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Antimicrobial Stewardship. La ricetta dell’Emilia-Romagna: “Condivisione con i professionisti” 

L’esperienza ormai ventennale in questo campo è il bagaglio con cui la Regione si presenta per il nuovo PNCAR 2017-2020. I dettagli nella nuova tappa del viaggio di Qotidiano Sanità alla ricerca delle best practice regionali sul tema, progetto realizzato con il sostegno di MSD

10 GEN - Lavorare in rete con i professionisti, in una logica di condivisione e partecipazione costanti, per un uso prudente degli antibiotici e parallelamente puntare ad un’azione incisiva di contrasto delle infezioni, perché per arrivare all’obiettivo di una riduzione delle resistenze è necessario agire con entrambi questi strumenti.

Questo il messaggio che sintetizza al meglio le azioni introdotte dalla Regione Emilia-Romagna a partire dal 2000 nel campo dell’antimicrobico resistenza che sono emerse nel corso dell’incontro che Quotidiano Sanità, con il sostegno di MSD, ha voluto per realizzare un approfondimento sulle azioni intraprese nelle diverse realtà territoriali del nostro Paese, vista anche l’adozione del PNCAR 2017-20120.

Per rispondere ai nostri quesiti, abbiamo intervistato Maria Luisa Moro, Direttore dell’Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale, Annamaria Marata, Direttore Farmaceutica Regione Emilia-Romagna, Mario Sarti, Microbiologo del Dipartimento Interaziendale di Modena, Pierluigi Viale, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Unibo, Federico Marchetti, Direttore Pediatria dell’Ospedale di Ravenna e Simona Di Mario della Regione Emilia Romagna, Pietro Ragni, Risk manager AUSL Reggio Emilia, Grazia Antonella Tura, infermiera esperta igiene delle mani, Carlo Biagetti, Responsabile SPIAR AUSL Romagna e Giuseppe Diegoli, veterinario del Servizio di Prevenzione regionale.


Dal punto di vista normativo sono da segnalare le “Linee di indirizzo alle Aziende per la gestione del rischio infettivo: infezioni correlate all’assistenza e uso responsabile di antibiotici” adottate nel 2014 dalla Regione, che costituiscono la cornice di riferimento sul versante gestionale-organizzativo per combattere in maniera efficace le infezioni correlate all’assistenza e l’antibiotica resistenza. Grazie a queste sono stati creati programmi integrati di controllo delle ICA e contestualmente di antimicrobial stewardship che riguardano non solo gli ambiti ospedalieri, ma anche quelli territoriali e sociosanitari.

Altro pilastro su cui si è puntato in questi anni, come ha ricordato Marialuisa Moro che in quanto Direttore dell’Agenzia regionale ha il ruolo di coordinamento di tutte le azioni messe in campo dalla regione su questa materia, è stato la costruzione di un sistema di monitoraggio e di flussi informativi molto dettagliati, con indicatori specifici dedicati al consumo di antibiotici, un sistema di sorveglianza sull’antibiotico resistenza e sulle infezioni del sito chirurgico. Importanti sono state anche le azioni di informazione verso la popolazione e di formazione verso i professionisti.
Questa la fotografia dell’armamentario utilizzato da anni in Emilia-Romagna, che sarà certamente un’ottima base di partenza per l’ulteriore implementazione del PNCAR 2017-2020.

Parlando di dati, i risultati delle rilevazioni relative alle resistenze agli antibiotici nel periodo 2010-2017 mostrano una stabilizzazione delle percentuali e in alcuni casi una riduzione di questi indicatori, in particolare per i principali microrganismi Gram negativi e per Staphilococcus aureus. Sul versante del consumo di antibiotici sistemici in ambito territoriale è da evidenziare nel 2017 il minor tasso di consumo degli ultimi 8 anni con un decremento del 16% rispetto al 2010, che va di pari passo con una riduzione in ambito ospedaliero pari al 2,8%.

Parlando di utilizzo di farmaci, invece, di particolare interesse è la policy adottata per l’introduzione dei nuovi antibiotici che stanno entrando a far parte dell’armamentario terapeutico. Dare ad ogni farmaco il giusto posto in terapia è la formula indicata da Annamaria Marata per descrivere l’approccio portato avanti dalla Regione Emilia-Romagna. L’arrivo di nuovi farmaci va di pari passo con la definizione di regole adottate in piena condivisione con i clinici per definire il loro utilizzo. Raccomandazioni, non obblighi, che individuano scelte strategiche concertate con i professionisti. Obiettivo regionale è quello di spendere al meglio tutte le risorse economiche a disposizione cercando di farlo in modo appropriato.

Da segnalare, ancora, la specificità emiliano-romagnola, evidenziata da Mario Sarti, che riguarda la rete delle microbiologie. Un servizio che grazie ai criteri di accreditamento regionale, rendono l’Emilia-Romagna l’unica realtà italiana con emoculture realizzate h24 e con tutti i laboratori attivi 7 giorni su 7.

È stato, poi, Pierluigi Viale a sottolineare come l’antimibrobial stewardship debba costituire un’azione sistemica inserita all’interno di tutto il sistema sanitario. Ed in questo quadro è la struttura ospedaliera di eccellenza che deve portare avanti il compito di fare ricerca e sperimentazione, ponendosi come traguardo quello di individuare soprattutto il giusto tempo di trattamento per ogni paziente, mirando ad accorciare i tempi della terapia.
Ulteriore punto di eccellenza delle azioni implementate è il progetto ProBA (Progetto Bambini Antibiotici), iniziato nel 2005, che ha puntato ad una migliore appropriatezza prescrittiva in ambito pediatrico e alla riduzione delle resistenze. I risultati, illustrati da Federico Marchetti e Simona Di Mario, sono stati notevoli, con una riduzione di circa il 40% dal 2009 al 2017 nella prescrizione di antibiotici sistemici, frutto di un pieno coinvolgimento da parte dei pediatri. Linee guida, formazione, accesso alla rete di dati comune, e una importante campagna di comunicazione multi-canale sono stati gli strumenti utilizzati per arrivare a questi dati.

Fiore all’occhiello per la regione è stato, poi, il riconoscimento assegnato nel 2015 all’Azienda Usl della Romagna che si è aggiudicata il Premio europeo dell’Oms sulla sicurezza del paziente grazie al progetto per migliorare l’igiene delle mani realizzato dall’Ospedale Infermi di Rimini.
Antibiotico resistenza non può, poi, non ricomprendere, secondo l’approccio one health, il versante della salute animale e del corretto utilizzo dei farmaci nella zootecnia. Anche in questo campo, come ha ricordato Giuseppe Diegoli, l’Emilia-Romagna si è distinta negli ultimi anni per la redazione di Linee guida dedicate che accompagnano il veterinario verso un utilizzo appropriato delle terapie, strumenti questi che sono divenuti riferimento a livello nazionale.

Da segnalare, infine, l’esperienza positiva nella gestione del rischio clinico della Ausl di Reggio Emilia e i risultati nel controllo dell’uso di antibiotici e dell’infection control della Ausl Romagna, entrambe caratterizzate dallo spirito di lavoro in team e dalla condivisione della responsabilità da parte di tutti i professionisti, perché “lavorare con il collega ti aiuta a fare meglio”.

10 gennaio 2019
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