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Referendum e “sistema Conferenze”. Ecco i possibili scenari di sviluppo in caso di vittoria del “Sì” o del “No”


Ad affrontare il tema è un documento approvato dalla Commissione parlamentare per le Questioni regionali. In caso di vittoria del "No", si suggerisce di affidare un ruolo maggiore alla Commissione per le questioni regionali, oltre a procedere ad una razionalizzazione del sistema delle conferenze tra Stato, Regioni ed Enti Locali. Se vincesse il "Sì", un ruolo di mediazione sarebbe svolto dal nuovo Senato, ma il sistema delle conferenze non si potrà ritenere superato. IL TESTO

28 OTT - Come mediare in maniera efficace il rapporto tra Stato e autonomie territoriali alla luce dei possibili nuovi scenari di sviluppo della riforma costituzionale? Ad affrontare la questione è un documento approvato dalla Commissione parlamentare per le Questioni, regionali varato al termine di una indagine conoscitiva durata mesi e con molte audizioni. Nel testo si affrontano i due scenari possibili alla luce dell'esito referendario del prossimo 4 dicembre.
 
In caso di vittoria del "No", un ruolo di maggior rilievo dovrebbe essere attribuito alla Commissione parlamentare per le questioni regionali. Una "commissione integrata potrebbe poi divenire il punto di riferimento per valorizzare il rapporto tra conferenze (anche orizzontali) e Parlamento", si legge nel documento. In questo modo, inoltre, si potrebbe migliorare la situazione legata all'annoso problema del contenzioso Stato Regioni. Un secondo intervento che si renderebbe necessario è la "razionalizzazione del ‘sistema delle conferenze’, mai adeguato alla riforma del titolo V". In tal senso, si suggerisce nel testo, si potrebbero riprendere proposte di semplificazione già avanzate nel corso degli anni come "l’istituzione di una Conferenza unica, articolata in una sede plenaria e in due distinte sezioni (regionale e locale)".

 
Si potrebbe anche ipotizzare "una co-Presidenza ed assicurando una maggiore partecipazione degli enti territoriali alla formazione dell’ordine del giorno" e "gli atti di natura più squisitamente tecnica potrebbero essere esaminati adottando iter specifici semplificati, quale quello attualmente riservato alla materia agricoltura, con riferimento alla quale opera efficacemente il Comitato tecnico permanente di coordinamento, istituito già nel dicembre 1997".

Sotto diverso profilo, si registra l’assenza di una vera sede politica in cui il Governo nazionale e gli Esecutivi territoriali si confrontino sulle grandi scelte strategiche per il Paese. È stata in proposito proposta l’istituzione di una Conferenza degli esecutivi, composta dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, che si riunisca una o due volte l’anno per delineare un’agenda politica condivisa tra Governo centrale e territori.
 
Nel secondo scenario, quello legato ad una modifica della Costituzione con la vittoria del "Sì", In questo contesto il nuovo Senato funzionerà quanto più riuscirà a divenire sede di composizione degli interessi nazionali e dei territori, in quell’ottica di leale collaborazione che costituisce principio fondativo dei rapporti tra Stato ed autonomie. Per far questo sarà fondamentale la presenza al suo interno dei presidenti di Regione. 
 
"La funzione essenziale del nuovo Senato è costituita dal raccordo tra lo Stato e gli enti territoriali, funzione di raccordo che allo stato risulta in massima parte affidata al ‘sistema delle conferenze’. Il ‘sistema delle conferenze’ ha infatti finora svolto un ruolo di supplenza all’assenza di una sede parlamentare di confronto e mediazione tra centro ed autonomie. Il rapporto tra Senato e conferenze diviene dunque centrale nel nuovo assetto istituzionale", si legge nel documento approvato.
 
Ad ogni modo, secondo il parere della commissione, il ‘sistema della conferenze’ non potrà ritenersi superato dalla riforma costituzionale. La molteplicità di funzioni svolte fa sì che molti compiti delle attuali conferenze, soprattutto quelli meramente amministrativi e tecnici, non possano essere trasferiti al nuovo Senato. In particolare, mal si prestano ad essere trasferite ad un ramo del Parlamento quale è il Senato, le procedure di carattere negoziale che tipicamente sfociano nelle intese o negli accordi.
 
Il ‘sistema delle conferenze’ non potrà dunque essere soppresso ma dovrà essere ampiamente rivisitato alla luce delle modifiche apportate dalla riforma dell titolo V che segnano nel loro complesso un riaccentramento delle competenze. Per l’individuazione delle funzioni attribuite alle conferenze che devono essere traslate al nuovo Senato, è stata proposta la tradizionale distinzione tra funzioni di carattere legislativo e funzioni di carattere amministrativo: le prime dovrebbero essere trasferite al Senato, mentre le seconde resterebbero di competenza delle conferenze.
 
Dalla commissione si segnala, però, come il riferimento alle funzioni di carattere amministrativo non sembrerebbe sufficiente per tracciare una linea di demarcazione. Queste funzioni riguardano un ambito vastissimo di atti, spaziando da decisioni di assoluto rilievo politico direttamente incidenti sulla vita dei cittadini (basti pensare al Patto per la salute) alla partecipazione ad atti di carattere microsettoriale o riferiti a singoli enti. In tal caso gli atti di maggior rilievo politico, in cui si concretano scelte o indirizzi che incidono sui diritti dei cittadini o sulla vita economica del Paese (si pensi ai grandi piani infrastrutturali, al già citato Patto per la salute, ai piani sociali di rilievo nazionale) dovrebbero essere riservati alla sede parlamentare e quindi al Senato. "In questa sede potrà inoltre essere garantita la necessaria trasparenza degli atti e delle procedure, spesso carente nell’ambito delle conferenze", si suggerisce.
 
Dall’indagine conoscitiva sono emersi molti spunti che inducono a puntare su una sinergia tra il nuovo Senato e le conferenze. Al fine di realizzare questa sinergia, possono prospettarsi due diverse soluzioni, suscettibili anche di operare congiuntamente. In primo luogo, potrebbe essere riconosciuta in Senato la presenza degli esecutivi regionali, prevedendo la partecipazione, oltre che del rappresentante del Governo nazionale anche di un rappresentante dei Governi regionali, espresso dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. 
 
In secondo luogo, appare condivisibile l’idea di una istituzionalizzazione dei rapporti tra Senato e conferenze, da realizzare anche, nella sua forma più compiuta, con l’incardinamento delle stesse presso il Senato. Questo richiederebbe, per le conferenze intergovernative, l’adeguamento della legislazione in materia, che dovrebbe operare una razionalizzazione delle stesse ed il superamento del loro incardinamento presso la Presidenza del Consiglio.
 
Giovanni Rodriquez

28 ottobre 2016
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