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La Giornata Internazionale dell’Infermiere al COVID Hospital Policlinico Tor Vergata

di Alessandro Sili

Quest'anno più che mai, il nostro 12 maggio è sentito, è apprezzato, è vissuto! Dopo molti anni di esperienza nella direzione dei servizi dell’assistenza, è il primo anno che l’istanza di celebrare la ricorrenza nel nostro ospedale, nasce e mi viene formalizzata dagli infermieri. Loro stessi hanno espresso il desiderio di adoperarsi per organizzare una giornata tutta per noi, anche per ribadire la scelta di stare sempre dalla parte del cittadino

12 MAG - Come ogni anno la giornata del 12 maggio è dedicata gli infermieri e alla loro professione. In questa data ricorre la nascita di Florence Nightingale, fondatrice delle scienze infermieristiche moderne; quest’anno ricorre anche il bicentenario della sua nascita. Il 12 maggio è così l’occasione affinché la professione infermieristica si guardi un po' dentro, dialoghi con gli altri professionisti della salute e con i giovani che devono scegliere un lavoro. È anche l’opportunità per avvicinarsi sempre più ai propri assistiti, agli utenti dei servizi territoriali, agli anziani e con tutti coloro, insomma, che nel corso della propria vita hanno incontrato o incontreranno un infermiere.
 
Purtroppo, l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha costretto ad annullare le celebrazioni ufficiali che la nostra FNOPI aveva programmato a Firenze ed anche le varie manifestazioni tra la cittadinanza, che ogni anno venivano di consueto organizzate dai diversi Ordini Provinciali, sono state cancellate.
 
Mai come quest’anno, però, la ricorrenza è sentita e deve essere vissuta da ognuno di noi. In questo periodo di emergenza sanitaria, gli infermieri sono stati ricordare in diversi modi e sono divenuti i protagonisti maggiormente presenti in tutte le testate giornalistiche e nei vari palinsesti televisivi. Sono stati definiti eroi per ciò che hanno affrontato e per ciò che hanno fatto per i loro pazienti ma, in realtà, hanno continuato a fare quello che ogni giorno sono abituati a fare. Con il solito spirito di abnegazione, la solita perseveranza, l’elevata competenza e l’indiscussa professionalità, si sono adoperati, come sempre, a rispondere in maniera adeguata a ciò che è stato chiesto loro.
 
Sicuramente come me, anche altri colleghi dirigenti delle professioni sanitarie, sono stati costretti a stravolgere la vita professionale dei propri collaboratori che, catapultati in setting assistenziali completamente diversi, si sono dovuti rimettere in gioco stravolgendo le proprie vite private e professionali. Ho esperienza diretta di collaboratori che hanno rinunciato spontaneamente a periodi di assenza dal lavoro già programmati, che sono voluti rientrare in turnazione, nonostante le proprie condizioni di salute e che si sono messi a completa disposizione dell’azienda.
 
Nella nostra esperienza, il Policlinico di Tor Vergata, nella primissima fase dell’emergenza, ha dovuto letteralmente cambiare pelle diventando, nel giro di pochissimi giorni, un COVID Hospital. Abbiamo trasformato tutte le unità operative mediche e chirurgiche in setting assistenziali di bassa, media ed alta intensità di cura per i pazienti sospetti COVID o con malattia conclamata.
 
Per questo siamo stati costretti a ripensare l’intero ospedale, a reinventare i percorsi di cura e a modificare il setting assistenziale coinvolgendo in primis l’operato di circa 400 infermieri. Il dato più eclatante che ha dimostrato quanto ogni giorno dell’anno dovrebbe essere “12 maggio”, è che nessuno dei colleghi si è tirato indietro. Tutti, anche con la paura, l’incertezza, lo stato d’animo provato e la consapevolezza della gravità della malattia, si sono adoperati per rispondere al meglio a ciò che gli è stato chiesto, condividendo paure, gioie, tensioni, momenti scoraggianti e situazioni emozionanti.
 
