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Mauro Mazzoni confermato al vertice Sindacato medici territorio


“Dobbiamo contrastare la carenza di personale aggravata dall’emorragia in atto di medici e dirigenti del servizio sanitario nazionale. Ci aspetta quindi non solo una battaglia retributiva, ma la rifondazione del SSN, anche attraverso lo spostamento del tavolo contrattuale al Ministero della Salute. Senza questi passaggi, i fondi europei serviranno se va bene per gli arredi nuovi di ospedali vuoti”, ha detto il leader del Simet. LA RELAZIONE

21 NOV -

Si è concluso ieri a Cesenatico Il XXX Congresso dei medici del Territorio SIMET. Un Congresso che aveva nella sua mission quella di decidere il futuro della storica organizzazione sindacale alla scadenza del mandato del Segretario Mauro Mazzoni che l’Assemblea ha confermato per acclamazione alla guida del sindacato il Segretario uscente, rinnovandogli la fiducia per il quinto mandato consecutivo.

Rinnovata la Segreteria Nazionale, che vede l'avvicendamento come Vice Segretario di Davide Piredda al posto di Enrico Di Rosa chiamato ad altro prestigioso incarico, che rimane comunque nel Sindacato come responsabile della Formazione ECM, punto centrale nella preparazione dei quadri SIMET. Entra nella Segreteria Vincenzo Immordino, come Vice Segretario responsabile dell'Area della Medicina Convenzionata. Confermato anche il mandato del Presidente on. Gianni Piccirillo, testimone del lungo percorso del SIMET, prima organizzazione sindacale dei medici, nata dall'associazione dei medici condotti.

La relazione introduttiva di Mazzoni, si è soffermata sull'analisi del PNRR e del DM77, considerati insufficienti a dare risposte concrete ai bisogni degli iscritti e alla sostenibilità del nostro SSN: “Occorre piuttosto assicurare le tutele ai medici di medicina generale dando risposte immediate. Occorre il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro, il diritto alle ferie, alla maternità assistita, i permessi per malattia, misure certe per poter fruire del riposo, nonché politiche continuative per le pari opportunità. Non sappiamo più come dirlo. Il DM77 e la riforma territoriale come è concepita, non migliorerà né il lavoro dei medici né i servizi ai cittadini”.

Ma le parole di Mauro Mazzoni evidenziano anche "l'allarme per il ricorso alla sempre più diffusa esternalizzazione portata avanti da tutte le aziende sanitarie, in tutta Italia. Dalla Calabria punta dell’iceberg, dove interi reparti ospedalieri sono affidati a società private che reclutano medici pagati anche 1300 al giorno alla Liguria, al Piemonte, alla Lombardia: i medici a gettone sono arruolati in chat senza controlli: guadagnano 3.600 euro in 48 ore. Secondo un’indagine svolta dalla Società italiana di medicina di emergenza e urgenza, su un campione di 31 ospedali, oggi un paziente ha una possibilità su 4 di essere assistito in Pronto soccorso da un medico di una cooperativa. Ma nelle notti o nei weekend la proporzione può arrivare a una su due. Così gli affari per le cooperative, che di solito su ogni turno trattengono una percentuale che va dal 7 al 15%, vanno a gonfie vele. Continuando su questa strada, ricorrendo alla esternalizzazione delle attività sanitarie attraverso cooperative che, in cambio di elevati compensi, non garantiscono, però, alcun controllo sulla qualità e sulla sicurezza delle prestazioni fornite, non potremo che recitare il de profundis al nostro SSN e anche a molti italiani".

La missione del SIMET secondo il Segretario Mazzoni, sarà "ottenere il riconoscimento di un ruolo decisionale nella governance del sistema sanitario. La complessità del mondo sanitario non può essere governata con i soli strumenti della cultura aziendalista escludendo dai processi decisionali le categorie professionali, nell’illusione di costruire maxi aziende con mini medici. Dobbiamo trovare rimedi all’impoverimento della categoria, causa principale della fuga dal SSN, attraverso l’aumento dei livelli retributivi, la detassazione del salario accessorio, già riconosciuto ai medici della sanità privata, per favorire il riassorbimento delle liste di attesa accumulate durante la pandemia, il riconoscimento economico del rischio contagio, elemento contrattuale già goduto dagli infermieri, la valorizzazione del lavoro notturno e festivo per premiare chi affronta con generosità e abnegazione il lavoro disagiato. Dobbiamo contrastare la carenza di personale aggravata dall’emorragia in atto di medici e dirigenti del servizio sanitario nazionale. Ci aspetta quindi non solo una battaglia retributiva, ma la rifondazione del SSN, anche attraverso lo spostamento del tavolo contrattuale al Ministero della Salute. Senza questi passaggi, i fondi europei serviranno se va bene per gli arredi nuovi di ospedali vuoti".



21 novembre 2022
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