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Intramoenia. Un regime militare che mortifica i medici

di Francesco Alberti

05 DIC - Gentile Direttore,
sono trascorsi ormai più di dieci anni da quando, sulla testata giornalistica della Fnomceo la Professione, scrivevo un articolo dal titolo Obbligati a diventare Manager (Anno V, n.3/4.) nel quale si richiamava, in forma critica, la nuova legge (229/99) che aboliva la suddivisione dei medici in assistenti, aiuti e primari, per trasformarla in Dirigenti di I e II livello (ma Dirigenti di che?). Ricordo che l’articolo esordiva con un “Buon giorno Signor Direttore di struttura complessa….Buon giorno Signor Dirigente di I livello…”.

La legge però non si limitava a cambiare i “connotati” ai medici dipendenti, ma introduceva altresì normative ben più importanti, quali la giusta abolizione del tempo pieno e tempo definito e la possibilità di esercitare la libera professione in due diverse soluzioni, extramoenia ed intramoenia (su richiesta anche in forma così detta allargata, ovvero nei propri studi).

Da subito si comprese che i medici che avevano optato per la modalità extramoenia, ovvero liberi da ogni vincolo con l’Azienda Sanitaria di appartenenza, non avrebbero avuto incentivi di nessun genere, nonostante svolgessero le stesse attività dei colleghi intramoenisti, se non alcune volte con maggior impegno (direi una prima discriminazione). Ma sicuramente, la legge mirava ben oltre, ovvero a creare un regime militaresco per gli “intramoenisti”, indotti a questa opzione vuoi per obbligo da parte di alcune Regioni (grazie al federalismo in alcune Regioni i Dirigenti di II livello sono obbligati a svolgere attività intramoenia essendo forse “personaggi pericolosi”), vuoi perché ammaliati da incentivi e da un futuro pensionistico più remunerativo (!). Come primo balzello arrivò la chiusura della partita IVA, ovvero l'impossibilità di avere quelle garanzie di detraibilità delle spese, concesse dalle leggi vigenti, che ogni professionista può avere.

Ma qualsiasi regime “militare” ignora ogni forma di rispetto per le persone e quindi si è aggiunto il controllo frenetico da parte delle Amministrazioni sugli orari di studio, così che se un medico arriva prima in studio o termina più tardi dell’orario previsto deve dichiararne le motivazioni, pena provvedimenti disciplinari. E, ancora, l’esborso per il fondo di perequazione a favore dei colleghi che non esercitano attività intramoenia per loro scelta, o, come ha stabilito più di recente il decreto Balduzzi, per l’abbattimento delle liste di attesa (un ulteriore 5%).

Ma dove erano i sindacati allora e dove sono adesso ?

Mai una parola a favore dei colleghi che esercitano la libera professione intramoenia: il silenzio più totale. Forse quei colleghi che credono di rappresentare i medici dipendenti non sanno che la base non condivide queste scelte e probabilmente quegli stessi rappresentanti non hanno minimamente idea di cosa significhi “libera professione” e cosa sia il rapporto di fiducia medico-paziente! Quel che è certo è che hanno ritenuto utile lottare per pochi spiccioli, fregandosene di aspetti etici, professionali, emotivi, che stanno alla base della libera professione. Forse pensano al libero professionista come a un “faccendiere”? Forse pensano che siano tutti furbetti ed evasori?

Lo sanno i sindacalisti che tanti colleghi hanno cessato di svolgere attività libero professionale intramoenia perché devono “lasciare” al Ssn percentuali di danaro eccessive, che ovviamente servono a pagare gli stipendi dei medici e degli amministrativi (la famosa “partita di giro”)? In un certo senso, conviene ricevere i soldi dal fondo di perequazione di cui sopra piuttosto che esercitare al di fuori dell’orario di lavoro!

Ho avuto modo, nel luglio ultimo scorso, di partecipare ad una riunione, indetta dalla nostra Federazione con i sindacati medici della dipendenza proprio su questo argomento. Purtroppo, al di là del fatto che nello stesso pomeriggio vennero, ad una certa ora, convocati dal Ministro della Salute, quei pochi rappresentanti presenti (delegati dei segretari generali dei Sindacati) non mostrarono di avere la completa consapevolezza di quali fossero i problemi legati al tema oggetto di discussione. In definitiva nulla di fatto!

Caro Direttore, potrei continuare ad elencare numerose situazioni di disagio che, per motivi di spazio e soprattutto al fine i non tediarLa, ritengo non descrivere.

Vivo tutti i giorni, e con me tanti altri colleghi in Italia dei quali sono certo di interpretare l’enorme disagio, stretto fra vincoli e vessazioni che certo non meritiamo, e per le quali abbiamo solo la colpa di essere dipendenti, anziché convenzionati con il Ssn! Abbiamo creduto noi tutti nel servizio pubblico, ovvero nell’assistenza a tutti cittadini, senza distinzioni, dei quali ci occupiamo ogni giorno ed a qualunque ora. Infatti, se l’assistenza sanitaria in Italia è ad un buon livello è dovuto al fatto che i medici non si risparmiano, che sono sempre disponibili ad assicurare le prestazioni, spesso svolgendo turni impossibili.

Leggo la lettera inviataLe dal Segretario generale dell’Anaao il 26 novembre u.s., nella quale si analizza la situazione del medico dipendente, ritenendo che la legge 229 del 1999 abbia “fatto il suo tempo”. Forse anche lui comincia a capire che la crisi del dipendente non è dovuta solo alla situazione economico gestionale e manageriale, ma anche all’iniquo trattamento della libera professione?  

E allora non sarebbe il caso di rivedere la normativa sulla libera professione, approfittando in un futuro, non tanto lontano, del rinnovo dei CNL? È mia convinzione che possano esistere altre soluzioni che portino vantaggio alle Aziende (ovvero fonti di danaro) ma che nello stesso tempo possano rispettare il ruolo del medico nella sua attività extraospedaliera. Mi auguro che su questi temi possa aprirsi, anche attraverso Quotidiano Sanità, un confronto tra medici, per un reale riconoscimento del valore del libero professionista in un corretto rapporto medico-paziente.
 
Francesco Alberti
Primario Ospedaliero
Presidente OMCeO Imperia

 

05 dicembre 2013
© Riproduzione riservata

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