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Al 17° Forum Risk Management le buone pratiche delle aziende sanitarie coerenti con gli obiettivi del PNRR

di Flori Degrassi

Riteniamo importante dare voce e spazio alle idee delle Aziende in un momento in cui viene richiesto ai Direttori di realizzare nel minor tempo possibile gli obiettivi previsti dal P.N.RR. Ovviante va colta questa grande opportunità di avere fondi in conto capitale per investimenti in strutture ed attrezzature, ma bisogna contemporaneamente lavorare sulle organizzazioni

17 NOV -

Alla conclusione dell’edizione del Forum Risk Management di Arezzo del 2021, nel quale fu ampiamente illustrato il PNRR, si decise di valutare se ci fossero nelle nostre aziende sanitarie delle buone pratiche in linea o anticipatrici di quanto previsto nel PNRR ed esplicitato dettagliatamente nel DM 77 per la parte inerente al territorio.

Il nostro intento era quello di analizzare le innovazioni organizzative/gestionali promosse dalle aziende e di metterle in condivisione, dopo averle discusse, in modo da creare quella cultura organizzativa che è parte rilevante della managerialità. In sanità si parla tanto di linee guida, buone pratiche clinico-assistenziali ma molto poco o nulla di quello che consente a tutte le professionalità sanitarie di diventare sistema cioè l’organizzazione.

Ovviamente non si tratta di fare una classificazione delle capacità dei Direttori Generali, il contesto in cui si lavora ha un impatto troppo rilevante sulle capacità di un singolo, ma di diffondere idee che possono essere recepite in situazioni diverse e comunque portare frutto.

Riteniamo importante dare voce e spazio alle idee delle Aziende in un momento in cui viene richiesto ai Direttori di realizzare nel minor tempo possibile gli obiettivi previsti dal P.N.RR. Ovviante va colta questa grande opportunità di avere fondi in conto capitale per investimenti in strutture ed attrezzature, ma bisogna contemporaneamente lavorare sulle organizzazioni.

E questo è il lavoro delle aziende sanitarie. Solo le Direzioni possono modificare l’organizzazione aziendale, aprire gli ospedali, farli diventare punti di passaggio per i pazienti cronici polipatologici necessitanti di interventi complessi, spostare attività, coinvolgere e motivare i professionisti, riempire di contenuti le strutture, modificando e riattualizzando l’esistente.

Non si comincia da capo, si procede in quel percorso di spostamento del trattamento nel luogo economicamente più vantaggioso che è il territorio, per garantire la prossimità delle cure, la multidisciplinarietà e la multiprofessionalità, indispensabili per avere un sistema integrato che, pur non perdendo la sua complessità, diventa più leggibile per la persona che ha necessità di accedervi per lui o per un suo familiare.

Per raccogliere le buone pratiche organizzative è stato redatto un questionario, illustrato in prima istanza all’I.S.S. il 30 giugno ad un gruppo selezionato di Direttori Generali

Gli ambiti di analisi del Questionario sono: le caratteristiche dell’Azienda, la presenza o meno di Case di Comunità, delle C.O.T. e degli Ospedali di Comunità, il numero dei PDTA informatizzati, la conoscenza del numero dei pazienti cronici polipatologici, l’assistenza domiciliare, l’acquisizione delle attrezzature, l‘ informatizzazione ospedaliera, la medicina digitale e i rapporti con gli altri attori istituzionali e il terzo settore per la presa in carico delle fragilità socio-sanitarie

Entro il 16 novembre sono pervenuti 59 questionari, hanno risposto: 38 Asl, 10 ASST, 2 ATS, 1 Area Vasta AZUR, 7 Aziende Ospedaliere e 1 Ospedale, appartenenti a 16 Regioni Italiane.

Lo spaccato che ne è uscito evidenzia che ci sono realtà molto virtuose sul territorio nazionale e che le buone pratiche organizzative sono molto diffuse.

Quasi tutte le Aziende territoriali conoscono il numero dei pazienti cronici polipatologici del loro territorio o perché, come in Liguria, Toscana e Veneto, fanno riferimento alle Agenzie Epidemiologiche regionali e nel Lazio al Dipartimento Epidemiologico della Roma1, oppure come in Emilia-Romagna e in Veneto dove utilizzano metodi di stratificazioni del rischio basati su algoritmi, rispettivamente Risk ER e ACG. In altri casi le ASL utilizzano, per l’analisi, i dati delle esenzioni per patologia.

