazione che vuole sottolinea l’assoluta collaborazione paritaria tra i tre sistemi nazionali. “Siamo davvero onorati della presidenza della South Transplant Alliance – ha dichiarato Nanni Costa, che da oggi è dunque presidente dell’Alleanza –. Averla assegnata all’Italia è anche un riconoscimento del lavoro svolto sino ad oggi che ha portato il sistema trapianti ad essere un’eccellenza della sanità italiana e un punto di riferimento internazionale”.

Ma in cosa si concretizzerà l’azione del South Transplant Alliance? Le attività di cooperazione tra i Paesi partner comprenderanno l’implementazione del programma di donazione di rene cross-over, le donazioni internazionali per i pazienti di difficile trapiantabilità, la promozione della cultura della donazione alla formazione condivisa degli operatori del settore, l’organizzazione di audit sulle attività dei centri al fine di condividere i sistemi di controllo della rete trapiantologica, la riflessione comune sui tempi della bioetica e alla valutazione delle attività di prelievo e trapianto, la trasparenza e la qualità dei processi e gestione comune delle urgenze.

Un particolare impegno sarà poi profuso nella cooperazione con le nazioni emergenti del Mediterranean Transplant Network e del Council of Europe. Una grande speranza delle tre nazioni promotrici, in questo senso, è che la South Transplant Alliance si allarghi il più possibile e che porti allo sviluppo di collaborazioni con i paesi dell’area del Mediterraneo, del Mar Nero e della penisola balcanica.

“Siamo orgogliosi di assistere oggi alla firma di questo Memorandum”, ha affermato Monica Bettoni, direttore generale dell’Iss ricordando che “nel 1999, quando nacque il Centro Nazionale trapianti, la cultura e il sistema della donazione-trapianto in Italia era bassa e non organizzata. In 10 anni la realtà è completamente cambiata e oggi l’Italia, con la Spagna e la Francia, è all’avanguardia in questo settore. E l’Alleanza – ha concluso Bettoni – sarà sicuramente un’esperienza che verrà guardata e presa a modello anche dagli altri Paesi Europei”.

Concetti ribaditi anche dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, che ha parlato alla platea dei trapiantologi attraverso un video-messaggio. Balduzzi ha espresso “concreta simpatia e grande gioia per l’accordo che riconosce l’eccellenza italiana nel settore dei trapianti e che darà grandi risultati. Un accordo e un percorso – ha aggiunto il ministro – che confermato la bontà della scelta di costituire il Centro nazionale trapianti e la grande attenzione che il Governo italiano ha nei confronti del settore e del recepimento delle direttive europee in materia. Ma soprattutto che – ha sottolineato Balduzzi . confermano la bontà di incentrare il nostro sistema sui pazienti e su una condizione che non è solo sanitaria, ma esistenziale”.

“Le ragioni che hanno mosso la Spagna all’accordo con Italia e Francia sono molteplici: non v’è dubbio che la prossimità territoriale e la similitudine di modello di sistema di donazione e trapianto siano un elemento di coesione”, ha dichiarato Rafael Matesanz, Direttore dell’Organización Nacional de Trasplantes spagnola. “Le donazioni da cadavere anche in Spagna, Paese da sempre all’avanguardia, hanno raggiunto un plateau. Siamo alla ricerca di nuove vie per garantire ai pazienti di poter accedere ad una cura che, in alcuni casi, è salvavita. Possiamo imparare molto gli uni dagli altri”, ha sottolineato Matesanz.

L’intento, come ha sottolineato Emmanuelle Prada Bordenave, direttore dell’Agence Fançaise De Bio médecine, è quello di “unire le forze e progredire insieme. Ma se vogliamo migliorare, dobbiamo imparare”.

Da oggi, insomma, si muovono i primi passi che porteranno allo sviluppo di un gruppo di operatori del settore internazionale che, con il tempo, condividerà prassi e management. “Intanto cominciamo con la formazione”, ha aggiunto Karim Laouabdia, dell’Agenzia francese. “L’Agénce de la biomedicine è già attrezzata per fare formazione a distanza. Sul nostro sito gli operatori della rete francese possono seguire corsi di aggiornamento e approfondimento. Intendiamo condividere la nostra expertise con Italia e Spagna – conclude Laouabdia - e arricchirci grazie anche all’esperienza dei nostri partner in tema di formazione”.

01 ottobre 2012
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