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Un mondo senza acqua? Crescono i problemi per scarsità naturale e mancanza di risorse economiche. 1,4 mln di persone muoiono ogni anno e 74 mln avranno la vita accorciata da malattie legate alla scarsità di acqua e servizi igienici


Oggi, 1 persona su 4, ovvero 2 miliardi di persone in tutto il mondo, non dispone di acqua potabile sicura. Quasi la metà della popolazione mondiale, pari a 3,6 miliardi di persone, non dispone di servizi igienico-sanitari sicuri. Si prevede che la domanda globale di acqua (in prelievi idrici) aumenterà del 55% entro il 2050. Questi i dati del nuovo del Rapporto sullo sviluppo idrico mondiale curato dall’Onu e dedicato quest'anno ai partenariati e alla cooperazione. IL RAPPORTO ONU 2023.

22 MAR - Ogni anno dal 1993, la Giornata mondiale dell'acqua che si celebra il 22 marzo ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza e di ispirare l'azione per affrontare la crisi dell'acqua e dei servizi igienico-sanitari.

Oggi, alla vigilia della Conferenza sull'acqua delle Nazioni Unite del 2023 in programma dal 22 al 24 marzo a New York, è stata lanciata la nuova edizione del Rapporto sullo sviluppo idrico mondiale curato dall’Onu e dedicato quest'anno ai partenariati e alla cooperazione.

I numeri che descrivono le ricadute dell’attuale carenza o cattiva qualità o indisponibilità di acqua nel Pianeta sono drammatici:

"C'è un urgente bisogno di istituire forti meccanismi internazionali per impedire che la crisi idrica globale vada fuori controllo", ha affermato il direttore generale dell'UNESCO Audrey Azoulay. “L'acqua è il nostro futuro comune – ha aggiunto ed è essenziale agire insieme per condividerla equamente e gestirla in modo sostenibile.”

L’utilizzo dell’acqua è aumentato in tutto il mondo di circa l’1% all’anno nel corso degli ultimi quarant’anni; secondo le previsioni, continuerà ad aumentare a un ritmo simile fino al 2050, in ragione di una combinazione di fattori quali crescita demografica, sviluppo socioeconomico e cambiamenti nei modelli di consumo.

Buona parte di questo incremento, si legge nel rapporto ONU, si concentrerà nei paesi a medio e basso reddito, in particolare nelle economie emergenti.

La scarsità idrica sta diventando un fattore endemico in conseguenza dell’impatto locale dello stress idrico fisico; a questo vanno ad aggiungersi l’accelerazione e la sempre maggiore diffusione dell’inquinamento delle acque dolci.

A causa dei cambiamenti climatici, la scarsità idrica stagionale crescerà nelle regioni attualmente caratterizzate da abbondanti risorse idriche – come nel caso di Africa centrale, Asia orientale e parti dell’America meridionale – aggravandosi in quelle regioni in cui l’acqua risulta già carente, come nel caso del Medio Oriente e del Sahel in Africa.

In media, il 10% della popolazione mondiale vive in paesi che registrano uno stress idrico elevato o grave, ma tutti i paesi, indipendentemente dai livelli di reddito, mostrano segnali di rischio correlati con la qualità dell’acqua.

Una scarsa qualità dell’acqua ambientale nei paesi a basso reddito è associata spesso a bassi livelli di trattamento delle acque reflue, mentre le acque di deflusso di origine agricola costituiscono un problema più serio nei paesi ad alto reddito. Permane tuttavia una carenza di dati sulla qualità dell’acqua, principalmente a causa di una limitata capacità di monitoraggio e di reporting. Ciò vale in particolare per molti dei paesi meno sviluppati di Asia e Africa.


Richard Connor, redattore capo del rapporto, ha detto ai giornalisti in una conferenza stampa presso la sede delle Nazioni Unite di New York che "le incertezze stanno aumentando".

"Se non le affrontiamo ora, ci sarà sicuramente una crisi globale", ha affermato, indicando la crescente scarsità che riflette la ridotta disponibilità e l'aumento della domanda, dalla crescita urbana e industriale all'agricoltura, che da sola consuma il 70 per cento della produzione mondiale fornitura.

“Costruire partenariati e cooperazione sono fondamentali per realizzare i diritti umani sull'acqua e superare le sfide esistenti”, ha aggiunto spiegando “la scarsità idrica per motivi di scarse risorse economiche è un grosso problema, dove i governi non riescono a fornire un accesso sicuro, come nel mezzo dell'Africa, dove di acqua ce n’è ma non ci sono i mezzi per distribuirla”. Come drammatica è la situazione in quelle realtà dove “la scarsità è dovuta ad effettiva carenza di acqua presente nelle aree desertiche, compresa l'India settentrionale e il Medio Oriente”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti sulle possibili “guerre per l'acqua” di fronte a una crisi globale, Connor ha affermato che la risorsa naturale essenziale “tende a portare alla pace e alla cooperazione piuttosto che al conflitto”.

“Rafforzare la cooperazione transfrontaliera è lo strumento principale per evitare conflitti e tensioni crescenti”, ha affermato, osservando che “153 paesi condividono quasi 900 fiumi, laghi e sistemi acquiferi e più della metà ha firmato accordi”.

