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20 GIUGNO 2021
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Intelligenza artificiale: i dilemmi su Etica e Privacy non frenano l’innovazione ma la migliorano. Le riflessioni degli esperti nella nuova puntata di Camerae sanitatis

di Lucia Conti

La sfida del futuro è guidare la tecnologia, la digitalizzazione e l’Intelligenza artificiale verso uno sviluppo “gentile” il cui scopo non sia andare oltre i limiti finora conosciuti, ma realizzare un bene comune. I dilemmi dell’Etica e della Privacy rappresentano lo strumento per centrare questo obiettivo. È questa la riflessione scaturita dalla puntata di ieri nel confrotno promosso dall’Intergruppo parlamentare Scienza & Salute e SICS editore con parlamentari bio-eticisti e scienziati di diverse discipline

18 MAG - Le tecnologie e le innovazioni non sono “un bene” in sé. Lo diventano se vengono applicate rispettando l’uomo, i suoi valori e i suoi diritti. Per questo le grandi potenzialità dell’Intelligenza Artificiale potranno rivelarsi utili e preziose solo dopo lunghe riflessioni sulle loro implicazioni di carattere etico e in materia di privacy personale.
 
È questo, in sintesi, il concetto emerso e valorizzato nel corso della puntata di ieri di Camerae Sanitatis, il format editoriale multimediale nato dalla collaborazione tra l’Intergruppo parlamentare Scienza & Salute e SICS editore. Puntata dedicata, in particolare, al tema dell’Intelligenza Artificiale, al centro del prossimo Global Health Summit.

Ad evidenziare il valore aggiunto che l’Etica e la Privacy possono apportare allo sviluppo di sistemi di Intelligenza Artificiale sono stati, in particolare, Padre Paolo Benanti (Pontificia Università Gregoriana, docente di etica delle tecnologie, neuroetica, bioetica e teo-logia morale, membro Esperto per l’IA del MiSE) e Claudio Filippi (Vice Segretario Generale del Garante per la protezione dei dati personali).

 
Che insieme ad Angela Ianaro (Presidente Intergruppo Parlamentare Scienza&Salute, Professore di farmacologia Università Federico II di Napoli), Alessandro Piva (Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano), Chiara Sgarbossa (Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano), Andrea Lenzi (Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita - Presidenza del Consiglio dei Ministri – e Direttore del Dipartimento di Medicina Sperimentale presso Sapienza Università di Roma), Alessandra Basso (Europarlamentare membro della Commissione speciale del Parlamento Europeo sull’intelligenza artificiale in un’era digitale), Alessandro Fusacchia (Presidente Intergruppo parlamentare sull’Intelligenza Artificiale, membro VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione), Sara Colantonio (CNR - Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione - coordinatrice dell’Osservatorio sull’IA e del gruppo di lavoro “Modelli, Algoritmi e Dati per il Futuro”) e Laura Gillio Meina (Country Leader Italy and Interventional Cardiology and Structural Business Unit Director, Boston Scientific), moderati dalla giornalista Ester Maragò, hanno fatto il punto sulle più recenti novità nel campo dell’Intelligenza Artificiale.

Quella dell’IA è una sfida a livello globale, europeo e nazionale che chiama i decisori, all’interno di uno scenario altamente complesso, ad individuare principi, regole e modalità gestionali ed operative utili al supporto dello sviluppo applicativo etico dell’IA anche in ambito sanitario.

L’Intelligenza Artificiale, è stato infatti illustrato nel corso della trasmissione, trova ampio spazio in ambito sanitario. I vasti campi di applicazione spaziano dalle soluzioni di imaging e diagnostica di base a soluzioni sempre più sofisticate di medicina preventiva, genomica, interventistica e personalizzata, oltre che di supporto decisionale, di assistenza virtuale e chatbot, rendendo l’IA un settore con una dinamica innovativa ed evolutiva.

