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23 GENNAIO 2022
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La formazione degli infermieri non può essere affidata ai medici

di Paola Boldrini

19 MAG - Gentile Direttore,
certamente il Ministro Manfredi si starà rendendo conto che l’emanazione del decreto ministeriale n.82 del 14 maggio 2020 “Modifica requisiti di docenza lauree per Infermieri”, modificando il numero minimo di docenti di riferimento dei Corsi di Laurea in Infermieristica, passando da 5 a 3, e per quanto concerne i docenti a tempo indeterminato, da 3 a 1,introducendo la modifica del corpo docente per i corsi di laurea in  Infermieristica costituisca una lesione della professione infermieristica in quanto  la legislazione italiana, come degli altri Stati, valorizza ed esalta la specificità della sua formazione svolta nei servizi e presidi del SSN avvalendosi di docenti di norma dipendenti delle aziende sanitarie, salvaguardo che le materie disciplinari, parte rilevante dell’ordinamento didattico, sono affidate a docenti infermieri.
 
Per questo la formazione dei nuovi infermieri non può essere affidata in prevalenza a medici, non solo medici ma anche ospedalieri come se i medici del territorio e con essi la sanità del territorio fossero di rilevanza inferiore.

 
E’ evidente che con questa impostazione del decreto nega allo stesso tempo l’autonomia del sapere e delle scienze infermieristiche e la pari dignità della sanità territoriale nei confronti di quella ospedaliera, non avendo, così, appreso la lezione che è venuta dalla pandemia del COVID-19  e cioè che le nuove e vecchie patologie si curano e si prevengono meglio in campo aperto cioè nei distretti sociosanitari che nei fortilizi ospedalieri con teams interprofessionali senza  il predominio di una professione sull’altra.
 
Certamente il Ministro Manfredi si starà rendendo conto che i contenuti di questo decreto stridono con la giusta valorizzazione della professione infermieristica così come delineata dai recenti decreti cura e rilancio Italia e con tutta la normativa italiana che ha realizzato la riforma della professione infermieristica sia ordinamentale che formativa, una delle più avanzate in Europa e non solo.
 
La normativa italiana prevede, infatti, che la formazione dell’infermiere sia nella parte teorica che in quella pratica debba vedere il coinvolgimento attivo e propositivo di docenti espressione della professione infermieristica.
 
Pertanto, la correzione delle disposizioni appena emanate non possono che essere un atto dovuto e necessario, anzi sarebbe opportuno dar vita ad un tavolo tecnico tra MIUR, Ministero della Salute e Regioni e la rappresentanza istituzionale e scientifica della professione infermieristica per un adeguamento dei corsi universitari per la formazione infermieristica all’evoluzione scientifica e tecnologica in sanità ed al nuovo quadro epidemiologico.
Ne consegue che il testo del decreto ministeriale dovrebbe essere così corretto:
 
…Al fine di compensare la riduzione di docenti universitari di riferimento di cui al comma 1, gli atenei individuano almeno due docenti infermieri del Servizio Sanitario in possesso di Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche, da indicare come personale infermieristico di riferimento coinvolto per ogni corso di laurea in infermieristica… 
 
Si tratta di una opportuna correzione dovuta a quelle donne e uomini esercenti la professione di infermiere che tutti hanno chiamato eroi proprio nell’anno che l’OMS ha dedicato alla valorizzazione di tale infermiere,
 
Paola Boldrini
Senatrice del Partito Democratico

19 maggio 2020
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