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Osteopatia: 10 milioni gli italiani vi ricorrono. Sciomachen e De Biasi: “Importante il riconoscimento di professione sanitaria”

di Edoardo Stucchi

I risultati di un’indagine presentata a Milano. L’auspicio della presidente del Roi e della presidente della Commissione Sanità del Senato è che anche la Camera vari il riordino della professione previsto dal ddl Lorenzin, già approvato dal Senato a maggio dell'anno scorso

30 GEN - Quei 10 milioni di italiani che affermano di conoscere e di servirsi dell'osteopatia per i dolori muscolari e scheletrici devono aspettare ancora tempo prima di poter accedere a studi professionali capaci e riconosciuti dallo Stato.
 
Il ddl Lorenzin che prevede il riconoscimento dell'osteopatia come professione sanitaria e che è stato licenziato dal Senato nel maggio del 2016, è fermo alla Camera, dove, invece della valutazione di quanto stabilito dal Senato, sono riprese le audizioni e le verifiche prima di passare al voto.
 
Un percorso, quindi, ancora lungo che relega l'Italia a fanalino di coda per questa professione che in Europa gode di regole chiare e riconoscimenti ufficiali.  
 
Questo il quadro tracciato da Paola Sciomachen, presidente del Registro degli osteopati italiani (ROI), nel corso di un incontro con la stampa e la senatrice Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità, in occasione della presentazione di un'indagine sul gradimento degli italiani nei confronti di questa specialità, svolta e commentata da Renato Mannheimer, partner di Eumetra Monterosa.

 
Dall’indagine è emersa una percentuale di italiani pari al 66% (2 su 3) che conosce l’osteopatia e un 20% che almeno una volta nella vita ha avuto contatti con un osteopata.
Ben 10 milioni di italiani, la metà di quanti affermano di affidarsi a cure complementari per la salute del corpo e per il benessere individuale. Ma la maggior parte di loro – afferma Mannheimer – sarebbe più gratificata se i professionisti fossero iscritti in un albo, appartenessero a un Ordine professionale e vi fosse più chiarezza sulle cure e sul riconoscimento ufficiale dal Servizio sanitario nazionale.
 
“Un’indagine da non sottovalutare – ha spiegato la senatrice De Biasi che, lo ricordiamo, è l’autrice l’emendamento al ddl Lorenzin approvato dal Senato per il riconoscimento degli osteopati come professionisti sanitari – ed è importante che la Camera decida ora al più presto sul ddl Lorenzin perché anche questa legge, come quella sulla responsabilità professionale, possa andare avanti e finire il suo corso. In questo quadro l’istituzione di un albo dà la certezza della qualifica del professionista e tutela l’individuo rispetto alle masse di ciarlatani, che fioriscono proprio in mancanza di una regolamentazione”.
 
I risultati della ricerca hanno soddisfatto anche gli osteopati come sottolinea Sciomachen, rilevando che pur in un clima di incertezze per la professione, “i dati sull’osteopatia in Italia devono essere uno stimolo fortissimo per portare a termine il percorso già approvato dal Senato e che all’articolo 4 prevede il riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria”. 
 
“Ormai – dice la presidente – è una certezza che l’osteopatia sia scelta e apprezzata da milioni di cittadini come sistema di cura ed è quindi già una professione radicata nel tessuto sociale e deve essere riconosciuta”.
 
A questo proposito l’indagine Eumetra rivela che fra coloro che hanno già avuto contatti con l’osteopatia (162 casi) il 90% si è espresso positivamente sulla validità della cura e, sempre il 70% di costoro, ha scelto l’osteopata per risolvere problemi di dolori muscolo scheletrici. “Ma c’è anche – aggiunge Mannheimer – qualcuno (17%) che sceglie l’osteopata per traumi e qualche altro (13%) addirittura per prevenzione”.
 
Insomma, l’indagine fa emergere un bisogno di salute su un tema, il dolore, spesso trascurato dalla medicina ufficiale che ancora non riesce a diffondere l’uso di una medicina del dolore con farmaci che molti non riescono a “digerire”.
 
Forse è per questo che il 35% di coloro che si recano dall’osteopata lo ha fatto su sollecitazione del proprio medico di fiducia, mentre il 60% si è fatto convincere dal passaparola di amici e parenti.  L’ostilità dei medici, quindi, verso queste professioni sanitarie, sembra superata, ma c’è un ostacolo all’orizzonte, quello dei chiropratici che non intendono, come ha fatto il Senato, essere inseriti nel  DDL, prevedendo per questa professione un iter molto più selettivo, quasi da medico.
 
Per la formazione dell’osteopata si pensa a un corso di formazione di laurea triennale con possibilità di iscrizione all’albo, inserito nell’Ordine dei tecnici di radiologia, che già comprendono professioni sanitarie come fisioterapisti, logopedisti, igienisti, podologi.
 
Intanto un po’ di chiarezza sui termini. Il ROI, è il Registro degli osteopati italiani, un’associazione di tipo volontario rappresentativa di 2500 osteopati che promuove la ricerca, l’aggiornamento e la formazione professionale di chi vuole abbracciare questa professione. Ma si pensa che gli osteopati siano molti di più, intorno ai 6.000, provenienti da diverse scuole e per questo il ROI ha avviato un censimento per conoscere il numero reale dei professionisti, il loro contesto socio lavorativo, la tipologia di pazienti assistiti, la loro distribuzione geografica nel Paese, i corsi formativi e i trend di crescita della professione.
 
A tutela dei pazienti, intanto, è in arrivo anche un libretto con le linee guida, un vademecum, con le regole concordate a livello europeo sugli standard in osteopatia.
 
Osteopatia è considerato da chi la pratica come un sistema di cura che valuta i meccanismi che regolano lo stato di salute, così da ricercare ciò che ne altera il normale funzionamento. In sostanza l’osteopatia ripristina un dialogo, con una terapia manuale dolce, fra i sistemi del corpo che regolano lo stato di salute.
 
E che cosa si prefigge di curare? Principalmente i dolori lombari e della colonna, ma fa bene per la donna in gravidanza e favorisce il parto. Interviene anche sul sistema neurovegetativo e in campo pediatrico cura le cefalee e le otiti medie ricorrenti.
 
“E’ un quadro abbastanza ampio – ha detto ancora Sciomachen – e non si sovrappone a nessun’altra professione sanitaria esistente.  A cascata, dopo il riconoscimento della professione, arriveranno tutti i benefici di carattere fiscale enormativo”.  Ora il percorso di riconoscimento è avviato ma occorre, specifica la senatrice De Biasi, che spariscano le conflittualità, perché in campo sanitario c’è spazio per tutti, e per chi sa lavorare. I medici lo hanno capito”.
 
Edoardo Stucchi

30 gennaio 2017
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