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La salute è prossima al forfait. E Schillaci, da solo, non può salvarla

di Ivan Cavicchi

Schillaci non faccia l’errore, per subire le scelte finanziarie del suo governo, di negare la crisi di sistema. Ce la descriva, la misuri, la spieghi, la dimostri alla politica, ma non faccia l’errore di negarla e la politica si prenda la responsabilità che le spetta. Ma tutto qusto il neo ministro da solo non può farlo, serve un “comitato di salute pubblica” che lo affianchi e serve costruire un fronte comune con i sindacati gli ordini e le società scientifiche

15 NOV -

Leggendo alcuni articoli, che ci hanno raccontato le loro perplessità sulle prime uscite pubbliche di Schillaci, ho notato due cose:

L’imbarazzo mi sembra nascere sostanzialmente dal fatto che questo ministro essendo un tecnico, per giunta un medico, certe cose non dovrebbe neanche dirle, il dubbio invece, che ho letto qua e là, sembra riguardare l’antinomia tra ministro tecnico e ministro politico.

Tecnico o politico?
Questa antinomia mi ha fatto venire in mente il celebre paradosso del barbiere di Bertram Russel e che vorrei riadattare in questo modo:

Cioè chi rade il barbiere di Russel?
Per uno come me, convinto che ci sia bisogno di una “quarta riforma” per salvare la sanità pubblica, è chiaro che la preferenza a priori è per il politico e non per il tecnico.

Nello stesso tempo avendo conosciuto i ministri da vicino io so bene che quelli tecnici sono riusciti a combinare ben poco, rivelandosi, loro malgrado, del tutto subalterni ai veri poteri che da sempre decidono sulla sanità e che sono due: quelli strettamente politici e quelli strettamente finanziari.

Essere politico non è una garanzia

Devo anche aggiungere però che essere politico per la sanità, se guardiamo ai fatti, non è per niente una garanzia.

I politici che ho visto sfilare a lungotevere Ripa quasi tutti, alla prova dei fatti, si sono rivelati regolarmente al disotto delle sfide in campo. E poi non posso nascondermi che i politici in sanità hanno fatto le peggiori cose: ben tre controriforme della 833 (nel ’92, nel ‘99 e nel 2001) e svariati orrori: l’intra moenia, le competenze avanzate, il dm 70, i piani di rientro, la quota capitaria ponderata, ecc.

In genere si scelgono i tecnici per avere meno problemi politici. I tecnici obbediscono alla politica e in genere abbozzano.

Perché il presidente Meloni non ha chiamato il mago Mandrake a fare il ministro della salute?
Ma dopo aver conosciuti tanti ministri mi sono convinto che nel loro caso la dicotomia tecnico/politico alla fine non abbia senso. Entrambi in sanità sono concetti molto problematici nel senso che sia la loro affermazione, sia la loro negazione comportano necessariamente un risultato contraddittorio.

Ma ciò detto mi chiedo perché mai il presidente Meloni, considerando le enormi complessità della sanità, non abbia dato l’incarico di ministro della sanità a Mandrake?

In una sanità dove le scelte più importanti sono tutte politiche e finanziarie e dove dietro a ogni questione si nascondono conflitti, rischi di ogni tipo, pesanti ricadute sociali a scapito dei cittadini, pesanti interessi di ogni tipo, scegliere il “tecnico” per dirigere la sanità resta una scelta politica apparentemente incomprensibile.

Da quello che dichiara Schillaci, è del tutto evidente, che egli prima di tutto si pone come un problem solver quindi come un meccanico che aggiusta le motociclette. Ma nello stesso tempo è del tutto evidente che oggi il problema vero non è la moto che non va ma è un sistema che sta crollando e che ci sta franando sotto i piedi. Il meccanico in questa pesante situazione economica in questo modo rischia di essere soprattutto un burattino obbediente in mano alla politica.

Una sola domanda secca: davanti alla Nadef a Schillaci a che gli serve avere l’expertise del medico o del rettore?

Il ritorno dei tagli lineari
Il governo interpretando legittimamente la crisi economica a modo suo, ha deciso nonostante l’estrema precarietà del nostro sistema sanitario, di tornare ai tagli lineari (Nadef).

Per tornare ai tagli lineari Mandrake non serve. Basta e avanza chi aggiusta le motociclette.

Nella prossima finanziaria alla sanità probabilmente accadrà questo:

Andrà in tilt tutto ciò che per funzionare ha bisogno di medici e di infermieri ma in particolare i tre assi portanti il sistema delle cure: l’emergenza gli ospedali e le cure primarie.

Le liste di attesa per i cittadini diventeranno liste fatali. Le regioni più deboli ma soprattutto i soggetti sociali più deboli pagheranno uno scotto altissimo. A causa delle inadempienze dei servizi pubblici cresceranno le diseguaglianze sociali e il grado di ingiustizia nella popolazione diventerà intollerabile.

