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Operatori socio sanitari. Per Nursing Up: “E' stato trovato il giusto equilibrio"  


Per il Nursing Up l'attuazione del documento Ministero-Regioni permetterà di realizzare la “doverosa integrazione dell’Oss nei modelli organizzativi e nelle attività di èquipe”. Ma anche di fare chiarezza su ruoli e competenze tra operatori della salute, “esigenza che gli infermieri da lungo tempo rappresentano”.

25 LUG - Dopo il contributo del Migep, pubblichiamo il commento del presidente del Nursing Up, Antonio De Palma, sul documento elaborato dal Ministero e dalle Regioni, d’intesa con i sindacati, riguardo al profilo degli operatori sociosanitari.


Il 4 luglio scorso Nursing Up ha sottoscritto, presso il ministero della Salute, il documento su ruolo, funzioni, formazione e programmazione del fabbisogno dell’operatore sociosanitario, epilogo di un lavoro durato quasi tre anni.

L’intesa riconosce alcune legittime aspettative degli Oss con rispetto per le prerogative e titolarità dei professionisti sanitari.

Il documento è stato in gran parte modificato rispetto alla versione originaria e oggi contiene importanti correzioni chieste dal nostro sindacato.

Come sindacato professionale crediamo fermamente che ogni nuovo passo, soprattutto in un ambito delicato come quello di cui si parla, debba essere fatto individuando la modalità migliore atta a consentire ai cambiamenti auspicati di conformarsi e integrarsi nei delicati processi assistenziali che trovano fonte nella competenza professionale infermieristica.

Per il Nursing Up l’introduzione della figura dell’Oss in tutti gli ambiti assistenziali delle Regioni italiane richiamata nel documento è auspicabile, in particolare con riferimento a quelle che hanno speso tanto nella formazione di tali operatori e nulla nel loro utilizzo occupazionale.

Abbiamo sostenuto, nell’ambito dei lavori del tavolo Ministero-Regioni, la decisione di mettere da parte eventuali proposte “dettagliate” di intervento sull’attuale regolamentazione della formazione dell’Oss, per procedere invece con un condivisibile decalogo, corredato da importanti enunciazioni, anche di principio, che possono dare un considerevole apporto alla chiarezza ai fini dell’individuazione delle specifiche tipologie di responsabilità degli operatori interessati.

Mi riferisco, ma solo per esempio, a quella parte dell’elaborato laddove, previamente richiamato il peculiare iter di evoluzione formativa e ordina mentale che ha riguardato le professioni sanitarie, viene precisato che agli Oss, figure alle quali compete la conduzioni delle attività domestico-alberghiere, competono anche le altre attività volte alla soddisfazione dei bisogni primari della persona “senza per questo, tuttavia, ricreare una figura infermieristica vicaria o di livello non universitario”, ipotesi quest’ultima che troppo spesso ha fatto tristemente capolino sul fronte politico e contro la quale ci siamo espressi più volte.

Come sindacato professionale siamo convinti che la problematica della formazione degli Oss debba essere affrontata facendo riferimento a modelli “certificati uniformemente su tutto il territorio nazionale”, svolto a cura e sotto la responsabilità dei servizi sanitari regionali e quelli sociali. Crediamo fermamente in un modello di riferimento centrale per la formazione di tali operatori, capace di “compensare”, in qualche modo, alla considerevole varietà di certificazioni rilasciate dalle Regioni ed è proprio per questo che in più occasioni abbiamo promosso interventi istituzionali volti a porre un freno alle “fughe in avanti”. Parliamo soprattutto di certe Regioni o Province Autonome che hanno ritenuto, forse nel maldestro tentativo di superare le ormai croniche carenze che interessano alcuni profili professionali, di integrare la formazione degli Oss individuando contestualmente nuovi e discutibilissimi ambiti di attività e quindi strutturando di fatto un modello regolamentare “casalingo”, fortemente incongruente rispetto alle esigenze basilari di uniformità del Ssn.

Parliamo, ma solo per esempio, degli Oss”S”, una figura che non trova a livello centrale necessaria e coerente rispondenza contrattuale, si tratta di una carenza che genera solo confusione e difficoltà di integrazione degli operatori interessa. Si consideri infatti che gli inquadramenti delle qualifiche promanano da fonti nazionali e ciò significa, almeno allo stato della normativa negoziale e in carenza di meccanismi di “permeabilizzazione tra sistemi contrattuali” (nazionale/integrativo aziendale), che nessun profilo “casalingo” è destinato a trovare un riconoscimento contrattuale dignitoso e adeguato se non ci si vuole accontentare di surrogati, colti, come spesso accade, tra le pieghe dei contratti integrativi aziendali, nel mare magnum del sistema delle indennità legate allo svolgimento di particolari funzioni.

In definitiva, realizzare le previsioni nel documento sottoscritto è auspicabile se si vuole dare concretezza alla prevista e doverosa integrazione dell’Oss nei modelli organizzativi e nelle attività di èquipe e se si riflette in maniera adeguata sul fatto che buona parte delle attività esercitate da questi operatori risultano già oggi integrate nella complessa macchina assistenziale.

Tutto questo è possibile, soprattutto se ci si muove partendo dalla consapevolezza che il documento sottoscritto rappresenta un primo passo sulla strada della chiarezza dei ruoli e delle competenze tra operatori della salute, esigenza che peraltro gli infermieri, da lungo tempo, rappresentano nell’ambito della propria delicata responsabilità professionale di pianificazione dell’assistenza.

Antonio De Palma
Presidente Nursing Up

 

25 luglio 2012
© Riproduzione riservata

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