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Camera. De Filippo su sicurezza alimentare e xylella fastidiosa, inquinamento ambientale e registro nazionale endometriosi

Non risulta che la presenza di Xylella fastidiosa sia mai stata evidenziata nei frutti di nessun olivo contaminato e, secondo il parere dell'Efsa, i semi ed i frutti sono esenti dal trasmettere il batterio. Si è in attesa del parere del Garante della privacy sullo schema di Dpcm per l'istituzione dei registri di rilevanza nazionale e regionale per poter dare il via al registro nazionale per l'endometriosi"

19 GIU - Il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, è intervenuto questa mattina in Aula alla Camera per rispondere a due interrogazioni. La prima, presentata da Giuseppe L'Abbate (M5S) riguardava le iniziative volte a fornire una corretta informazione scientifica in relazione all'emergenza fitosanitaria provocata dal batterio Xylella fastidiosa, con particolare riguardo alla sicurezza alimentare dei prodotti agricoli. Il sottosegretario ha spiegato come, al momento attuale, non risulta che la presenza di Xylella fastidiosa sia mai stata evidenziata nei frutti di nessun olivo contaminato da questo microrganismo. "L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), nel parere scientifico del gennaio 2015 - ha dichiarato De Filippo - ha sottolineato che è scientificamente provato che i semi ed i frutti sono esenti dal trasmettere il batterio".

Questa la risposta integrale di De Filippo: "La Xylella fastidiosa è un batterio gram-negativo di origine americana, iscritto nella lista Al dei patogeni da quarantena dell'Organizzazione europea e mediterranea della protezione delle piante, le cui segnalazioni pregresse in Europa e nel bacino del Mediterraneo in ospiti diversi dall'olivo non avevano trovato fino ad ora conferma. Nel 2013 il suo ritrovamento, in un'ampia area del Salento, su olivi colpiti da una malattia sinora sconosciuta, il «Complesso del disseccamento rapido dell'olivo (CoDiRO)», ha causato una vera e propria emergenza fitosanitaria.

Su questa malattia si sono indirizzate ricerche volte ad accertare la via di ingresso del batterio, nonché la sua patogenicità ed epidemiologia, soprattutto in funzione della messa a punto di strategie ed azioni di lotta e/o di contenimento della sua diffusione.
L'unica segnalazione nota di infezione di Xylella su olivo era stata riscontrata in California ed attribuita a Xylella fastidiosa multiplex, diversa da quella a cui appartiene il ceppo CoDiRO, che rientra nella specie pauca, diffusa soprattutto in America centro-meridionale.
A differenza di quanto osservato sperimentalmente in California, dove i saggi di patogenicità della Xylella su olivo non hanno pienamente dimostrato l'induzione dei sintomi, negli olivi salentini e nelle altre specie suscettibili sinora individuate, il batterio sembra ricoprire un ruolo importante nei gravi fenomeni di deperimento e disseccamento osservabili sulla maggior parte degli ospiti infetti.
La trasmissione mediata da insetti vettori è la via di diffusione di questo batterio: lo studio della popolazione di candidati vettori nell'area salentina interessata dalla diffusione dall'epidemia ha evidenziato imponenti popolazioni della specie «sputacchina» contaminate in elevata percentuale da Xylella e in grado di trasmettere il patogeno a semenzali di pervinca.