Soprattutto per queste ragioni oggi la dicotomia tecnico/politico ha ancora meno senso e probabilmente chiamare Mandrake in servizio non sarebbe stata una cattiva idea.

La sanità presto darà forfait
Era Sartre che diceva che l’uomo non è definibile fuori dalle situazioni. Il nostro ministro a sua volta lui per primo dovrebbe definirsi al di là delle motociclette da riparare nelle situazioni che ci sono oggi. Ribadisco le situazioni in cui si trova la sanità oggi sono spaventose. Oggi la sanità pubblica si trova in una emergenza conclamata. Questa emergenza va denunciata apertamente. Resa pubblica.

Schillaci non faccia l’errore, per subire le scelte finanziarie del suo governo, di negare la crisi di sistema. Ce la descriva, la misuri, la spieghi, la dimostri alla politica, ma non faccia l’errore di negarla. La politica si prenda la responsabilità che le spetta. Davanti alla crisi della sanità ci dica cosa intende fare.

Questo vuol dire che se esiste una emergenza sanitaria è dovere di Schillaci rifiutare la subalternità automatica della sanità alle scelte di politica economica. Non si tratta di disobbedire o di dare di matto mettendo in imbarazzo il presidente del consiglio Meloni, al contrario si tratta responsabilmente e lealmente di descrivere al presidente del consiglio la situazione reale in cui versa la sanità e dimostrarle che esiste una emergenza sanità.
Se questa emergenza fosse negata per ragioni finanziarie Schillaci non avrebbe nessun margine di manovra. Sarebbe come morto.

Salviamo la sanità pubblica
Date le situazioni il meccanico di motociclette proprio perché non è Mandrake dovrebbe farsi aiutare da un “comitato di salute pubblica”. Da solo non penso che possa farcela e meno che mai può farcela con questo ministero o con quelli che lui chiama i suoi “collaboratori”. Questo ministero è coinvolto fino al collo nelle scelte fatte sino ad ora compreso il PNRR e i suoi collaboratori sono come lui a digiuno di complessità. Questo ministero in modo ricorsivo riproporrà sempre se stesso e confermerà tutto quello che ha fatto

Dopo aver costruito un comitato di salute pubblica Schillaci si dovrebbe muovere per costruire un fronte con i sindacati gli ordini e le società scientifiche. Senza l’appoggio del “popolo eletto” temo che Schillaci possa fare molto poco. Si tratta di promuovere un patto per salvare la sanità pubblica. Sia lui a lanciare questa idea.

Le due vere priorità
Le due questioni politiche davvero centrali, quindi super-prioritarie sulle quale negoziare con il governo le soluzioni necessarie sono:

Stop quindi alle soluzioni neoliberali che hanno messo a mercato l’art. 32. Come faccio a salvare la sanità pubblica se continuo a privatizzarla?

Disobbedire con delle proposte
Oggi dobbiamo denunciare la grave crisi in cui versa la sanità e dobbiamo avere il coraggio di disobbedire agli imperativi economici che ci sono imposti ma questo non è possibile se non tiriamo fuori delle proposte che rendano compossibili i problemi sanitari con i problemi economici.

Questa è la cosa più difficile da fare. In sanità tutti vogliono soldi ma in cambio nessuno è disposto a dare niente e a cambiare niente.

La sanità per avere ciò di cui ha bisogno deve dare dei controvalori e questi controvalori devono essere economicamente e socialmente tangibili. Cioè il ministro oggi per avere dei finanziamenti deve offrire cambiamenti tangibili (altre cure primarie, altro ospedale, altre prassi, ecc.) che abbiano effetti economici e sociali tangibili.

Se il meccanico di motociclette andrà a chiedere soldi senza offrire niente non avrà niente.

Exaptation
I ministri della salute sia tecnici che politici fino ad ora si sono sempre adattati alle grandi esigenze finanziarie del paese e agli interessi forti che pesano sul sistema. Oggi con la sanità in ginocchio dovremmo cambiare passo e più che adattarci ai tagli lineari servirebbe ridefinire la sanità nelle nuove condizioni sociali e finanziarie date. “Exaptation” la definì Gould il grande biologo che ha reinterpretato Darwin. Cioè la capacità non di adattarsi semplicemente ai limiti finanziari ma di ripensarsi di reinventarsi usando le risorse disponibili per evolvere e non avere più limiti come i tagli lineari.

Questa è la vera cosa difficile da fare rispetto alla quale probabilmente anche Mandrake avrebbe delle difficoltà. Figurarsi il meccanico di motociclette.

Ivan Cavicchi



15 novembre 2022
© Riproduzione riservata


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