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16 DICEMBRE 2018
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51º Congresso Sumai. Magi: “Specialistica garanzia per Ssn. No al regionalismo”. E su Legge Bilancio: “Esecutivo rispetti quanto previsto dal contratto di Governo”

Il segretario degli specialisti ambulatoriali da Saint Vincent fotografa la situazione attuale della professione e del Ssn. Critiche alle Regioni: “Con ancora più autonomia si decreta la fine del Ssn”. E poi sulla medicina territoriale: “Ridisegnare convenzioni per un rapporto più stretto tra medici di base e specialisti”. E su carenza medici: “No a specializzandi nel Ssn. Assumere prima tutti gli specialisti Sumai disponibili”. LA RELAZIONE - SEGUI LA DIRETTA DEL CONGRESSO

10 OTT - “Gli specialisti ambulatoriali sono ancora una volta sotto attacco e con loro l’intero Sistema Sanitario Nazionale”. L’allarme lo lancia il segretario generale del Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana (Sumai), Antonio Magi aprendo i lavori del 51º congresso Nazionale del SUMAI Assoprof in corso di svolgimento a Saint Vincent fino al 12 ottobre. Il “Sumai garanzia per il Ssn” è il tema al centro dei lavori “Noi - assicura Magi- lavoreremo insieme alle altre categorie per difendere il Sistema. Inoltre proponiamo, e lo approfondiremo durante il Congresso, di mettere al centro la sanità di prossimità, cioè portare l’assistenza sanitaria di primo livello dove vive e lavora il cittadino”.
 
“Gli specialisti ambulatoriali sono ancora una volta sotto attacco e con loro anche l’intero Sistema Sanitario Nazionale”. Questo è il concetto che Antonio Magi, segretario generale del Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana (Sumai), sottolinea inaugurando i lavori del 51 Congresso Nazionale SUMAI Assoprof, in corso di svolgimento fino al 12 ottobre al Parc Hotel Billia di Saint Vincent. 

 
La difesa del SSN
“Non sostituendo gli specialisti ambulatoriali che vanno in pensione e portando in ospedale parte delle ore della specialistica - spiega Magi- si crea una desertificazione del territorio. E si creano le liste d’attesa, provocando il fenomeno dell’out of pocket: i cittadini, non potendo fare le visite in tempi soddisfacenti, devono pagare. E buona parte dei pazienti che non hanno disponibilità economica, purtroppo, si rivolgono al Pronto soccorso intasandolo in maniera impropria. L’impoverimento dei servizi territoriali e l’allungarsi delle attese non fanno altro che favorire mutue e assicurazioni a sfavore del Ssn”.
 
Questo, ricorda Magi non è la prima volta che succede: “il Sumai fu stato costretto ad affrontare, nel 1992,  la riforma del ministro De Lorenzo, il dlgs 502, poi ci fu la legge Bindi 517 del 1999. Oggi la manovra è fine - continua il segretario generale - non toccando direttamente il Ssn ma tramite altre leggi, come il Jobs Act e la riforma del fisco, che hanno creato una condizione per cui il datore di lavoro invece di offrire un aumento di stipendio ai lavoratori offre un fondo sanitario sostitutivo del servizio sanitario pubblico, con la possibilità di detrarre totalmente la spesa. Morale della favola: il cittadino paga due volte”.
 
SUMAI: una garanzia per il Ssn
“Si cerca di abituare l’inconsapevole cittadino all’idea che l’assistenza specialistica territoriale, erogata nei poliambulatori delle ASL, non potrà più essere fruibile come in passato a causa delle lunghe attese e degli elevati costi di ticket e super-ticket. Allo stesso tempo s’insinua l’idea che nel privato si possono avere le stesse prestazioni, senza attese e con costi abbordabili.
 