Questo insetto, frequente negli ecosistemi agrari e naturali, non è generalmente considerato dannoso, ma dai dati sinora acquisiti sembra ricoprire un ruolo chiave nella diffusione dell'epidemia di Xylella che sta interessando il Salento e che, recentemente (nell'estate 2014), ha visto un rapido e preoccupante incremento di nuovi focolai di infezione.
Non è trascurabile, inoltre, l'identificazione delle piante ospiti suscettibili al ceppo CoDiRO.
Contrariamente alle aspettative, dai monitoraggi effettuati sulla flora spontanea degli oliveti interessati dall'epidemia, nessuna specie delle oltre 100 analizzate è risultata infetta, tranne pochi esemplari di Vinca minor. Tra le specie arboree, oltre all'olivo, sono risultati sintomatici ed infetti il mandorlo ed il ciliegio, pur se in percentuale non elevata, e alcuni ospiti arbustivi, che potrebbero rivelarsi importanti ospiti alternativi.
Al momento attuale – e rispondo ad una delle domande – non risulta che la presenza di Xylella fastidiosa sia mai stata evidenziata nei frutti di nessun olivo contaminato da questo microrganismo.
Infatti, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), nel parere scientifico del gennaio 2015, il quale ha avuto ampia diffusione ed è alla base delle decisioni europee in materia, ha chiarito che la trasmissione del batterio Xylella fastidiosa avviene attraverso gli insetti, sottolineando specificamente che è scientificamente provato che i semi ed i frutti sono esenti dal trasmettere il batterio; il parere è pubblicato sul giornale dell'Agenzia europea e chiunque interpelli quel sito può facilmente consultarlo. La pianta di ulivo colpita da tale batterio subisce un processo di rapido disseccamento, che inibisce la produzione o la maturazione dei frutti, che quindi non avrebbero le caratteristiche per essere utilizzate, per la produzione di olio.
Si sottolinea altresì che il provvedimento di eradicazione ed abbattimento delle piante di ulivo, deciso dalla Commissione Europea, garantirebbe che eventuali olive ancora presenti sulla pianta infettata non potrebbero, in ogni caso, essere utilizzate per la produzione di olio.

Questo Ministero della salute assicura la piena disponibilità ad intraprendere azioni tese ad una rapida e capillare circolazione delle informazioni in materia, attraverso una più forte attività di sinergia tra i vari Ministeri e anche degli altri enti coinvolti. Ciò potrà consentire di assumere le iniziative più opportune per delimitare e definire i vari aspetti di una problematica che oggi appare ancora molto complessa.
Da ultimo, segnalo che il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha costituito un comitato tecnico-scientifico, composto da esperti delle principali istituzioni scientifiche nazionali ed internazionali, per approfondire tutti gli aspetti della problematica di Xylella fastidiosa.
Sul fronte della ricerca scientifica, invece, ricercatori italiani hanno isolato in coltura pura il batterio e caratterizzato l'intero genoma, identificando la posizione filogenetica del ceppo. La conoscenza del ciclo vitale del vettore, inoltre, ha permesso di definire un piano di interventi per l'efficace abbattimento della popolazione degli insetti".
 
È stato poi il turno di Vincenza Labriola (Gruppo Misto) e della sua interrogazione riguardante gli interventi per la tutela della salute della donna e del bambino in relazione ai fattori di rischio legati all'inquinamento ambientale e iniziative per l'istituzione del registro nazionale dell'endometriosi. La sorveglianza delle malformazioni congenite è stata definita da De Filippo "una priorità", sia in considerazione dei dati di prevalenza, che si stima compresa tra il 3 e 5 per cento dei concepiti, sia per le ricadute rilevanti che le malformazioni congenite hanno in campo sanitario e sociale. "I registri delle malformazioni congenite - ha spiegato - sarebbero in grado di garantire la registrazione continua di patologie malformative in una data regione geografica, con l'obiettivo generale di migliorare sia le conoscenze su queste patologie sia le iniziative che sono conseguenti a queste informazioni". Questi registri, attualmente, sono attivi solo in alcune realtà territoriali. Per quanto poi attiene all'istituzione del registro nazionale dell'endometriosi, "questa patologia è ricompresa nell'ambito dei registri di rilevanza nazionale e regionale", il cui schema di Dpcm è stato trasmesso lo scorso settembre all'Autorità garante per la protezione dei dati personali. "Appena avremo questo parere, procederà l'iter conclusivo per la definizione e, quindi, per l'istituzione, del registro nazionale, tra cui anche quello per la l'endometriosi".