Non è un caso, come ricordato da Sara Colantonio, che nel 2018, presso il Centro nazionale ricerche, sia stato istituito un Osservatorio sull’IA che oggi conta oltre 600 ricercatori, divisi in 82 gruppi di ricerca che operano in rete in 31 istituti dislocati in tutta Italia. L’Osservatorio nasce proprio per monitorare trend di crescita e ricerca di questo settore strategico. In ambito sanitario, ha spiegato Colantonio, è proprio la diagnostica per immagini ad avere attirato “molti investimenti” rivelandosi “molto promettente".

Il punto, però, non sta solo nelle potenzialità di queste tecnologie. Non vanno sottovalutati “gli effetti dirompenti che avrà sulle nostre vita, in tutti i settori, in tutti gli ambiti”, ha osservato Ianaro sollevando la questione dell’etica e della privacy. Si tratta, per Ianaro, di “una grande responsabilità che anche i politici devono approfondire, per rendere disponibili in maniera efficace ma anche sicura queste tecnologie in ambito sanitario”.
 
Sulla questione Benanti e Filippi non hanno dubbi, l’Etica, per il primo, e la Privacy, per il secondo, non rappresentano un ostacolo. Al contrario, è l’opportunità di ottenere il meglio da queste innovazioni.

“L’etica - ha detto Paolo Benanti - non ha nulla a che vedere con una costrizione che sottomette irrazionalmente le menti degli individui. L’approccio dell'etica alle tecnologie consiste nel porsi delle domande per rispondere e indirizzare l’innovazione verso il bene comune".

L’esperto dell’Università Pontificia Gregoriana ha quindi portato ad esempio la realizzazione della prima raccoglitrice automatica di pomodori, in California. Una grande innovazione che in grado di introdurre numerosi vantaggi per gli agricoltori. “Ma costava molto e non tutti potevano permettersela. Di conseguenza, le aziende agricole che riuscirono ad acquistarla, migliorarono così tanto il loro lavoro da conquistare un posto predominante sul mercato. E le altre aziende agricole? Molte fallirono”. Dunque, ha proseguito Benanti, “l’introduzione della prima raccoglitrice automatica di pomodori cambio radicalmente il mercato del settore. Non solo. Le aziende che acquistarono il mezzo, licenziarono molti i lavoratori; dunque l’introduzione della raccoglitrice automatica portò cambiamenti anche a livello occupazionale”. Ma le conseguenza dell’introduzione di quella macchina andarono anche oltre: “Per far sì che i pomodori non venissero danneggiati dalle ‘mani meccaniche’ durante la raccolta, furono apportate modifiche ai pomodori allo scopo di renderli più resistenti”.

Un solo esempio, quello illustrato da Benanti, di come, “se non controlliamo il processo innovativo, si rischiano conseguenze peggiori dei benefici ottenuti”.

Un rischio che per l'esperto della Pontificia Università Gregoriana riguarda anche l’IA in salute, dove si rischia di impoverire il Sistema laddove, ad esempio, i sistemi IA si traducessero nello svilimento della componente umana. Dunque, ha ribadito Padre Benanti, “parlare di etica della tecnologia non significa mettere paletti ma aprire la riflessione a domande trasversali affinché l’innovazione sia veramente sviluppo. Uno sviluppo gentile, che ci renderà ancora più orgogliosi del nostro Ssn perché attraverso l’innovazione e l’atto medico sarà possibile mettere sempre più al centro del sistema la persona/paziente”.

Stessa riflessione per quanto concerne la Protezione Dati Personali. A tale riguardo il vice segretario del Garante, Claudio Filippi, ha richiamato all’art. 7 del decreto legge 34 del 29 maggio 2020, che attribuisce al Ministero della Salute la possibilità di trattare “dati personali, anche relativi alla salute degli assistiti, raccolti nei sistemi informativi del Servizio sanitario nazionale, per lo sviluppo di metodologie predittive dell’evoluzione del fabbisogno di salute della popolazione”. Ma al comma 2 prevede anche che “con regolamento adottato con decreto del Ministro della salute, previo parere del Garante per la protezione dei dati personali, sono individuati i dati personali, anche inerenti alle categorie particolari di dati (…) che possono essere trattati, le operazioni eseguibili, le modalità di acquisizione dei dati dai sistemi informativi dei soggetti che li detengono e le misure appropriate e specifiche per tutelare i diritti degli interessati, nonché i tempi di conservazione dei dati trattati”.

