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Speranza in Parlamento: “Con le nostre scelte salvate migliaia di vite, ora non dividiamoci perché non siamo ancora al riparo dal virus”. Misure di prevenzione prorogate al 31 luglio


Lo ha detto oggi il ministro della Salute intervenendo prima al Senato e poi alla Camera dove ha anticipato anche le grandi linee del nuovo Dpcm che sarà varato stasera dal Governo. Ora impegnati su quattro fronti principali: vaccino, ospedali Covid, personale e territorio e scuola. Quattro sfide da vincere. Mentre sulla proroga dello stato di emergenza ribadisce: "non è stato ancora deciso nulla, ma è certo che la fase di emergenza non è terminata e archiviata". L’INTERVENTO INTEGRALE.

14 LUG - “Il 31 maggio, quando l’Italia era già nella fase di uscita dal lockdown, nel mondo avevamo 5.934.936 contagiati e 367.166 deceduti. Oggi a distanza di circa 40 giorni i contagiati hanno superato la soglia dei 13 milioni, sono dunque più che raddoppiati, ed i deceduti, oramai, sono, tragicamente, oltre il mezzo milione”, i numeri li ha dati oggi il ministro della Salute Roberto Speranza durante le sue comunicazioni al Parlamento sull’andamento dell’epidemia Covid e sulle misure attuate e da attuare per contrastarla.
 
“Di fronte a questi fatti, a questi numeri impietosi è del tutto evidente che non possiamo abbassare la guardia. Non dividiamoci su questo. Vi prego”, ha detto il ministro rivolgendosi ai senatori nel primo pomeriggio e poi alla Camera in serata.
 
“Anche nella comunità scientifica – ha sottolineato Speranza - si dibatte legittimamente dinanzi ad un virus nuovo. Ma nessuno, lo ripeto nessuno, dice che non bisogna mettere le mascherine, che non bisogna rispettare la distanza minima di un metro e che non bisogna rispettare le norme igieniche, a partire dal lavaggio frequente delle mani. Tre semplici regole, ma essenziali che possono farci gestire questa fase di convivenza col virus”.

 
Perché, ha detto il ministro, “non facciamoci illusioni, non esiste il ‘rischio zero’ senza il vaccino”. Ma con le scelte fatte fino ad oggi, ha ricordato, “abbiamo salvato migliaia di vite umane in Italia, evitando che l’onda alta tracimasse anche nel mezzogiorno” e “chi ha fatto scelte differenti dalle nostre, chi si è affidato all’ipotesi dell’immunità di gregge, sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane ed è ancora pienamente dentro la tempesta”.
 
“Oggi noi siamo fuori dai giorni più drammatici della tempesta, navighiamo in un mare poco mosso, ma non siamo ancora in un porto sicuro. Non siamo al riparo e per due motivi tanto semplici quando evidenti”, ha aggiunto.
 
“Il primo. Il virus, anche se in forma ridotta e con una prevalenza di casi asintomatici, continua a circolare” e il secondo è che “siamo, oggettivamente, esposti al rischio di importare il Covid da italiani che tornano da viaggi all’estero o da cittadini di altri paesi che arrivano o transitano in Italia”.
 
“Sono rischi non teorici ma concreti – ha detto Speranza - che muovendoci con grande prudenza possiamo ridurre sensibilmente, ma mai azzerare del tutto”.
 
“Ecco perché dobbiamo muoverci, in ogni circostanza, ispirati dal principio di massima precauzione, non sottovalutando alcun segnale di pericolo e – aggiunge - sempre pronti ad intervenire in modo tempestivo e proporzionale alla evoluzione della situazione epidemiologica”.
 
Stato di emergenza. Speranza ha chiarito “al momento nessuna decisione è stata assunta” ma, ha sottolineato, “credo risulti evidente a tutti che io non consideri terminata e archiviata la fase di emergenza”. Il punto aperto è discutere di quali siano gli strumenti formali più adeguati per affrontarla.
 
La decisone sarà presa “con trasparenza, anche nel confronto con le camere” e saranno valutate “tutte le ipotesi in campo (nessuna al momento può essere esclusa), sia in termini di procedure e conseguenze giuridico amministrative, sia in termini di temporalità”, nella convinzione “che lo stato di emergenza non possa che essere legato ad un periodo eccezionale e limitato della vita del Paese”.
 
