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Ogm. Ass. Coscioni: “Se non pericolosi si autorizzi loro coltivazione in Italia”


Così Filomena Gallo segretario e Marco Perduca coordinatore delle attività internazionali dell'Associazione, commentano lo studio della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa. "Occorre aprire un dibattito nel merito e rivedere quei vecchi divieti consentendo, se non altro, la semina di mais OGM. Chiediamo al Ministro Martina di rivedere radicalmente le sue posizioni di retroguardia in materia di biotecnologie".

16 FEB - "Lo studio della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa pubblicato su Scientific Reports che analizza i dati sulle colture Ogm dal 1996 al 2016 in Europa, USA, Sud America, Asia, Africa e Australia dimostra una volta di più che 'non c’è alcuna evidenza di rischio per la salute umana, animale o ambientale dal mais transgenico'", hanno affermato Filomena Gallo segretario e Marco Perduca coordinatore delle attività internazionali dell'Associazione Luca Coscioni e candidati per +Europa con Emma Bonino al Senato.
 
"Si tratta di un lavoro che sistematizza quanto prodotto negli anni da decine di ricercatori e che conferma la non pericolosità degli organismi geneticamente migliorati e che va nella direzione opposta di quanto deciso da tutti i governi italiani da 20 anni a questa parte. Lo scorso 13 settembre -continuano Gallo e Perduca - una sentenza della Corte di Giustizia aveva chiarito che 'qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa manifestamente comportare un grave rischio per la salute umana, per la salute degli animali o per l’ambiente, tanto la Commissione quanto gli Stati membri non possono adottare misure di emergenza, come per esempio il divieto della coltivazione di mais MON 810'. A quella decisione l'Italia ha risposto con la conferma delle solite proibizioni".
 
"Oggi, alla luce dello studio pisano occorre aprire un dibattito nel merito e rivedere quei vecchi divieti consentendo, se non altro, la semina di mais OGM come richiesto da anni da Giorgio Fidenato. Non possiamo relegare l'Italia, uno dei maggiori consumatori di masi dell'UE a fanalino di coda nella produzione di un mangime fondamentale per decine di nostri prodotti tipici. Chiediamo al Ministro Martina di rivedere radicalmente le sue posizioni di retroguardia in materia di biotecnologie", concludono. 

16 febbraio 2018
© Riproduzione riservata

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