E così, dopo aver annientato l’attività ambulatoriale, il successivo passo sarà colpire l’assistenza legata al ricovero, partendo anche qui, come sul territorio, dalle liste d’attesa per poi aumentare contemporaneamente il numero di stanze a pagamento ed offrendo, in alternativa o in aggiunta, un numero considerevole di cliniche convenzionate facilmente accessibili, tramite Mutue, Assicurazioni e Fondi Sanitari. Vi sono già grossi gruppi stranieri che hanno già acquistato in tutta Italia strutture private sanitarie di ricovero allo scopo.
 
C’è poi da chiedersi anche chi sarà a dare assistenza specialistica nelle aree disagiate del Paese, tra le montagne, nelle aree con scarsa densità abitativa e residenziale e nelle Isole, aree che gli speculatori considerano come poco remunerative.
 
Il SUMAI c’è! E fino a quando sarà presente sul territorio ci sarà sempre la garanzia che vengano erogati con il SSN servizi specialistici ai cittadini.
 
Il SUMAI è vigile e non dimentica, perché ha avuto esperienza diretta, perché nasce proprio con le mutue più di 50 anni fa e conosce bene il sistema e per questo crede e si pone a difesa di un Sistema “Universale, Solidale ed Equo” che alcuni “picconatori” stanno cercando di trasformare sempre più in “Scarsamente Universale, meno Solidale e per nulla Equo”.
Ecco spiegato il titolo del congresso in quanto il SUMAI è davvero la garanzia per il Servizio Sanitario Nazionale.
 
Lo scorso anno abbiamo festeggiato assieme a Salerno il 50° dalla fondazione del SUMAI e quest’anno festeggeremo il 40° del SSN ed il 60° del Ministero della Salute. 
I “Sumaisti”, chiamati così in quanto operanti con il contratto SUMAI, sono quei medici e professionisti che troviamo: nelle ASL presso le Case della Salute, nei Poliambulatori, nei Consultori, nei CAD, nei Centri di Salute Mentale, nei SERD, nei Dipartimenti Materno Infantili, nei Centri Vaccinali, nei Servizi Veterinari, ecc.); negli Ospedali (presso i Pronti soccorsi, nei Reparti di degenza, nella Sale operatorie, negli Ambulatori ecc.); nei Policlinici Universitari (nei Pronti soccorsi, nei reparti di degenza, nelle sale operatorie, ecc.); nei luoghi di detenzione (nelle Carceri); nelle aree disagiate (in montagna e nelle isole); nei servizi SASN alle dirette dipendenze del Ministero della Salute (nei Porti, e negli Aeroporti);  presso l’INAIL.
 
Il termine Sumaisti infatti, è entrato ormai nell’uso comune al punto da essere presente nei documenti ufficiali del Governo, negli atti parlamentari, nei decreti Regionali, nelle delibere delle Aziende Sanitarie e nella terminologia degli addetti ai lavori, per individuare questa tipica tipologia di rapporto giuridico individuandola con il nome del sindacato che lo ha inventato. Siamo circa 20.000 tra donne e uomini, che in questi 40 anni hanno contribuito quotidianamente a sostenere il SSN, assicurando con professionalità, passione e grande competenza quella necessaria assistenza specialistica sia di I livello che di II livello a tutti gli Italiani, ai quali non interessa certamente quale sia il nostro rapporto giuridico, gli importa soltanto che da 50 anni siamo i loro specialisti di fiducia, i loro specialisti di libera scelta.
 