L’analisi dei dati consente loro di programmare la presa in carico dei pazienti ed infatti 40 aziende hanno dichiarato di aver attivato ed informatizzato i PDTA non solo per le patologie croniche ma anche quelli oncologici e neurologici. Dall’attivazione dei P.D.T.A. deriva la presa in carico del paziente attraverso la medicina digitale, sono 45 le aziende che hanno detto di averla attivata nelle sue forme di televisita, teleconsulto, telemonitoraggio, ecc, molte di queste hanno specificato il numero dei pazienti trattati. La ASL di Pescara con il progetto Quick web Connect: piattaforma di interconnnesione, scambio dati, televisita tra MMG, specialisti e resto dell'equipe multidisciplinare per la presa in carico del paziente cronico attraverso PDTA/PAI e del paziente Covid ha vinto il Premio forum PA Sanità 2021.

Delle suddette 45, 32 dichiarano di avere un centro servizi, aziendale o regionale, che garantisce la disponibilità infrastrutturale ed organizzativa della telemedicina.

Le Aziende Ospedaliere di tutte le Regioni risultano collegate al loro territorio di riferimento e condividono con esso sia i PDTA che la telemedicina seguendo a domicilio non solo i loro dimessi. Per esempio, dall’analisi congiunta dei questionari dell’Azienda ospedaliera e di quella territoriale di Modena si prende atto che hanno adottato la stessa modalità di presa in carico. La SL di Piacenza è interconnessa con la ASL e la A.O. di Parma.

Abbiamo anche chiesto informazioni sull’esternalizzazione dell’assistenza domiciliare. Hanno risposto 36 aziende: in 19 (52,7%) è esternalizzata, in 8 (22%) è mista nelle 10 (27,7%) è tutta pubblica.

Le case di Comunità sono già presenti e molto ben articolate nell’offerta prevista dal DM 77, in 28 Aziende territoriali, e in 11 di queste sono già presenti i MMG e i PLS, in 2 è in atto una sperimentazione che ne prevede la presenza in alcune giornate. In alcune è già garantita la presenza delle associazioni dei pazienti. In alcuni casi hanno una complessità anche superiore a quanto previsto nel DM 77/2022 ad esempio la Casa della Salute di Bettola, ASL Piacenza, svolge dal 2016, anticipando di alcuni anni le progettualità regionali e nazionali, prestazioni connesse alla cura dei malati oncologici (come per esempio prime visite oncologiche, prelievi ematici, ecografie addominali, ECG, visite per trattamenti antitumorali, terapie di supporto, chemioterapie, immunoterapie e terapie biologiche) andando ad integrare e rafforzare la rete delle cure oncologiche presente sul territorio.

Le Cot sono descritte ai sensi del Decreto 77/2022 e dei successivi CIS. In 14 realtà esistono già centrali operative funzionanti attivate per favorire le dimissioni o l’inserimento in RSA, Hospice o Assistenza domiciliare, in 7 Aziende le Cot sono molto ben strutturate e connesse alle strutture ospedaliere e a tutte le sedi territoriali comprese le CdC e gli OdC, servono ovviamente sia per i PDTA che per la telemedicina. Buoni esmpi sono Quelle dell’ASL Toscana S/E che presenta una buona connessione territoriale e quella della Roma 2 che traggia e monitorizza la transizione del paziente da un luogo di cura ad un altro. Nessuna Azienda ha fatto riferimento al collegamento con il 116117.

Era chiesto di descrivere il collegamento informatico in essere con MMG e PLS. Le Aziende della Lombardia usano SISS, quelle della Puglia EDOTTO, in Emilia Romagna SOLE, tutti sistemi regionali.

Tranne in rarissime realtà gli ospedali di Comunità sono già presenti con le attività previste dal decreto 77/2022. Sarà interessante valutare come le degenze infermieristiche previste negli ospedali deputate a ridurre la degenza ospedaliera si apriranno al territorio ospitando i pazienti cronici bisognosi di un periodo di maggior carico assistenziale.

