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Il podologo può prescrivere e fabbricare ortesi. Basta con le polemiche inutili

di Mauro Montesi

23 LUG - Gentile direttore,
“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, mai la massima, pur tanto usata, è così appropriata come nel caso dell’ostinazione dei tecnici ortopedici. Basta leggere “quotidiano sanità.it” del 20 luglio per rendersi conto della pervicacia con la quale essi seguono una loro personale convinzione assolutamente errata.

Non perché lo dice l’Associazione italiana podologi (AIP), ma perché lo afferma al di fuori di ogni dubbio il Consiglio Superiore di Sanità con pronuncia definitiva del 18 ottobre 2011. Quindi la competenza a fabbricare ortesi plantari e digitali da utilizzare sul paziente senza la necessità di prescrizione medica è esclusivamente del podologo.

E’ chiarissimo poi, nonostante quanto affermato nell’articolo, che il Podologo non può prescrivere ortesi che vengano prodotte da altri. Secondo la direttiva CEE, infatti, il podologo prescrive e realizza egli stesso le ortesi necessarie. Si deve aggiungere che mai è stato ipotizzato che il podologo abbia la possibilità di fare prescrizioni mediche. Perciò può stare tranquillo chi ipotizza che tale possibilità è di quelle destinate a esplodere.

Non potrà quindi sfuggire ai colleghi quanto sia assurdo e capzioso riprendere una discussione iniziata 17 anni fa e sempre risolta a favore della Podologia da sentenze e pronunce ministeriali. Ma l’ostinazione e la protervia hanno trovato il massimo storico nel coinvolgimento del Consiglio Superiore di Sanità da parte della FIOTO (Federazione Italiana Tecnici Ortopedici). Ebbene, dopo la pronuncia del Consiglio Superiore che pure non lascia spazio ad alcun dubbio, con una sorprendente ostinazione, degna di miglior causa, i tecnici ortopedici tornano alla carica con l’unico risultato di aver perso del tempo e ancora una volta incassato un netto no alle tesi prospettate, se è vero, ed è vero, che il Ministero della Salute ha affermato “rispetto al parere del CSS non abbiamo nulla da aggiungere”.

Anche l’AIP non avrebbe nulla da aggiungere, se non riaffermare con forza che non è neppure ipotizzabile una limitazione delle specifiche competenze professionali del podologo, stabilite dal profilo e ribadite da sentenze della Magistratura amministrativa e penale, nonché da pareri ministeriali.
Resta solo da domandarsi perché tanta insistenza e caparbietà; quali interessi i tecnici ortopedici intendano difendere con il continuo ritornare su un tema ormai agli atti? A questo si dovrebbe dare risposta, anziché a una querelle che rischia di diventare senza fine.
 
Mauro Montesi
Presidente Associazione italiana podologi
 


23 luglio 2012
© Riproduzione riservata

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