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Costanzo (GIS): “Ecco perché bisogna saper curare ma anche prevenire”


22 MAG - “Oggi i progressi nelle tecnologie degli impianti e degli strumentari, lo sviluppo della Chirurgia mini-invasiva e assistita dal computer consentono ai pazienti di affrontare gli interventi senza essere costretti a fermare per mesi la loro vita”. Le parole sono diGiuseppe Costanzo, Chirurgo Ortopedico, docente della Sapienza Università di Roma, che da presidente del XXXV Congresso Nazionale della Società di Chirurgia Vertebrale G.I.S., ha presentato così le innovazioni in questo ambito chirurgico.
 
Il medico ha poi ricordato come grazie ai progressi della ricerca si sia oggi in grado di eseguire interventi per scoliosi in 4-5 ore, a seguito dei quali i pazienti riescono ad alzarsi in piedi in appena 1 o 2 giorni, senza nemmeno bisogno di corsetto. In questo tipo di interventi tutte le vertebre della curva sono infatti tenute in posizione da viti e/o uncini fissati a due barre longitudinali parallele “un po’ come le traversine delle ferrovie sono fissate ai binari”, ha spiegato l’esperto. E non è l’unico risultato. “Anche per quanto riguarda le fratture, 20-30 anni fa il trattamento erano gessi e corsetti, adesso ci sono dei sistemi d’intervento sempre più sofisticati e sempre più precoci, anche in caso di danno del midollo, che consentono di ridurre al minimo l'immobilizzazione. Certo, un midollo sezionato non si sistemava quarant’anni fa e non si sistema adesso, tuttavia la parte ossea di sostegno viene riparata e stabilizzata in modo che il paziente possa essere rapidamente messo in condizioni di essere sottoposto a riabilitazione”, ha commentato.
Se gli si chiede quali sono le innovazioni che hanno permesso tutto questo, Costanzo non esita ad elencarne diversi. “Oltre agli strumentari sempre più perfezionati, stabili e resistenti, che in qualche caso è possibile inserire in modo meno invasivo, per i pazienti anziani con fratture osteoporotiche abbiamo sviluppato una serie di procedure che, utilizzando iniezioni di cemento, consentono l’eliminazione del dolore e l’immediata ripresa del movimento”, ha spiegato. “Esiste inoltre la possibilità, con piccoli interventi ancor meno invasivi, di applicare degli spessori tra una vertebra e l’altra: a soggetti molto anziani, in cui la degenerazione dei dischi e l’ingrossamento delle articolazioni creano una compressione cronica con difficoltà a camminare, è possibile, con interventi a volte fatti in anestesia locale, ridare un po’ di sollievo e mobilità”.
 
Tuttavia, la chirurgia non deve essere l’unica opzione,e anzi le patologie della schiena devono essere innanzitutto prevenute. “Oggi siamo sempre più capaci di eseguire interventi, sia complessi sia meno, che possano dare soluzione anche a casi importanti”, ha spiegato Costanzo. “Ma è molto importante per tutti fare prevenzione. Nel caso delle patologie che interessano la spina dorsale, questa consiste nel farla lavorare bene. Poiché si tratta di un organo estremamente complesso che svolge contemporaneamente funzioni di sostegno, movimento e, non meno importante, di protezione del midollo e delle radici nervose, tra le attività semplici consigliate, è utile anche solo camminare per 30-40 minuti al giorno, e alzarsi e stirarsi, allungando i muscoli della schiena se si deve stare seduti a lungo; se questo non si può fare, è bene eseguire dell’attività fisica 2-3 volte la settimana e utilizzare delle posizioni di lavoro alla scrivania che siano di buon sostegno della colonna”. Un’attività fisica adeguata aiuta quindi a mantenere in forma la colonna limitando gli interventi chirurgici. “E così diminuisce il numero di persone che arrivano a rivolgersi a noi chirurghi specialisti della schiena”, ha detto il medico, concludendo poi con una battuta: “oggi le percentuali di successo della Chirurgia Vertebrale sono intorno all’85%: ciò vuol dire che se operiamo 20 persone, 17 ci ringraziano, le altre 3 non migliorano, si convincono di essere state operate male... e si rivolgono all’avvocato”.

22 maggio 2012
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