“Quello che ci preme è essere pronti. Non avere intoppi o ritardi. Poter essere tempestivi nelle procedure, come ad esempio le gare per i banchi o per i test sierologici in vista della riapertura delle scuole. Quello che non possiamo permetterci è non avere una macchina efficace e veloce per rispondere ad ogni evenienza.  Perché il rischio c’è e non si può non vederlo”, ha aggiunto.
 
“In questo quadro – ha detto ancora Speranza - il nostro obiettivo sarà garantire un giusto e proficuo equilibrio tra le preziose ed incomprimibili prerogative del parlamento e la urgente necessità di tutelare la salute pubblica”.
 
Il nuovo Dpcm. Speranza ha anticipato quali saranno le linee su cui si misurerà il nuovo Dpcm firmato da Giuseppe Conte (vedi testo e allegati 1 e 2) che sarà varato oggi a fronte della scadenza di quello varato l11 giugno scorso.
 
Il nuovo provvedimento prorogherà in primo luogo tutte le misure già in vigore fino al 31 luglio e in particolare Sepranza ha ricordato:
- Obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi
- Obbligo di rispettare i protocolli di sicurezza definiti per la riapertura dei luoghi di lavoro
- Il divieto di assembramenti
- Sanzioni penali per chi viola l’obbligo di quarantena
- Divieto di ingresso o quarantena per chi arriva da Paesi extra Eu e controlli più stringenti su aeroporti, porti e luoghi di confine.
 
Per il Governo la linea è chiara: “Non possiamo vanificare i sacrifici fatti dagli italiani in questi mesi ed è per questo che abbiamo scelto, ancora una volta, la linea della massima prudenza”, ha detto il ministro della Salute ricordando che il divieto di ingresso e transito in Italia riguarda ad oggi chi nei quattordici giorni antecedenti ha soggiornato o è transitato in 13 Paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana.
 
Tutti Paesi, questi, ha detto Speranza, “che hanno un alta percentuale di incidenza del virus in rapporto alla popolazione ed una resilienza molto bassa dei sistemi di prevenzione e controllo”.
 
Nello stesso tempo “al fine di garantire un adeguato livello di protezione sanitaria sono sospesi anche i voli diretti e indiretti da e per i Paesi indicati nell'Ordinanza” che saranno costantemente aggiornati “sulla base di una analisi puntuale della evoluzione dei dati”.
 
Confermata anche la quarantena di 14 giorni come misura precauzionale per evitare la diffusione del contagio per tutti gli arrivi dai Paesi extra Ue ed extra Schengen.
 
Attenzione massima anche agli sbarchi “con rigorosi controlli sanitari ed obbligo di quarantena per tutti coloro che arrivano. Nessuna sottovalutazione può essere ammessa”, ha detto il ministro. 
 
“Ogni misura di divieto di ingresso in Italia e di limitazione della libera circolazione dei voli è una decisione che assumiamo con dolore. Ma sono scelte necessarie, perché incalza Speranza, “l’Italia vuole isolare il virus, fermare la catena del contagio, non isolare i paesi colpiti nei confronti dei quali riconfermiamo la nostra massima disponibilità di aiuto e cooperazione”.
 
Quattro fronti prioritari. “Parallelamente a questi provvedimenti sempre relativamente alla gestione dell’emergenza il governo – ha detto Speranza - è impegnato tutti i giorni su quattro fronti prioritari”.
 
1. Il vaccino. Il ministro ha ricordato i passi compiuti dal Governo “come gruppo di testa, insieme a Germania, Francia ed Olanda” che “ha provocato una accelerazione delle iniziative della commissione europea su questo partita decisiva per sconfiggere definitivamente  il CoviD”.
 
In questo senso l’accordo firmato con Astrazeneca “prevede la produzione di 400 milioni di dosi di cui 60 entro la fine dell’anno” ricordando anche “il vettore virale del vaccino di Astrazeneca, su cui ha lavorato in primis l’università di Oxford, è fatto a Pomezia e l’infialamento avverrà ad Anagni. L’Italia c’è. Con i suoi cervelli e con le sue competenze”, ha detto.
 
