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Cancro. Ritardi inaccettabili nella disponibilità dei nuovi farmaci. In alcune Regioni si possono attendere anche 50 mesi

La denuncia oggi in un convegno alla Camera promosso da Aiom, Sie e Favo. Di fatti inapplicata la legge dei “100” giorni voluta da Lorenzin per accelerare la messa in commercio dei nuovi medicinali per le patologie gravi. In Italia ogni anno 366mila nuove diagnosi ma la sopravvivenza a 5 anni continua ad aumentare. IL DOCUMENTO.

30 GEN - Sono farmaci salvavita, ma non per tutti i malati di tumore, costretti - in alcune regioni - ad aspettare dai 36-50 mesi prima che una terapia innovativa, già approvata dal’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), sia loro  accessibile. Servono tempi certi, l’applicazione  della legge sui 100 giorni e l’accesso a tutti i farmaci salvavita e non solo a quelli considerati innovativi.
 
E’ quanto chiedono l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la Società Italiana di Ematologia (SIE) e la Federazione  Italiana delle Associazioni di Volontariato (FAVO), in un documento programmatico presentato alla Commissione Igiene e Sanità del Senato e alla Commissione Affari Sociali della Camera, illustrato stamane al convegno nazionale “Farmaco e sostenibilità nella cura del paziente oncologico”, che si è svolto alla Camera dei Deputati.
 
La grave situazione era stata denunciata già due anni fa in una indagine dell’AIOM sui tempi e sulle procedure di accesso ai farmaci, che aveva evidenziato una forte disparità tra le stesse regioni dotate di Prontuario Terapeutico regionale  e quelle che ne erano sprovviste.  Un farmaco ospedaliero infatti, prima di essere disponibile nelle strutture sul territorio, deve essere valutato da commissioni che se non possono non inserire molecole non autorizzate, ma possono escluderle anche se approvate dall’AIFA o ritardarne l’accesso.

 
Tempi lunghi anche per l’AIFA che  oltre a recepire le autorizzazioni dell’EMA ( European Medicines  Agency), deve valutare la rimborsabilità della molecola, deciderne  il regime di dispensazione (fascia A,C,H) e  negoziare il prezzo con il produttore. “Bisogna eliminare - dice  a Quotidiano Sanità, Stefano Cascinu, presidente AIOM - le varie commissioni regionali che non sono altro che inutili duplicati dell’EMA e dell’AIFA, ma il problema riguarda anche il legislatore che dovrà rimettere mano al decreto Balduzzi per  definire meglio quali sono questi farmaci, a quali criteri rispondono e come possono essere somministrati”.
 
“Il problema dell’accesso ai farmaci - ha ricordato Pierpaolo Vargiu, presidente della Commissione  Affari Sociali della Camera - chiama in causa la politica che deve fare scelte coraggiose. Nel nostro Paese sta saltando la garanzia dei LEA uguali per tutti ed è a rischio la stessa universalità ed equità del nostro sistema sanitario”.
 
“Bisogna fare uno stretto monitoraggio - ricorda il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione Insieme contro il cancro - dei famosi 100 giorni per la valutazione dei dossier da parte dell’AIFA. Una norma voluta dal Ministro della Salute Lorenzin che attualmente non sembra applicata né applicabile. Chiediamo che il Parlamento si attivi anche attraverso un Sindacato Ispettivo. Altrimenti vanno fissati termini diversi”.
 
Per il prof. Francesco De Lorenzo,  presidente FAVO, il decreto Balduzzi aveva avuto il merito di voler eliminare inaccettabili differenze regionali, ma la sua mancata applicazione dipese anche da una interpretazione limitativa del concetto di innovatività da parte dell’Agenzia Italiana del farmaco che di fatto non attribuiva questo requisito ai farmaci salvavita già in commercio. “Ancora oggi - dice De Lorenzo- esiste molta confusione tra  farmaco  oncologico salvavita e farmaco oncologico innovativo per questo è necessaria maggiore chiarezza”.
 
Nel nostro Paese 2 milioni e 800mila persone vivono con una diagnosi di tumore, i nuovi casi registrati di  tumore maligno, nel 2013 sono stati 366mila , con una incidenza ridotta dal Nord al Sud, ma è aumentata la sopravvivenza a 5 anni per i tumori del colon-retto, mammella femminile e prostata. Nella classe di età adulta ( 50-69 anni) sono diagnosticati quasi il 39% del totale dei tumori. Tra gli uomini i più frequenti sono il cancro della prostata ( 23%), del colon retto ( 15%), del polmone (14%), della vescica e dello stomaco. Tra le donne, al primo posto si trovano le neoplasie della mammella( 36%), del colon retto (36%), seguiti dal colon retto, corpo dell’utero, polmone e tiroide.
 
Ma non si tratta solo di numeri. “Gli oncologi – dice ancora Cascinu - devono fare i conti con la sostenibilità del sistema sanitario. I farmaci oncologici costano e molto e giustamente l’AIFA ha trovato il modo per ridurne l’impatto economico attraverso valutazioni e criteri molto più appropriati rispetto all’EMA. Noi pensiamo che applicando il criterio dell’appropriatezza si possono ridurre i costi e rendere più efficiente l’organizzazione”.
 
“Come azienda farmaceutica – dice il dott  Luigi Boano,  General  Manager Novartis Oncology Italia stiamo concentrando i nostri sforzi sui marcatori biologici che permettano di  sapere in anticipo quali  pazienti possono trarre giovamento dai nuovi trattamenti  .Devo ricordare che l’Italia è la nazione al mondo più evoluta sui costi dei farmaci oncologici in quanto l’azienda farmaceutica viene remunerata solo sul successo  di questi farmaci. In caso di fallimento tutti i costi vengono restituiti agli ospedali”.
 
Emanuela Medi

30 gennaio 2014
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