Molti di noi dirigenti hanno lavorato, in questo periodo, dalla mattina alla sera, sette giorni su sette per pianificare, organizzare ed implementare le nuove attività assistenziali, ma se non avessimo avuto collaboratori responsabili, competenti e pronti a mettere a completa disposizione le proprie energie, non saremmo andati da nessuna parte e sicuramente non avremmo mai raggiunto i risultati ad oggi ottenuti, in termini di aderenza ai repentini cambiamenti organizzativi e soprattutto di esiti assistenziali.
 
Oggi più che mai, il nostro 12 maggio è sentito, è apprezzato, è vissuto! Dopo molti anni di esperienza nella direzione dei servizi dell’assistenza, è il primo anno che l’istanza di celebrare la ricorrenza nel nostro ospedale, nasce e mi viene formalizzata dagli infermieri. Loro stessi hanno espresso il desiderio di adoperarsi per organizzare una giornata tutta per noi, anche per ribadire la scelta di stare sempre dalla parte del cittadino.
 
Nel più rigoroso rispetto delle norme vigenti in tema di prevenzione della pandemia, abbiamo quindi pensato di organizzare un evento celebrativo articolato su vari fronti:
- nella navata centrale del Policlinico abbiamo allestito uno spazio espositivo, dedicato alle principali attività di cura autonome degli infermieri (gestione accessi vascolari, ambulatorio infermieristico, stoma care, wound care, procurement organi e tessuti, educazione sanitaria, etc) e predisposto alcuni pannelli che restituiscono scatti fotografici che documentano il vissuto degli infermieri e dei pazienti, soprattutto in questo periodo pandemico;
 
- in alcuni momenti della mattinata, tutto il personale verrà omaggiato da una violinista del conservatorio Ottorino Respighi, che si esibirà nei cortili interni del Policlinico, ove affacciano le finestre di tutte le degenze ospedaliere;
 
- abbiamo infine pensato di consegnare, in ogni dipartimento, insieme al Direttore Generale e alla Presidente dell’OPI di Roma, una targa commemorativa affinché questo 12 maggio 2020 sia ricordato come un anno speciale per la nostra professione e per la comunità in generale.
 
L’auspicio per questa ricorrenza, è quello di veder concretizzata la nostra professione attraverso una sancita funzione di responsabilità rispetto alla presa in carico delle persone, soprattutto nei setting assistenziali territoriali. Mi riferisco quindi ad argomentazioni ben conosciute, come l’istituzione dell’infermiere di famiglia, la definitiva strutturazione delle Unità di degenza Infermieristica nelle reti ospedaliere, l’individuazione e la tariffazione delle prestazioni infermieristiche ambulatoriali, il riconoscimento a tutto tondo delle competenze avanzate e specialistiche, nonché la rivisitazione dei CCNL relativamente ai livelli retributivi.
 
Questo 12 maggio 2020 sicuramente sarà ricordato per l’emergenza che ancora oggi stiamo vivendo. Sarà ricordato per un’intera generazione scomparsa, per tutti i colleghi che sono stati abbattuti da questo virus sul campo di battaglia e per il radicale cambiamento che stiamo mettendo in atto nella nostra vita quotidiana. Spero anche che questo 12 maggio 2020 sia però ricordato come inizio, del tanto decantato “futuro migliore” di cui il nostro SSN ha bisogno.
 
Un futuro che vede finalmente gli infermieri protagonisti del sistema salute e che, attraverso un approccio multidisciplinare e multidimensionale, agiscono in maniera proattiva nella presa in carico a domicilio delle persone e delle proprie famiglie. Mai come adesso è giunto il momento di chiudere su questioni professionali aperte da anni, che la FNOPI ha sintetizzato in otto richieste a governo e regioni, e che la nostra organizzazione sanitaria e i nostri cittadini meritano di avere.
Buon 12 maggio a noi tutti!

Alessandro Sili
Dirigente Professioni Sanitarie Infermieristiche
Responsabile Area Professioni Sanitarie e Sociali
Policlinico Tor vergata, Roma


12 maggio 2020
© Riproduzione riservata

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