Descrivendo nel dettaglio le esperienze, sia positive che negative, degli sforzi di collaborazione dei partner, il rapporto spiega come l'accelerazione dei progressi nel raggiungimento degli obiettivi correlati dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile “dipenda dal rafforzamento di una cooperazione positiva e significativa tra acqua, servizi igienico-sanitari e comunità più ampie”.

Le innovazioni durante l'inizio della pandemia di COVID 19 hanno visto la formazione di partenariati tra le autorità sanitarie e delle acque reflue, che insieme sono state in grado di tracciare la malattia e fornire dati critici in tempo reale.

Dagli abitanti delle città ai piccoli agricoltori, i partenariati hanno prodotto risultati reciprocamente vantaggiosi. Investendo nelle comunità agricole a monte, gli agricoltori possono trarre vantaggio in modi che aiutano le città a valle che alimentano, ha affermato ancora Connor.

Acqua e salute
Ogni anno almeno 1,4 milioni di persone, molti dei quali bambini, muoiono per cause prevenibili legate all'acqua non potabile e alla scarsa igiene. In questo momento, ad esempio, il colera si sta diffondendo in paesi che non hanno avuto epidemie da decenni.

La metà di tutte le strutture sanitarie, dove le pratiche igieniche adeguate sono particolarmente critiche, non dispone di acqua e sapone o soluzioni igienizzanti per le mani a base di alcol.

Anche le conseguenze sociali ed economiche di servizi idrici e fognari inadeguati sono devastanti. Senza questi servizi essenziali, le persone si ammalano, i bambini perdono l'apprendimento – soprattutto le ragazze – e intere comunità possono essere sfollate a causa della scarsità d'acqua.

Allo stesso tempo, i vantaggi dell'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, sia per gli individui che per le società, sono incommensurabili. Questi servizi sono fondamentali per uno sviluppo sano nei bambini e per sostenere il benessere degli adulti. Offrono anche un percorso verso un più ampio progresso sociale ed economico sostenendo la salute e la produttività della comunità.

Nonostante la stretta connessione tra l'acqua, i servizi igienico-sanitari e l'igiene (WASH) e quello della sanità, sussistono comunque problematiche di coordinamento e di governance tra i due settori, principalmente a causa del fatto che questi sono sotto la responsabilità di ministeri, enti locali, organizzazioni internazionali, ONG e operatori privati differenti.

Pwer questo il rapporto ONU, sottolinea la necessità di “partenariati allineati dal punto di vista scientifico, strategico e operativo” al fine di ottimizzare e accelerare il conseguimento di risultati positivi in ambito sanitario attraverso gli interventi nel settore WASH.

La piena funzionalità dei servizi WASH nelle strutture sanitarie costituisce un fattore essenziale per garantire un’assistenza sicura e di qualità. Sebbene la fornitura idrica e i servizi igienicosanitari negli ospedali, negli ambulatori e nelle cliniche sia di responsabilità del settore sanitario, fino a poco tempo fa si trattava di un elemento spesso trascurato, principalmente in ragione del fatto che il personale sanitario non intendeva accettare questo ruolo, non aveva le conoscenze necessarie per potenziare e gestire questi servizi oppure era sopraffatto dai compiti di cura. Gli sforzi messi in campo durante la pandemia da COVID-19 hanno svolto un ruolo importante ai fini del rafforzamento delle politiche, delle norme e degli investimenti nei servizi WASH.

La presenza di contaminanti emergenti nell’acqua sta causando nuovi rischi sanitari; si tratta principalmente di sostanze farmaceutiche, sostanze chimiche di origine industriale e domestica, prodotti per la cura della persona, pesticidi e nanomateriali. I servizi WASH svolgono un ruolo essenziale nel prevenire il ritorno di quelle malattie tropicali trascurate che sono state pressoché eliminate. L’utilizzo di questi servizi in sicurezza limita il ricorso
ad antimicrobici per quelle infezioni che potrebbero essere prevenute grazie ad impianti adeguati, contribuendo così a intervenire sull’emergenza sanitaria della antimicrobicoresistenza.

Questi progressi richiederanno la cooperazione tra un’ampia gamma di parti interessate, tra cui responsabili delle politiche, esponenti del settore tecnico, scientifico, sanitario, veterinario e agricolo, enti donatori e ONG, nonché cittadinanza e imprese.

L’analisi delle acque reflue può costituire un’utile integrazione ai test diagnostici nell’attività di sorveglianza sanitaria. Il programma di sradicamento della poliomielite a livello globale costituisce un ottimo esempio di partenariato sanitario (con i laboratori di analisi delle acque
reflue) che utilizza le acque reflue nel quadro di un più ampio approccio incentrato sulla sorveglianza e sul controllo.

“La salvaguardia della sicurezza idrica, alimentare ed energetica attraverso una gestione sostenibile delle risorse idriche, la fornitura universale di acqua e servizi igienico-sanitari, il sostegno alla salute e al sostentamento di tutte le persone, la riduzione degli impatti dei cambiamenti climatici e degli eventi estremi, nonché il mantenimento e il ripristino degli ecosistemi e dei servizi essenziali che questi garantiscono, sono le tessere di un puzzle estremamente vasto e complesso. Sarà possibile comporre il puzzle solamente attraverso i partenariati e la cooperazione. E ciascuno di noi, nessuno escluso, ha un ruolo da svolgere”, questo il monito e l'invito conclusivo del nuovo rapporto ONU.



22 marzo 2023
© Riproduzione riservata

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