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Cancro. Dal Giappone arrivano le cellule killer. Potrebbero essere l’arma letale per combattere il cancro dall’interno colpendo le cellule tumorali

La vecchia chimera della ‘pallottola magica’ contro i tumori sembra prendere corpo in una nuova linea cellulare detta HOZOT, prodotta a partire dai linfociti T del sangue del cordone ombelicale e specializzata nella distruzione delle cellule tumorali. Le cellule killer si insinuano all’interno delle cellule tumorali (fenomeno cell-in-cell) e le distruggono da dentro. E per renderle ancora più mortali si possono ‘armare’ con delle terapie biologiche, quali virus oncolitici, che non lasciano scampo al tumore. Il lavoro dell'Università di Okayama è pubbliato su Scientific Reports

27 GEN - Portare i farmaci direttamente al cuore delle cellule tumorali, risparmiando quelle sane circostanti ed evitando fenomeni di tossicità sistemica è l’obiettivo della terapia oncologica del futuro. E con questa idea in mente si stanno percorrendo vari filoni di ricerca. Ci si è provato in passato con delle tecniche basate sulle cellule staminali, che al più però riescono a rilasciare i farmaci a livello del tessuto stromale dei tumori, senza riuscire ad arrivare al cuore delle cellule e rendendo così il trattamento meno efficace. 
 
Uno dei metodi più recenti e molto promettente è quello che utilizza le cosiddette cellule HOZOT, linee cellulari create coltivando ‘fianco a fianco’ linfociti T da sangue del cordone ombelicale con cellule stromali di ratto.
 
Caratteristica peculiare delle cellule HOZOT è quella di riconoscere le cellule tumorali e di infilarcisi dentro, realizzando il cosiddetto fenomeno ‘cellula-nella-cellula’ che consente di distruggere in maniera selettiva le cellule del tumore (non sono tossiche per le cellule normali). Questo ha fatto balenare ad un gruppo di ricercatori dell’Università di Okayama (Giappone) l’idea di sfruttare le cellule HOZOT come carrier di biologici (quali i virus oncolitici) da veicolare direttamente nel tumore, allo scopo di combatterlo letteralmente dall’interno e di uccidere con precisione ‘chirurgica’ le sue cellule.

 
Il fenomeno ‘cell-in-cell’ si verifica abitualmente nel corpo umano anche in condizioni fisiologiche ed è paradossalmente sfruttato anche dalle cellule tumorali per invadere le cellule del sistema immunitario.
 
Toshiyoshi Fujiwarae collaboratori dell’Università di Okayama sono riusciti a sfruttare questo fenomeno per realizzare un sistema anti-tumorale che utilizza una linea particolare di cellule HOZOT ‘caricate’ con un adenovirus oncolitico (OBP-401/F35) per potenziarne le capacità distruttive nei confronti del tumore. Questa linea cellulare è stata sperimentata in vitro contro diverse cellule tumorali umane, poi in alcuni topi portatori di tumori, ottenendo nel primo caso la distruzione delle cellule tumorali in vitro e nel secondo esperimento un prolungamento della sopravvivenza degli animali.
 
Inserire un virus oncolitico all’interno dei queste cellule ‘natural born killer’ ha inoltre anche un altro vantaggio, quello di nasconderlo al sistema immunitario dell’ospite che lo distruggerebbe. Inoltre, i pazienti già sottoposti a trattamenti basati su vettori virali, finiscono con lo sviluppare una certa risposta immunitaria contro gli adenovirus; problema anche in questo caso superato dal fatto che il virus è protetto e nascosto all’interno della cellula HOZOT, dunque ‘invisibile’ al sistema immunitario dell’ospite.
 
Il fenomeno peculiare cell-in-cell  delle cellule HOZOT caricate di virus oncolitico – commentano gli autori dello studio pubblicato su Scientific Reports - fornisce una piattaforma per far arrivare in maniera selettiva dei biologici all’interno delle cellule tumorali umane, una risorsa che potrebbe trovare applicazione nel trattamento di molti tumori umani”.
Nei piani futuri del gruppo di ricerca giapponese c’è l’idea di utilizzare questa strategia in associazione con l’immunoterapia nei pazienti oncologici.
 
Molto interessante è la possibile applicazione nei pazienti con carcinosi peritoneale, una delle più frequenti cause di mortalità nei pazienti oncologici e per la quale non esistono al momento trattamenti codificati. Lo stesso gruppo di ricerca giapponese, autore del lavoro su Scientific Reports, ha di recente pubblicato un’esperienza di somministrazione intraperitoneale di OBP-301 associato a cisplatino che è riuscita a sopprimere in maniera efficace la disseminazione peritoneale di cellule di cancro dell’ovaio in vivo. Una strategia terapeutica che può tuttavia essere inficiata dallo sviluppo di risposte immunologiche locali e dalla neutralizzazione anticorpo-mediata del virus.
 
Problemi che potrebbero essere superati dal ricorso alle cellule HOZOT caricate di virus oncologico, come è stato fatto in quest’ultimo esperimento. La somministrazione intraperitoneale di cellule HOZOT caricate di 410/F35 è infatti riuscita a sopprimere in maniera significativa al formazione in vitro di sfere tumorali (che mimano i noduli tumorali disseminati) e a inibire la disseminazione peritoneale del tumore, allungando in questo modo la sopravvivenza degli animali da esperimento.
 
Le cellule HOZOT allogeniche possono tuttavia indurre una risposta immunitaria nei pazienti oncologici.
Ma anche questo scoglio potrebbe essere presto superato. I ricercatori giapponesi fanno infatti sapere si essere di recente riusciti a creare delle linee cellulari HOZOT-like a partire da linfociti T periferici dello stesso paziente, che mostrano un’attività cell-in-cell simile a quella delle cellule HOZOT ‘doc’.
 
Maria Rita Montebelli

27 gennaio 2017
© Riproduzione riservata


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