La mancanza di medici specialisti
Durante l’incontro avvenuto il 20 giugno scorso, in Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, tra gli Assessori regionali e il Ministro Giulia Grillo si è discusso, tra le altre cose, sulla determinazione del fabbisogno di medici specialisti al fine di supplire a carenze di organico, vera e annosa spina nel fianco dei vari sistemi sanitari regionali. Il Presidente della Commissione Salute, Antonio Saitta, ha dichiarato in quell’occasione che: “quello del personale è un nodo da risolvere urgentemente. Come dargli torto? Il 18 luglio, però, lo stesso Presidente della Commissione Salute in rappresentanza delle Regioni aggiusta il tiro e, nel rivendicare la piena autonomia programmatoria ed organizzativa delle Regioni, presenta nel corso dell’Audizione in Commissione Igiene e Sanità un pacchetto di proposte “incisive” per risolvere la carenza di medici specialisti che invece di prevedere la più logica delle proposte quella cioè di un immediato ristoro, vale a dire la pronta e graduale assunzione di medici specialisti pronti e in attesa di entrare nel SSN, con contratti di dipendenza o SUMAI e procedere successivamente all’assunzione di chi poi si specializzerà.

In sintesi, possiamo considerare, ma solo dopo aver assunto tutti gli specialisti disponibili ai sensi dall’ACN e del CCNL, il possibile impiego di un medico nell’ultimo anno di specializzazione nella struttura territoriale o ospedaliera.

 
Per dirla come le Regioni “è arrivato il momento delle decisioni”, non si può più rimandare, bisogna necessariamente e in breve tempo fare le inevitabili assunzioni, tanto sul territorio che in ospedale anche se questo comporterà un inevitabile aggravio dei bilanci regionali, dimostrando così che la politica fin qui seguita è stata fatta da soli tagli e non dal buon governo.
 
Il de-finanziamento del SSN
Per il 2018 e per il 2019 la Legge di Bilancio non ha previsto alcun incremento del Fondo Sanitario Nazionale che rimane fissato a quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2017, poi rideterminato dal Decreto 5 giugno 2017: a 113,396 miliardi per il 2018 e 114,396 miliardi per il 2019. Secondo il Sumai tocca quindi a questo “Governo del cambiamento” far fede al contratto firmato.
 
Le disuguaglianze regionali
Un unico Servizio Sanitario Nazionale e 21 Sistemi Sanitari Regionali: troppe differenze da Regione a Regione nelle condizioni di salute e nell’aspettativa di vita degli italiani.

In Italia si vive più a lungo a seconda del luogo di residenza o del livello d’istruzione. Queste disuguaglianze sono acuite dalle difficoltà di accesso ai servizi sanitari che penalizzano la popolazione di livello sociale più basso con un impatto significativo sulla capacità di prevenire o di diagnosticare rapidamente le patologie. Insomma il Servizio Sanitario Nazionale assicura, mediamente, la longevità degli italiani, ma non l’equità sociale e territoriale.
Oltre che tutelare la salute, il Servizio Sanitario Nazionale nasce con l’obiettivo di superare gli squilibri territoriali nelle condizioni socio-sanitarie del Paese. Ma su questo fronte i dati testimoniano il sostanziale fallimento delle politiche fin qui adottate. Troppe e troppo marcate le differenze regionali e sociali, sia per quanto riguarda l’aspettativa di vita sia per la presenza di malattie croniche. Bisognerebbe mettere subito al centro dell’agenda politica il problema dell’equità, visto anche il forte rallentamento della spesa sanitaria pubblica, il contemporaneo aumento della spesa privata e la rinuncia alle cure.
 
Se il titolo V, che ha dato alle Regioni un’autonomia praticamente illimitata, svuotando lo Stato centrale di poteri e competenze ed ha trasformato un SSN in 21 Sistemi Sanitari Regionali diseguali portandoci ad una vera negazione dell’universalismo, della solidarietà e dell’equità, perché dovremmo dare ancora più autonomia alle regioni? Per accentuare ulteriormente le diseguaglianze?  Secondo il SUMAI in questo modo verrebbe ufficializzata la fine del Servizio Sanitario Nazionale per morte cerebrale e il cadavere sarebbe già preparato sul tavolo operatorio per l’espianto dei 21 Sistemi Sanitari Regionali completamente indipendenti con regole e modelli differenti.  Se passasse questa strategia Regionale, verrebbe pregiudicata per sempre l’intenzione del Ministro e del Governo di preservare e rifinanziare il SSN e la stessa esistenza del Ministero della Salute.
Guai quindi a far uscire i 21 buoi dalla stalla. Riportarli indietro sarebbe difficilissimo, se non impossibile, anche perché ognuno di loro ha già individuato il suo pascolo con l’erba buona e da lì, state certi, non ritornerebbe più nella stalla e rimarrebbe li a pascolare.
 