Questa la risposta integrale di De Filippo: "Con riguardo alle questioni che sono state sottoposte con l'atto ispettivo in esame, si osserva quanto segue. Per quanto attiene la prevenzione primaria delle malformazioni congenite, si precisa che questa rappresenta oggettivamente una priorità per la sanità pubblica e le azioni di prevenzione vanno effettuate sia nel periodo preconcezionale sia in quello peri-concezionale, attraverso misure di sanità pubblica volte ad evitare e minimizzare l'esposizione ad agenti teratogeni e genotossici (quali farmaci, agenti infettivi, xenobiotici ambientali e anche agenti di tipo occupazionale) e a promuovere, nelle donne in età fertile, stili di vita sani, con particolare riferimento all'eliminazione dell'alcol, del fumo di sigaretta ed alla promozione di un'alimentazione sempre più equilibrata e corretta.
A questo proposito, tra le tante iniziative che proverò a sintetizzare, in una stretta collaborazione con il Centro nazionale malattie rare dell'Istituto superiore di sanità, un'ultima iniziativa è stata promossa per la diffusione delle recenti Raccomandazioni europee sulla prevenzione primaria delle malformazioni congenite, attraverso l'organizzazione di uno specifico workshop dal titolo «Prevenire le malformazioni congenite: dalle Raccomandazioni europee alle azioni nazionali», che si è svolto proprio il 16 marzo scorso a Roma presso il Ministero della salute.
La sorveglianza delle malformazioni congenite è una priorità, come dicevo, sia in considerazione dei dati di prevalenza, che si stima compresa tra il 3 e 5 per cento dei concepiti, sia per le ricadute rilevanti che le malformazioni congenite hanno in campo sanitario e sociale. In effetti, i registri delle malformazioni congenite sarebbero in grado di garantire la registrazione continua di patologie malformative in una data regione geografica, con l'obiettivo generale di migliorare sia le conoscenze su queste patologie sia le iniziative che sono conseguenti a queste informazioni. L'attività dei registri permette la conoscenza della prevalenza, dell'incidenza e delle fluttuazioni, nello spazio e nel tempo, delle malformazioni congenite, e rende possibile, inoltre, la verifica dell'efficacia delle azioni di prevenzione mirate e delle scelte sanitarie che in quei territori sono state effettuate. Inoltre, i registri dislocati sul territorio assumono una rilevanza strategica in riferimento alla creazione di un sistema integrato di registrazione delle malformazioni congenite su base nazionale.

La normativa di riferimento per la sorveglianza epidemiologica delle malformazioni congenite è, come è noto, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 luglio 1999: all'articolo 1, comma 4, viene espressamente specificato che «Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con il contributo dell'Osservatorio epidemiologico territoriale, attuano programmi di ricerca epidemiologica sulle malformazioni congenite, afferendo a specifici registri regionali, interregionali e delle province autonome; i relativi dati confluiscono in un registro nazionale sulle malformazioni congenite, che viene tenuto dall'Istituto superiore di sanità».
Attualmente, in Italia, solo in alcune realtà territoriali, purtroppo, sono attivi e operativi i seguenti registri delle malformazioni congenite: vi è un registro Nord-Est Italia, che include nel proprio programma di sorveglianza le regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia e le province autonome di Trento e Bolzano; vi è un registro in Toscana, in Emilia-Romagna, in Campania e in Sicilia.
In Lombardia esistono due distinte attività di sorveglianza delle malformazioni congenite; in altre regioni sono state avviate alcune esperienze pilota, per esempio in Piemonte, o esplorative, per esempio in Sardegna, per l'avvio di un sistema di sorveglianza delle malformazioni congenite. In Calabria esisteva già da diversi anni un'attività di rilevazione delle malformazioni congenite, però non a copertura regionale, presso l'Università di Catanzaro.
Nel 2012, mediante un decreto del presidente della giunta regionale, specificamente il decreto n. 6396 del 10 maggio 2012, questa attività è stata ufficialmente formalizzata in quella regione. In Puglia risulta che sia stato istituito il registro delle malformazioni congenite mediante una deliberazione della giunta regionale n. 1409 del 23 luglio 2013, «Costituzione e avvio delle attività del registro delle malformazioni congenite della regione Puglia», l'atto citato dall'onorevole, che, dalle notizie che ascolto in diretta questa mattina, risulterebbe attivato soltanto dal 1o gennaio 2015.

