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Ipotiroidismo subclinico nell’anziano: inutile il trattamento con L-tiroxina

di Maria Rita Montebelli

Lo studio TRUST, appena pubblicato sul New England Journal of Medicine dimostra che dal punto di vista sintomatico (sintomi da ipotiroidismo, stanchezza e facile affaticabilità) il trattamento con L-tiroxina, in caso di ipotirodismo subclinico (definito come elevati valori di TSH in presenza di normali livelli di ormoni tiroidei) non determina alcun beneficio. I livelli di TSH con il trattamento si riducono, ma i sintomi non vengono minimamente modificati

04 APR - L’ipotiroidismo è una condizione clinica che si riscontra con una certa frequenza nell’anziano e che è dunque bene tener presente, andandone a ricercare i sintomi e controllando gli esami di funzionalità tiroidea in caso di sospetto.
 
Ma nell’anziano l’ipotiroidismo in fase subclinica va trattato o no? A questo argomento, spinoso, controverso e neppure tanto infrequente nella pratica clinica quotidiana hanno cercato di dare una risposta i ricercatori del gruppo di studio TRUST.
 
A tale proposito è stato organizzato uno studio multicentrico, in doppio cieco, randomizzato, controllato versus placebo che ha arruolato 737 adulti ultra-65enni (età media 74,4 anni; 53,7% femmine) con ipotiroidismo subclinico persistente (definito come valori di TSH compresi tra 4,60 e 19,99 mIU/L e valori di tiroxina libera nei limiti della norma).
 
368 pazienti sono stati assegnati al trattamento con L-tiroxina al dosaggio iniziale di 50 mcg/die (o 25 mcg/die in presenza di un peso corporeo inferiore ai 50 Kg o di coronaropatia), da adeguare successivamente in base ai valori di TSH. Gli altri 369 pazienti sono stati invece assegnati al placebo e a pseudo-adeguamenti della posologia.
 
Gli endpoint principali dello studio erano rappresentati dalla variazione del punteggio sulla scala dei ‘Sintomi da Ipotiroidismo’ e ‘Stanchezza’ rilevati sulla base di un questionario sulla qualità di vita correlata alla funzionalità tiroidea, a distanza di un anno dall’inizio del trattamento (il punteggio andava da 0 a 100, dove i punteggi più elevati indicavano più sintomi da ipotiroidismo o una stanchezza più profonda; perché fosse interpretata come clinicamente significativa, la variazione di punteggio su questa scala doveva essere di almeno 9 punti).
 
I valori medi basali di TSH nella popolazione arruolata erano di 6,40 ± 2,01 mIU/L; a distanza di un anno, il TSH medio nel gruppo di controllo era di 5,48 mIU/L, mentre nel gruppo dei trattati (in media con 50 mcg di L-tiroxina/die) era sceso a 3,63 mIU/L. A fronte di questa differenza ‘chimica’, cioè nelle analisi di laboratorio, non è stata al contrario riscontrata alcuna differenza clinica né sul punteggio della scala Hypothyroid Symptoms, né sul quella Tiredness. Nessuna differenza tra i due gruppi è emersa neppure sul fronte degli effetti indesiderati.
 
Gli autori dello studio TRUST concludono dunque che il trattamento con L-tiroxina non comporta alcun apparente beneficio dal punto di vista dei sintomi negli anziani con ipotiroidismo in fase subclinica. Va inoltre considerato che molti anziani, con esami consistenti con una condizione di ipotiroidismo subclinico, in occasione di controlli successivi possono mostrare una normalizzazione spontanea del quadro laboratoristico.  
 
Lo studio fanno infine notare gli autori non aveva potenza statistica sufficiente per rilevare un effetto della L-tiroxina sull’incidenza di eventi cardiovascolari o sulla mortalità e dunque non è possibile escludere che questo trattamento possa offrire una protezione contro gli eventi cardiovascolari o al contrario comportare pregiudizio al riguardo.
 
Il TRUST è stato finanziato dall’FP7 dell’Unione Europea.
 
Maria Rita Montebelli

04 aprile 2017
© Riproduzione riservata

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