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Aggressioni ai sanitari. “Serve più consapevolezza del rischio e per questo è necessaria una formazione adeguata”. Intervista a Mario Carotenuto (Università di Brescia)

Il fenomeno della violenza ai danno degli operatori sanitari può essere contrastato anche attraverso il riconoscimento di situazioni di rischio, analizzando l’effettivo pericolo e gestendo le situazioni di minaccia per assicurarsi l’incolumità fisica. "La consapevolezza del rischio aiuta a controllare la paura. Non frena, rende accorti”. Ne è convinto il docente di “Misure di autoprotezione in aree a rischio sociale, criminalità e terrorismo” alla Facoltà di Medicina di Brescia

23 APR - La prevenzione delle aggressioni e violenze in sanità si combatte anche attraverso il riconoscimento, da parte degli operatori, di situazioni di rischio, analizzando l’effettivo pericolo e gestendo le situazioni di minaccia per assicurarsi l’incolumità fisica. Mario Carotenuto, docente di “Misure di autoprotezione in aree a rischio sociale, criminalità e terrorismo” alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Brescia” ne è fortemente convinto.
 
Professor Carotenuto in quali contesti ha maturato la sua interessante esperienza formativa in un settore così delicato?
Nel 2005, al rientro in Italia da una delle mie missioni all’estero per conto della NATO e delle Nazioni Unite, il coordinatore del Corso di perfezionamento in medicina tropicale e salute internazionale istituito presso la Facoltà di medicina e chirurgia della facoltà di Brescia, prof. Francesco Castelli, vista la mia esperienza in ambito internazionale mi chiese di pensare a una materia che potesse essere di utilità a quegli operatori sanitari e umanitari che intendevano recarsi all’estero.

Al corso potevano accedere i laureati in medicina e chirurgia, biologia, biotecnologie, farmacia e chimica, tecnologie farmaceutiche, infermieristica. Nelle mie missioni avevo avuto modo di vedere molti medici e infermieri, oltre a cooperanti internazionali, “infilarsi” in situazione ad alto rischio per mancanza di conoscenza delle più elementari regole legata alla sicurezza in aree a rischio conflitto armato, criminalità e terrorismo. Evidentemente tali regole erano elementari solo per chi come me era stato adeguatamente formato e addestrato.
Proposi quindi al prof. Castelli di introdurre “Misure di autoprotezione in aree a rischio sociale, criminalità e terrorismo” nel programma del corso. La proposta fu accettata e inserita insieme alle mie lezioni di Diritto Internazionale Umanitario.

Cosa intende per gestione di situazioni di rischio?
Autoprotezione significa conoscere e mettere in atto le misure e le condotte volte a tutelare l’incolumità psicofisica dell’individuo nella contingenza di una minaccia o di un evento dannoso. E’ pertanto necessario identificare i rischi per poi saperli affrontare, dopo aver valutato la consistenza della minaccia e della vulnerabilità. Come in ogni ambito, la prevenzione è fondamentale, il che significa anche conoscere il Paese di destinazione, quindi la sua società, la sua cultura, le sue condizioni sociali, economiche e politiche, i suoi usi e costumi (in ambienti internazionali si parla di cultural awareness, ossia della sensibilità culturale che si deve avere quando ci si trova in un paese diverso da quello di provenienza).

Lei è un esperto di geopolitica, intelligence e security. Pensa che la metodologia che ha avuto modo di mettere a punto, possa dare risultati apprezzabili per frenare gli episodi di aggressioni e violenze in sanità?
Nel caso la prevenzione non abbia sortito l’effetto sperato, si deve essere in grado di gestire le situazioni potenzialmente pericolose con il pieno controllo della propria emotività. I rischi affrontati sono quelli legati alla security, ossia i disordini pubblici, la criminalità e il terrorismo. Fondamentale è saper identificare i segnali indicatori di una minaccia, che vanno valutati nel loro complesso e nel loro contesto.
Dal 2013 partecipano alle lezioni anche gli iscritti al Master interuniversitario di I livello in Medicina tropicale e salute globale istituito dalle facoltà di Medicina e chirurgia di Brescia e Firenze. Con l’intenzione di dare un adeguato strumento di approfondimento non solo ai frequentatori del corso di perfezionamento (ora denominato “Global Health”) e del master, nel 2016 ho pubblicato “Disordine pubblico, criminalità e terrorismo: guida all’autoprotezione”. Il volume si affianca a “Compendio di diritto internazionale umanitario” uscito nel 2010.

Nei giorni scorsi ho letto che ogni anno in Italia sono ben tremila le aggressioni subite dal personale sanitario, soprattutto del 118, del Pronto Soccorso e della Guardia medica. Aggressioni perlopiù verbali e fisiche, ma anche sessuali. Nel 2005 ritenevo a rischio gli espatriati, ma devo ora constatare che in Italia il fenomeno è più diffuso seppur con conseguenze meno dannose (all’estero il personale sanitario straniero è più soggetto a omicidio, sequestro di persona, rapina).
Insieme ad alcuni soci, ho fondato la società BResponsible che si occupa di consulenza e formazione per la sicurezza da azioni criminali e terroristiche e si rivolge a imprese e istituzioni pubbliche e private. L’art. 2087 del codice civile recita testualmente che "L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro". Il D.Lgs. n.81/2008, e modifiche e integrazioni successive, impone al datore di lavoro di valutare tutti i possibili rischi che esistono o possono sorgere negli ambienti di lavoro, compresi quindi quelli legati alla criminalità e al terrorismo.

Partendo da tali presupporti, la consulenza fornita da BResponsible prevede un iter focalizzato sulla mappatura delle vulnerabilità, accompagnato da un report, e dalla redazione dei piani di sicurezza ed evacuazione, mentre la formazione verte sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e la tutela dell’incolumità fisica e psicologica del singolo individuo. Le competenze acquisite permettono un aumento della consapevolezza dei rischi e delle minacce, un aumento delle capacità di problem solving, della pratica della prevenzione, della valutazione e gestione dei rischi, della gestione delle criticità e delle crisi, della capacità di resilienza e adattamento. Sono affrontate le misure inerenti la prevenzione e la gestione di atti criminali come il sequestro di persona, l’aggressione, la rapina, la violenza sessuale, e terroristici come gli attentati, il rinvenimento di oggetti sospetti, l’esplosione di ordigni, l’irruzione armata. Una parte importante è dedicata agli aspetti psicologici.

Cosa consiglia agli operatori sanitari del servizio pubblico?
Alla base di qualsiasi attività lavorativa occorre sempre investire una formazione adeguata e specialistica. Essa inizia sempre con il motto da me coniato per l’attività accademica: “La consapevolezza del rischio aiuta a controllare la paura. Non frena, rende accorti”.
 
Domenico Della Porta
Presidente Osservatorio Nazionale Malattie Occupazionali e Ambientali – Università degli Studi di Salerno 


23 aprile 2018
© Riproduzione riservata


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