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03 LUGLIO 2022
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In difesa del ruolo dei “burocrati” della sanità

di Claudio Maria Maffei

23 MAG -

Gentile Direttore,
mi sono trovato qui su QS ad essere preso a poco luminoso esempio dei danni provocati dalla burocrazia al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), tanto da far concludere al dott. Pizza  il suo intervento con l’auspicio fatto con “tutto il cuore, per il bene dell’Ospedale e dei malati, che la politica sia più disponibile a ragionare del dottor Maffei perché ricordo a tutti che, anche se parliamo di posti letto parliamo pur sempre di persone malate, di sofferenze, di paure di angosce personali e di persone che muoiono.” Debbo dire che in qualche modo questa reazione me la sono cercata nel momento che mi ero definito in un precedente intervento apologeta del DM 70. Certo non mi aspettavo toni come quelli delle parole finali dell’intervento del dott. Pizza.

Le questioni personali  non meritano però spazio in questa sede, mentre merita una riflessione la attribuzione ai “burocrati” (che diventano a volte funzionari e altre volte “tecnocrati” e altre volte l’uno e l’altro) di buon parte dei problemi attuali del SSN. Nell’intervento di Ivan Cavicchi sulla burocrazia che diventa demagogia si afferma ad esempio, partendo dal DM 70 di cui mi ero definito apologeta, che “quando la politica come il caso del PNRR non c’è, cioè a fronte di una crisi grave come una pandemia non c’è un vero progetto di riforma,  succede un fenomeno molto pericoloso e cioè che la burocrazia diventi una ideologia e che come tale ci proponga le proprie verità assurde cioè ci proponga i suoi  a priori burocratici.”

Non provo a riassumere il punto di vista di Cavicchi, poco riconducibile ad una sintesi che riesca ad essere rispettosa delle sue sfumature e dei suoi riferimenti, ma mi concentro su una sintesi che è lui stesso a fare: “Nel  DM 70  c’è più ideologia  di quello che si crede. E l’ideologia in questione  è quella anti hospitium dei Mantoan, dei Moirano, degli Urbani, dei Maffei, cioè è quella dei funzionari e dei tecnocrati  che all’ospedale non perdonano di essere un ospedale e di fare solo il suo mestiere. Ebbene quando con una politica debole gli a priori ideologici ante hospitium diventano certezze allora per gli ospedali sono dolori.”

Io credo che sia sbagliato e pericoloso considerare il DM 70 come un a priori ideologico, perché è un atto che parte da una analisi di dati (come ad esempio quelli relativi al tasso di occupazione dei posti letto e da quelli del Programma Nazionale Esiti), dalla scelta di alcuni modelli organizzativi (come quello delle reti cliniche) e da alcuni criteri espliciti di riferimento per la programmazione  ospedaliera (come la classificazione degli ospedali per livello di complessità) per fornire standard quantitativi e qualitativi alle Regioni. Ricondurre un percorso complesso e tecnicamente articolato come quello del DM 70 a una sorta di mostro burocratico può andar bene per un “attacco alla dirigenza”, ma molto meno bene per dare un contributo utile alla ridefinizione delle reti ospedaliere delle Regioni italiane.

Del resto analoga considerazione mi sento di fare per il PNRR a sua volta identificato come un altro mostro burocratico. Sono stato tra i tanti a identificarne limiti e criticità, ma non capisco come si possa negarne le potenzialità e i “padri nobili” come il Chronic Care Model e il Piano Nazionale della Cronicità.

Il dott. Pizza ha sottolineato nell’intervento già citato come a me piaccia tutto quel che sa di burocrazia, dal PNRR al DM 70 passando per il nuovo sistema nazionale per la prevenzione della salute e la istituzione del direttore assistenziale nella sua Regione, l’Emilia-Romagna.  E’ vero: io attribuisco un ruolo importante alle burocrazie centrali, nazionali e regionali. Perché in un sistema che evolve occorre che ci siano quelli che fissano e applicano “le regole di sistema”, come quelle che regolamentano i servizi ospedalieri e territoriali, e che redigono e traducono in operatività i Piani Nazionali e Regionali siano essi di Prevenzione, che della Cronicità o sulle Demenze. Nessuno di questi atti delle burocrazie sanitarie e dei tanti altri assimilabili è un a priori ideologico. Ha dietro modelli, dati e valori. Poi possono essere fatti bene o male, ma immaginare che ci sia un mondo a parte di professionisti (perché anche i burocrati sono professionisti) che per pura logica di automantenimento li producano mi pare non solo poco generoso, ma soprattutto sbagliato.

Ivan Cavicchi al riguardo scrive “Se il cambiamento che serve è contro la burocrazia dei funzionari  la burocrazia vi si opporrà perché per essa  la prima cosa che conta è la sua sopravvivenza, il suo ruolo, la difesa del proprio spazio vitale. Difendere il Dm 70 è come difendere i funzionari che l’hanno scritto.”

In realtà credo che valga proprio il contrario: attaccare il DM 70 (o anche il PNRR) è come attaccare i funzionari che l’hanno scritto perché altrimenti non ci si limiterebbe (parere mio) alla critica del DM 70 ridotto a meno di una versione Selezione dal Readers’ Digest, ma ci si sforzerebbe di analizzarlo fino in fondo e di criticarlo nel merito.

E poi, per concludere, è immaginabile un sistema sanitario senza burocrati (o tecnocrati o funzionari)? La  mia risposta è no: non è possibile. Certo vanno scelti bene e valutati ancor meglio. Ma questo è un altro discorso.


Claudio Maria Maffei



23 maggio 2022
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