Il questionario riguardava anche la sostituzione delle apparecchiature ospedaliere e la digitalizzazione dei P.S. e delle unità operative.

La maggior parte degli ospedali ha sostituito le attrezzature con più di 5 anni e quasi tutti hanno risposto di essersi attenuti alle disposizioni regionali, qualche azienda ha acquisito la robotica come nuova attività. Tutte dicono di far riferimento all’HTA.

Gli Ospedali HUB, siano essi Aziende Ospedaliere o meno, sono collegati per i teleconsulti in urgenza, la telediagnosi e la telerefertazione agli ospedali spoke, i DEA-P.S. sono collegati informaticamente alle Unità operative ospedaliere ed è molto diffusa la cartella clinica informatizzata. Tutte le Aziende hanno informatizzati i laboratori e la diagnostica per immagini, non tutte le consulenze.

32 aziende hanno dichiarato di aver effettuato televisite e teleconsulenze di neuropsichiatria e psichiatriche in epoca pandemica, alcune hanno offerto sostegno psicologico a pazienti e operatori, altre hanno effettuato presa in carico riabilitativa.

I pazienti oncologici sono stati seguiti con televisite e teleconsulti in 10 Aziende, in 5 è stato organizzato il follow-up territoriale insieme agli MMG.

Il questionario ha quindi cercato di analizzare la sicurezza dei dati. Tutte le Aziende, che hanno risposto, hanno detto di effettuare il backup descrivendone anche la periodicità e di tutelare la privacy secondo la normativa vigente. Alla domanda “i vostri dati e i vostri programmi risiedono in una infrastruttura certificata AGID” hanno risposto 40 aziende dicendo di appoggiarsi ad un’infrastruttura regionale, 23 hanno detto che è certificata AGID o in corso di certificazione, 1 che è aziendale e certificata AGID. L’Azienda che più compiutamente ha risposto dimostrando una buona connessione informatica è quella di Ragusa.

Tutte le aziende territoriali e le ATS hanno detto che prendono in carico i bisogni sociosanitari delle persone fragili o non autosufficienti insieme agli enti locali e al terzo settore. Alcuni descrivendoli accuratamente altri dandolo per scontato.

In conclusione, premettendo che la qualità di compilazione dei questionari è importante e condiziona sicuramente qualsiasi tipo di riflessione, dalla loro analisi emerge una qualità organizzativa ed erogativa di buon livello in molte realtà.

Nelle Regioni in cui hanno risposto, in modo dettagliato, molte Aziende si può valutare anche se l’offerta è di buon livello ed omogenea sul territorio regionale. Si ottiene così una buona immagine della Lombardia (12 questionari) dove le ATS, che non hanno funzioni erogative, garantiscono non solo la stratificazione dei bisogni della popolazione ma anche i rapporti con gli enti locali.

Nel Lazio, dove hanno risposto 8 ASL su 10, è apprezzabile il livello di diffusione delle C.d.C oggi C.d.S e la loro complessità organizzativa, sono già operative numerose Cot e dovunque sono attivi i PDTA e la telemedicina. In Emilia-Romagna (7) si apprezza la perfetta connessione informatica ma anche professionale e clinica tra le aziende ospedaliere e quelle territoriali. In Sicilia tutte le 6 Aziende dichiarano di aver attivato i PDTA ed alcune dei progetti di telemedicina.

Emerge una buona sanità anche dalle esperienze del Piemonte, della Liguria e del Veneto. In Campania hanno risposto 3 Aziende Ospedaliere e 1 sola territoriale, Quelle ospedaliere hanno tutte dichiarato di essere interconnesse per i PDTA con il territorio. Per le Altre regioni i dati a disposizione non consentono di esprimersi in merito al sistema regionale pur essendo emerse progettualità interessanti che saranno discusse nel Forum e oggetto di ulteriori analisi.

Ben venga quindi la standardizzazione dell’assistenza territoriale prevista dal DM 77/2022 per garantire la prossimità, l’equità e l’accessibilità alle cure in tutte le Regioni, purché non si perdano le eccellenze che sono il punto di forza del nostro sistema sanitario.

Flori Degrassi

Coordinatrice Comitato Scientifico 17° Forum Risk Management in Sanità



17 novembre 2022
© Riproduzione riservata


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