Anche perché, ha osservato Filippi, “quando qualcuno busserà alla mia porta e mi dirà tra 6 mesi potrò avere un ictus, sarà importante sapere sulla base di quali informazioni si è arrivati a quella previsione. Quali elementi, anche sociali o di altro genere, non solo sanitario”. Quindi è una questione di privacy, ma anche di conoscere quali informazioni hanno condotto a certe determinazioni.

A proposito di medicina predittiva, Laura Gillio Meina ha spiegato che uno dei progetti a cui Boston Scientific sta lavorando riguarda proprio la capacità di prevenire lo scompenso cardiaco: “Siamo al lavoro su un nuovo algoritmo in grado di raccogliere i dati del paziente e allertare il centro che lo ha in cura un mese prima che lo scompenso acuto avvenga, così da prevenire l’evento. In questo modo i pazienti accedono alle cure quando le loro condizioni sono più facili da trattare, si riducono i tempi di degenza e numero di ospedalizzazione, ci guadagna il sistema in termini di risparmi e il paziente in termini di salute”.

Andrea Lenzi ha insistito sulla necessità che l’Italia faccia un salto avanti culturale, oltre che in termini strutturali, verso la digitalizzazione. “Non esiste una banca dati generale che consenta in Italia di sapere cosa fanno gli altri colleghi, non dico in una diversa regionale, ma anche nella stanza accanto. Oggi esistono sistemi di monitoraggio e trasmissione continua dei dati sulla glicemia, ma non un sistema in grado di acquisire questo flusso continuo ed enorme di dati. E se durante i primi giorni di emergenza Covid abbiamo tardato a comprendere cosa stava accadendo - ha detto Lenzi - è perché le radiografie e le Tac non erano inserite in un sistema ed è servito del tempo prima di comprendere che quei referti ci stavano dicendo che il Covid era arrivato”.

Per Lenzi la carenza formativa in questo ambito è un problema che può essere superato, almeno per quanto riguarda i medici: “I nostri medici hanno incredibili capacità, anche di studio. E hanno tutte le carte, se messi nelle condizioni, di apprendere tutto il necessario per sapere interagire con l’IA”.

Alessandro Piva e Chiara Sgarbossa hanno quindi illustrato gli ambiti di azione dell’Intelligenza Artificiale, evidenziando come i medici abbiano un parere favorevole in merito all’introduzione di soluzioni di IA, ma purché resti un “buon alleato” del medico e non lo sostituisca. Ipotesi che, comunque, è stata rigettata anche da tutti gli ospiti a Camerae Sanitatis. “La macchina processa i dati, ma non ha l’intuizione del medico”, ha detto l’’Europarlamentare Alessandra Basso.

Basso ha poi fatto il punto sull’impegno messo in campo in Europa e, in particolare, nella Commissione speciale sull’IA, per “dare impulso al settore e una regolamentazione il più possibile uniforme”. Anche per Basso occorre “colmare il divario tecnologico con le grandi potenze e, soprattutto a livello italiano, per quanto riguarda la formazione”.

Alessandro Fusacchia ha infine ricordato che, recentemente, la Commissione Europea ha presentato la propria proposta di Regolamento sull’Intelligenza Artificiale. Un documento che mira da una parte ad assicurare l’uso dell’IA avvenga nel rispetto dei diritti fondamentali e dei valori europei; ma anche ad assicurare che la regolamentazione europea dell’IA non limiti inutilmente lo sviluppo tecnologico, anzi lo sostenga promuovendo la fiducia in questa tecnologia. Il rischio da evitare, ha evidenziato Fusacchia, è “porre un freno alla ricerca, che andrebbe a cercare altri spazi fuori dall’Europa, con una conseguente fuga di cervelli e di start up. Per questo è necessaria una regolamentazione in grado di calibrare con saggezza le due legittime esigenze”.

Lucia Conti

18 maggio 2021
© Riproduzione riservata


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