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Neonati. Il caffè riduce l’insufficienza renale acuta

Dare caffè ai neonati con un peso molto basso (Vlbw, inferiore ai 1.500 grammi) potrebbe ridurre il rischio di sviluppare insufficienza renale acuta (Aki), secondo uno studio retrospettivo americano pubblicato sul ‘Journal of Pediatrics’.

11 MAR - (Reuters Health) - “La caffeina, un rimedio sicuro e ben tollerato usato nelle cure neonatali intensive per trattare l’apnea della prematurità, potrebbe anche contribuire a ridurre il rischio di Aki – spiega Jennifer Charlton della University of Virginia di Charlottesville e autrice senior del lavoro – La nostra ricerca è unica perché è la prima che guarda agli effetti renali della caffeina. Sebbene non possiamo dimostrare che la sostanza da sola spieghi la protezione contro l’Aki, possiamo affermare che la caffeina è associata con la protezione contro la patologia”,
 
Lo studio retrospettivo
Charlton e colleghi hanno analizzato retrospettivamente le cartelle cliniche di 140 neonati con Vlbw, che pesavano meno di 1.500 grammi alla nascita e che di conseguenza erano stati ricoverati per circa 15 mesi nell’unità di terapia intensiva neonatale. I ricercatori hanno escluso i piccoli morti entro i due giorni di vita e quelli ricoverati oltre i due giorni di età. Separatamente gli esperti hanno analizzato un sottogruppo di 44 neonati sottoposti a ventilazione artificiale prolungata durante i loro primi sette giorni di vita. Complessivamente, è stata data caffeina al 72,1% dei pazienti e al 54,5% di quelli con il supporto di respirazione artificiale. L’Aki si è verificata meno di frequente in chi ha ricevuto la sostanza rispetto a chi non l’ha presa (17,8% contro il 43,6% in tutti i pazienti, 29,2% contro il 75% in quelli sottoposti a ventilazione artificiale). “Negli ultimi anni, il nostro gruppo ha creato un grande database dei neonati con peso molto basso per valutare la prevalenza di insufficienza renale acuta in questo gruppo vulnerabile – spiega Charlton – L’Aki è abbastanza comune nei bambini ricoverati nell’unità di terapia intensiva neonatale. Abbiamo osservato che oltre il 40% dei bimbi Vlbw soffre della patologia. Non esistono trattamenti una volta che la malattia si è sviluppata, quindi il nostro obiettivo è prevenirla”.


I commenti
Tre nefrologi non coinvolti nel lavoro hanno raccomandato ulteriori studi. Vimal Chadha, nefrologo pediatrico al Children’s Mercy Hospital di Kansas City (Missouri) spiega che “questi risultati sono incoraggianti, anche se si dovrebbe evidenziare che la riduzione del rischio è stata registrata solo nelle forme lievi di Aki. Inoltre, gli scienziati non hanno fornito alcuna informazione sull’impatto dei risultati del loro studio sull’esito finale di questi bambini. I dati devono essere valutati in altri centri per determinare se i risultati possono essere replicati”.
 
Ravi Patel Mangal, assistente professore di pediatria alla Emory University School of Medicine di Atlanta, in Georgia, afferma che “un gran numero di bambini nello studio, in particolare quelli con il supporto respiratorio, non hanno ricevuto la caffeina. Ciò solleva domande sul perché questi bimbi non hanno avuto la sostanza e come questo può aver influito sui risultati. La riduzione del danno renale associato all’uso di caffeina è inoltre stato osservato solo con la forma più lieve di Aki, come gli stessi autori riconoscono. Poiché le definizioni di danno renale utilizzate nel lavoro sono state adattate a partire da quelle di bambini più grandi e degli adulti”, per l’esperto potrebbero non essere “clinicamente significative per i neonati prematuri “.
 
Per Prasad Devarajan, direttore di nefrologia e ipertensione al Cincinnati Children’s Hospital Medical Center in Ohio “questa è una nuova scoperta promettente, che deve essere esaminata più attentamente in altre coorti retrospettive di grandi dimensioni. Se confermati, questi risultati richiedono un futuro studio clinico randomizzato”. “Se la caffeina dimostrasse di proteggere contro l’Aki in uno studio clinico randomizzato, per la prima volta potremmo avere un farmaco sicuro ed efficace per prevenire la patologia”, conclude Charlton. Resta da capire se l’ipotetico farmaco proteggerebbe anche contro lo sviluppo della malattia renale cronica.

Fonte: ‘Journal of Pediatrics’

Lorraine L. Janeczko

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

11 marzo 2016
© Riproduzione riservata


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