Continua poi in questi giorni il confronto con gli altri Paesi europei per chiudere accordi con altri candidati vaccini credibili interloquiamo, a 360 gradi, con tutti i potenziali produttori.
 
2. Gli ospedali CoviD. Il ministro ha annunciato che “entro pochi giorni, entro la fine della prossima settimana, il ministero avrà terminato l’esame di tutti i progetti pervenuti dalle regioni per gli ospedali CoviD”.
 
E che “conseguentemente saranno trasmessi al commissario all’emergenza per mettere in essere, con procedure straordinarie, tutti gli adempimenti necessari per la loro rapida realizzazione”.
 
“Un passo in avanti fondamentale – ha sottolineato Speranza - per rafforzare la nostra rete dell’emergenza, delle terapie intensive e sub intensive e contemporaneamente rendere più sicuri i nostri ospedali superando qualsiasi forma di promiscuità tra la rete CoviD e quella non Covid”.
 
3. Aumentare il personale sanitario e rafforzare il territorio. Il ministro ha ricordato che in sanità sono state investite più risorse “negli ultimi 5 mesi che negli ultimi 5 anni”. E anche grazie a questo “siamo arrivati al momento a 29.433 assunzioni di cui 6330 medici, 13.607 infermieri, 6476 OSS”.
 
Ma non basta, “il prossimo passo, con l’adozione definitiva del decreto rilancio, sarà l’assunzione a tempo indeterminato di 9600 infermieri di comunità”, che per il ministro è una “svolta storica che ci consentirà di rafforzare concretamente i servizi territoriali che rappresentano, come anche questa emergenza ci ha confermato, il baluardo fondamentale per prevenire e successivamente gestire le emergenze sanitarie”.
 
E “particolarmente strategico”, per Speranza è poi “l’investimento sui servizi domiciliari alle persone fragili che farà passare l’Italia dal 4% della platea di assistiti over 65 al 6,7%. Passiamo, grazie ad un solo decreto, da essere due punti sotto la media OCSE a 0,7% sopra la stessa media”.
 
4. L’apertura in sicurezza della scuola. Per Speranza è la partita “più importante, fondamentale per i nostri ragazzi, per il nostro futuro”, perché “senza la riapertura di tutte le nostre scuole, di ogni ordine e grado, non saremo completamente fuori dal lockdown”.
 
La riapertura delle scuole riguarderà circa 10 milioni di italiani e per Speranza “tutte le simulazioni fatte a fine aprile per decidere le modalità attraverso le quali procedere ad un graduale superamento del lockdown indicano nella scuola una delle attività a maggior rischio proprio per l’elevato numero delle persone coinvolte”.
 
“Per questo motivo – ha detto - dobbiamo concentrare ogni attenzione sulle riaperture di settembre e dobbiamo tenere un livello alto di monitoraggio su quanto avverrà nei mesi successivi nelle scuole”.
 
Per farlo il ministro ha sottolineato che si sta innanzitutto  lavorando “alla definizione di una strategia organica di prevenzione”, sottoponendo “il personale scolastico ad indagine sierologica” anche grazie alla gara già bandita per i kit dal Commissario Arcuri e poi “è allo studio un modello di test molecolari a campione per monitorare la popolazione scolastica durante il corso dell’anno”.
 
Ma “i presidi, i professori, il personale scolastico non possono essere lasciati soli nella gestione di questo difficile passaggio. Per questo è essenziale ricostruire un rapporto strutturato e non saltuario tra scuola e sanità, rapporto che purtroppo manca da troppo tempo nel nostro paese”, ha detto il ministro stigmatizzando l’archiviazione della medicina scolastica che era stata normata nel 1961 “una decisone sbagliata” ha detto Speranza). 
 
Fermo restando che il comitato tecnico scientifico “farà a settembre un’ulteriore verifica sulle modalità di ripresa in piena sicurezza delle lezioni anche relativamente all’utilizzo delle mascherine e al distanziamento, ovviamente sulla base dell’andamento del contagio”, per il ministro una cosa “sembra certa ed indiscutibile: le scuole frequentate dai nostri figli e nipoti riapriranno”.
 
 
 
 
 

14 luglio 2020
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