Le liste d’attesa
Questo è un problema che ci sta molto a cuore e non è slegato dagli altri che abbiamo già discusso come la carenza di specialisti, il de-finanziamento, le disuguaglianze e via dicendo ed è un chiaro indicatore del fallimento delle politiche regionali sulla sanità territoriale.
Dopo anni di oblio, il Ministro Giulia Grillo, appena insediatasi, ha fatto tornare le liste d’attesa al centro dell’agenda politica nazionale con la richiesta alle Regioni dei dati per valutare il fenomeno e prendere così i giusti provvedimenti.
Per noi una possibile soluzione, oltre a quella di bilanciare la domanda con un’offerta adeguata di ore di specialistica territoriale Sumai, sarebbe quella superare i CUP e i RECUP e mettere in rete gli attori del sistema che sul territorio sono i MMG, i PLS e gli Specialisti Ambulatoriali (Sumaisti).
 
Gli atti di violenza sugli operatori sanitari
Certamente le difficoltà di accesso alle cure, le liste di attesa, la carenza di personale sanitario, l’abbandono da parte dello Stato dei presidi di polizia nei PS, una campagna di stampa aggressiva,  il continuo contenzioso medico-legale, sono tutti elementi che hanno portato, nel tempo, ad un aumento degli atti di violenza sugli operatori sanitari.

Questa è una dell’emergenze che ci preoccupa di più, anche perché dobbiamo recuperare, al più presto, quell’alleanza tra medico e paziente che è la base per una corretta relazione di cura. Quell’alleanza che è stata minata dai tagli alla sanità, dal blocco del turnover e dalla burocrazia scaricata sul medico.

Infatti il tempo che il medico può dedicare al paziente è sempre meno.
Molte di queste aggressioni sono causate proprio dalla mancanza di comunicazione tra medico e paziente. Paziente che si sente solo, ignorato, non più ascoltato.
 
Il Ricambio generazionale
Questa è la priorità per il futuro ed è un impegno, in parte già messo al sicuro, in quanto il SUMAI lo ha fortemente voluto nel testo dell’ultima convenzione firmata: “Necessità di affrontare il ricambio generazionale” fare cioè quanto possibile, nella normativa, per agevolare l’inserimento dei giovani medici specialisti nelle graduatorie e quindi l’accesso nel SSN. Se non si interverrà con la regolare e naturale sostituzione di chi va in pensione con i nuovi specialisti nel 2025 ci sarà un bisogno inevaso di circa 10.661 specialisti ambulatoriali interni, che associato al contemporaneo pensionamento di circa 47.543 ospedalieri porterà ad una carenza pari a 58.204 specialisti con buona pace della presa in carico, dei PDTA, e dell’integrazione tra territorio-ospedale e ospedale-territorio e di tutto il Servizio sanitario nazionale pubblico senza  contare  anche  il  contemporaneo  pensionamento  di 35.000 medici di medicina generale che nel caso di un perdurare dell’attuale immobilismo regionale, seppellirà per sempre il SSN.

Questi i temi toccati dal segretario generale Antonio Magi nel corso della sua relazione inaugurale. In conclusione il messaggio che da Saint Vincent il Sumai vuole lanciare è che se è vero che il sistema è sotto attacco è anche vero che la categoria degli operatori, e la presenza di tutti i sindacati medici della convenzionata, della dipendenza, degli infermieri e dei cittadini è unita in difesa del Servizio sanitario nazionale.
 

10 ottobre 2018
© Riproduzione riservata


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