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L'Italia non ha bisogno di nuovi medici, ma di più specialisti

di Giammaria Liuzzi

27 GIU - Gentile Direttore,
Ieri sera il Ministro dell'Istruzione Marco Bussetti ha dichiarato di aver aumentato di 1789 unità i posti di medicina e chirurgia (da 9.779  a 11.568) messi a concorso per l'anno accademico 2019/2020. Quest'annuncio ha scatenato una serie di critiche da parte dei medici specializzandi e aspiranti tali, e ciò potrebbe risultare strano o addirittura incoerente: di solito le critiche sono conseguenti a tagli, non ad aumenti.
 
Il motivo delle critiche è presto detto. Il Ministro Bussetti scrive nel suo comunicato "l'Italia ha bisogno di medici". In Italia dire "medico" è diverso rispetto a dire "specializzando". L'Italia non ha bisogno di un aumento di medici: i medici ci sono, sono gli specialisti che mancano. La formazione post-laurea non è attualmente garantita per tutti i laureati in medicina: lo scorso anno 16.064 medici hanno partecipato al concorso di specializzazione, in cui erano banditi solo 6934 contratti di formazione specialistica. Da anni vi è un "imbuto formativo" in cui i miei colleghi sono intrappolati nella speranza di potersi specializzare.
 
L'imbuto formativo si è creato poiché le borse di specializzazione sono poche rispetto al numero di laureati in medicina. Il Governo ha dichiarato di aver aumentato del 24% i contratti di specializzazione per il concorso che si svolgerà il 2 luglio, un aumento annuale pari alla somma degli aumenti degli ultimi 5 anni: tale aumento, a fronte dell'imbuto formativo e della carenza attuale di specialisti, risulta apprezzabile ma insufficiente. Il Ministro della Salute Giulia Grillo ha dimostrato di avere a cuore il destino dei giovani medici con diverse iniziative che io reputo molto buone, ma si può e si deve fare di più. Attendiamo di conoscere l'entità dei contratti che, a 5 giorni dal concorso, ancora è nota.
 
L'Associazione ALS ha calcolato l'entità dell'imbuto formativo negli ultimi 5 anni (2014-2018), suddividendo gli aspiranti specializzandi per provincia di iscrizione all'Ordine dei Medici. Sono 7105 i medici che vorrebbero diventare specialisti o medici di medicina generale ma non ci sono riusciti per mancanza di contratti disponibili (FIGURA 1) 

 
In un Italia in cui, per contrastare la carenza di specialisti (principalmente anestesisti, medici d'emergenza-urgenza, pediatri, ginecologi) si sta ipotizzando di richiamare gli specialisti in pensione, di utilizzare negli ospedali pubblici gli specialisti militari, di incentivare l'arrivo di specialisti dall'estero, aumentare in prospettiva il numero di medici (non specialisti, medici) viene visto come "buttare benzina sul fuoco". Gli aspiranti specializzandi chiedono una sola cosa: una programmazione seria ed efficace. Fino ad oggi,  ad uno studente che entra nel corso di laurea in medicina  non è corrisposto automaticamente un contratto di specializzazione o un contratto per diventare Medico di Medicina Generale.
 
La cosiddetta "gobba pensionistica" è un insieme di dati difficili da contestare. ANAAO-Assomed ha calcolato l'entità annuale di pensionamenti nel SSN(FIGURA 2).

 
Dal grafico, si evince chiaramente che la gobba pensionistica è ora e terminerà nel 2025. Lo studente che inizia il suo percorso nel 2019, sarà specialista nel fra 11 anni (6 anni di laurea + 4/5 specializzazione) quindi nel 2031, anno in cui non ci sarà più una carenza di specialisti tale da permettere il collocamento degli 11.568 studenti che entreranno quest'anno IN medicina. Nel 2019 dovevano aumentare ancora di più le borse di specializzazione per abolire l'imbuto formativo, non aumentare gli ingressi a medicina. Fra 6 anni, quindi,  ci troveremo con più laureati in medicina senza la grave carenza che stiamo vivendo ora.
 
Far laureare un medico costa allo stato italiano circa 120.000€, il corrispettivo di una Ferrari. Gli studenti che, diventando medici, non possono specializzarsi sono destinati a una vita lavorativa da precari oppure emigrare all'estero: un recente studio FNOMCEO ha calcolato che il 71% dei giovani medici "valuta o ha già deciso di andare all'estero", l'Italia, in un periodo storico come questo in cui le risorse devono essere ben pianificate e gestite, non può e non deve permettere di regalare migliaia di "ferrari" ad altri Stati per colpa di una cattiva programmazione.
 
Come risolvere questo problema? Con una sola parola: PROGRAMMAZIONE. Occorre stilare al più presto una analisi dettagliata annuale del fabbisogno di specialisti (non medici, specialisti) nel settore pubblico e privato. Se nel 2032 occorrono un numero X di specialisti, nel 2028 (la specializzazione dura 4 o 5 anni) devono laurearsi un numero molto vicino ad X di studenti di medicina e nel 2022 (la laurea in medicina dura 6 anni) devono entrare in medicina un numero molto vicino X di studenti, predisponendo con 6 anni di anticipo il finanziamento di X contratti di formazione.
 
Più programmazione, meno "Ferrari" regalate e nessuna carenza di specialisti. Oltre a ciò, occorre "un piano straordinario di abolizione dell'imbuto formativo" attraverso un sostanziale aumento di contratti di formazione specialistica. Non richiamiamo gli specialisti in pensione pagandoli un lauto stipendio, investiamo sui giovani medici di oggi facendoli diventare gli specialisti di domani.
 
Dr. Giammaria Liuzzi
Medico in Formazione Specialistica
Membro del Direttivo Nazionale ALS-fattore2a

27 giugno 2019
© Riproduzione riservata

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