Per quanto riguarda, nello specifico, la regione Puglia, vorrei ricordare che, in base alla legge n. 6 del 2014, questa regione ha ricevuto, per l'anno 2014, un contributo statale di circa 8 milioni di euro, a cui si sono aggiunti altri 13 milioni di euro stanziati dalla stessa regione con le delibere nn. 1980 del 2012 e 2337 del 2013. Con questi fondi è stato costituito un Centro regionale ambiente e salute, che, tra l'altro, ha implementato attività di prevenzione primaria e secondaria in quella regione.
Per quanto riguarda i progetti promossi e finanziati dal Ministero nell'ambito del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, lo studio SENTIERI, che è quello del 2009, in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità, riguarda specificamente, come è stato ricordato, la sorveglianza epidemiologica delle popolazioni residenti proprio nei siti contaminati.
Il progetto più recente «Valutazione del rischio riproduttivo in aree a forte pressione ambientale», dal nome RISCRIPRO–SENTIERI, per un importo di 280 mila euro, ha l'obiettivo generale di stimare il rischio di malformazioni congenite nelle aree dei siti di interesse nazionale per la bonifica, i cosiddetti SIN, studiati nel progetto SENTIERI, per rafforzare il sistema di sorveglianza e identificare le priorità per azioni di sanità pubblica.
Uno degli obiettivi specifici di questo studio riguarda esattamente – cito – il «Rafforzamento della rete dei registri delle malattie rare e il potenziamento della collaborazione di soggetti diversi del sistema sanitario nazionale, regionale e locale, nel campo della salute riproduttiva per il trasferimento delle evidenze di rischio e di impatto in azioni, soprattutto, di prevenzione» Inoltre, attualmente è ancora in corso un altro progetto CCM dal titolo «Studi di biomonitoraggio e tossicità degli inquinanti presenti nel territorio di Taranto», per un importo di 450 mila euro, coordinato ancora una volta dall'Istituto superiore di sanità, che si concluderà nel marzo 2016, che ha come obiettivo generale la valutazione sia dell'esposizione di gruppi di popolazione residente in aree della città di Taranto prossime allo stabilimento ILVA, a confronto con aree non impattate dalle emissioni dello stabilimento ILVA stesso, sia del possibile impatto sulla salute proprio riproduttiva femminile e su funzioni cognitive in popolazioni specificamente pediatriche.
  

In particolare, tale progetto, in uno degli obiettivi specifici, effettua una proprio stima del ruolo svolto dall'interazione tra esposizione a inquinanti ambientali, specificamente: diossine, policlorobifenili e idrocarburi policiclici aromatici, e caratteristiche genetiche relative ad enzimi coinvolti nella biotrasformazione degli stessi inquinanti sulla salute riproduttiva femminile, specificatamente nell'insorgenza di endometriosi.
A questa patologia, l'endometriosi, si è fatto riferimento anche nel recentissimo Piano nazionale per la fertilità, presentato dal Ministro della salute il 27 maggio 2015.
Riguardo, ed è il secondo quesito, all'istituzione del registro nazionale dell'endometriosi, segnalo che questa patologia è ricompressa, sicuramente, nell'ambito dei registri di rilevanza nazionale e regionale, di cui allo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri attuativo delle disposizioni di cui all'articolo 12, comma 11, del decreto-legge, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, l'istituzione in materia di sistemi di sorveglianza e di registri.
Il predetto schema di DPCM, predisposto dal Ministero per la salute, è stato già trasmesso, per la richiesta del previsto parere, essendo dati sensibili, all'Autorità garante per la protezione dei dati personali in data 26 settembre 2014. Appena avremo questo parere, procederà l'iter conclusivo per la definizione e, quindi, per l'istituzione, del registro nazionale, tra cui anche quello per la l'endometriosi". 

19 giugno 2015
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