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Intervista a Vincenzo D’Anna (Federlab): “Misuratori di efficienza e qualità per cambiare volto al Ssn”

di Ettore Mautone

Per il presidente del coordinamento nazionale dei lavoratori di analisi, nonché senatore Gal, occorre anche lasciare il criterio del finanziamento per quota capitaria a favore del pagamento a Drg. E pagare ciascun professionista sanitario “per quello che fa, per quanto ne fa e per come lo fa”.

14 MAR - Sì ai costi standard - a patto che tutte le prestazioni del servizio sanitario nazionale siano remunerate in base a tariffe predeterminate (Drg) - e regole certe per dare pari dignità al pubblico e privato nella gestione dei servizi per la salute. Vincenzo D'Anna - che oltre ad essere il presidente di Federlab, siede anche in Senato nel gruppo Gal di cui è vicepresidente - traccia il bilancio di un anno di legislatura e auspica il superamento dei principi introdotti nel 1992 dalla riforma Bindi e il recupero dello spirito originario della riforma targata De Lorenzo.

Un anno di legislatura passato tutto di un fiato prima con Monti poi con Letta e adesso con Renzi. Luci e ombre di ognuno secondo lei?
Parliamoci chiaro: Monti e Letta sono due facce della stessa medaglia. Renzi, invece, vuole impostare la sua azione di governo con l'attuazione di riforme di sistema. Ma a mio parere potrà distinguersi dai suoi predecessori solo se affronterà il nodo della riorganizzazione dello Stato nel suo complesso inserendo all'interno di ogni comparto misuratori di efficienza, di produttività, di economicità e di qualità.

Il premier Matteo Renzi annuncia tagli per la spesa pubblica di 34 miliardi entro il 2016. E’ prevista una sfoltita anche per la Sanità sul fronte dei costi standard e in appropriatezze: cosa ne pensa?
Sulla rielaborazione dei costi standard posso anche essere d’accordo ma a patto che essi siano correttamente calcolati e non si trasformino, invece, in un espediente per determinare tagli iniqui e scriteriati alla spesa sanitaria. Per intenderci: occorre individuare, con l'utilizzo di parametri scientifici (faccio l'esempio delle tabelle di produttività del Nord America), criteri attraverso i quali si possano definire tutti i fattori di costo di una singola prestazione sanitaria. Ma anche questo potrebbe non bastare. Occorre, a mio parere, introdurre il pagamento a prestazione, a Drg, al posto del finanziamento per quota capitaria. Infatti solo attraverso questo tipo di finanziamento si assicurano le risorse necessarie al funzionamento di strutture grazie a qualità ed efficienza sono scelte dai pazienti. Strutture già in possesso di alti standard qualitativi e che erogano prestazioni ad alta complessità. Introdurre i costi standard senza avviare il pagamento a prestazioni è del tutto inutile in quanto resterebbero immutati  tutti gli elementi di spreco e di sperpero delle risorse assegnate per quota capitaria.
 
Il Sud e le cosiddette "Regioni canaglia": oggi sono tutti in difficoltà ma la sua regione, la Campania, sconta ancora un riparto penalizzante basato sull’anzianità della popolazione. I costi standard sono l’ennesima beffa o l’opportunità per il riscatto del Mezzogiorno?
Le Regioni canaglia sono tali sia per la sottostima del fondo, basato essenzialmente su indici di peso che 'favoriscono' le Regioni del Sud, sia per l'uso politico-clientelare che in queste Regioni si è portato avanti nella gestione della sanità statale. Se il riparto del fondo sanitario alle Regioni tenesse conto della spesa complessiva sostenuta dai cittadini, ci accorgeremmo che un cittadino della Lombardia spende, in aggiunta a quello che garantisce lo Stato come quota capitaria, circa 600 euro all'anno. Un cittadino della Campania, invece, circa 300. Ora, dovendo lo Stato coprire anche queste disarmonie dovute alle diverse possibilità economiche delle Regioni, scopriremmo che le Regioni canaglia sono al Nord e non al Sud.

Senatore, c’è la riforma del Senato in vista. Ovvero la sua abolizione. Un colpo alla democrazia, alla spesa pubblica ovvero la spinta che serve per sburocratizzare il Paese?
L'abolizione del Senato è perfettamente inutile sotto il profilo del risparmio della spesa. Il debito pubblico ammonta a 2mila e 100 miliardi di euro e non sarà eliminato con tagli alle istituzioni democratiche. Il vero nodo da cancellare è il bicameralismo perfetto assegnando a Camera e Senato funzioni diverse, ovvero la possibilità che un ramo del Parlamento affronti e decida su determinati argomenti in tempi brevi e certi ed il Senato sciolga i nodi legislativi di altri settori della vita pubblica con la stessa velocità della prima Camera. Occorre, insomma, eliminare i doppioni, non gli istituti legislativi previsti dalla Costituzione.

Legge elettorale: cosa pensa dell’italicum?
In Senato mi farò promotore di un emendamento con il quale chiederò che si inseriscano le preferenze nell'impianto legislativo approvato dalla Camera. Se il cittadino non tornerà a scegliere i suoi rappresentanti, la classe politica che verrà selezionata attraverso il sistema elettorale sarà costituita più da elementi fedeli, obbedienti, allineati ai partiti e non ai desiderata degli elettori. Ci sarà una selezione contraria alle persone responsabili ed autonome che hanno ottenuto il mandato popolare pur nel rispetto delle posizioni politiche rappresentate.
 
Cosa serve alla sanità italiana?

Quello che serve alla Scuola, al Pubblico impiego, ai Trasporti.

Ci spieghi…
L'eliminazione del concetto che lo Stato possa retribuire i suoi dipendenti (circa 5 milioni di persone) attraverso la sola giornata di presenza al lavoro. Occorre invece, a mio giudizio, introdurre in ogni comparto gestito dallo Stato criteri privatistici di gestione basati sul fatto che ciascuno debba effettivamente essere retribuito sulla base di quello che fa, di quanto ne fa e di come lo fa.

Tre riforme da fare subito.
Giustizia, abolizione delle Partecipazioni statali, Riforma della Sanità e ci aggiungo anche quella del Pubblico impiego.

Sono maturi i tempi per una nuova riforma quadro della sanità a distanza di oltre venti anni dalla 502 del 1992?
Credo che la vera riforma consista nel recuperare lo spirito originario della legge De Lorenzo in gran parte stravolto dalla controriforma Bindi del 1999. E che occorra parificare, una volta e per tutte, la gestione statale con quella privata, inserendo elementi di concorrenza e competizione e pagando a tariffa, ovvero a prestazione, sia nel pubblico che nel privato.

Piani di rientro: sono serviti o è ora di tornare all’ordinario?
Certamente è ora di tornare all'ordinario, soprattutto in Campania dove l'opera di risanamento portata avanti dalla giunta Caldoro e dai sub commissari ad acta, è stata incisiva per recuperare circa 8 miliardi di euro di debito. Ovviamente questo ha comportato tagli lineari che hanno colpito anche funzioni sanitarie che non erano causa dello spreco e del debito. Sarebbe ora di nominare un assessore alla Sanità per mettere in cantiere una nuova politica sanitaria.
 
Medici e professionisti della salute: il mercato della salute diventerà globale.
Lo è già. Da pochi mesi, infatti è entrata in vigore la norma che consente a ogni cittadino di utilizzare strutture sanitarie nei paesi della Ue. Ovviamente nei limiti delle tariffe determinate dall'Italia, ciò comporta l'ampliamento della gamma dell'offerta per i malati ed inserisce elementi di competizione tra strutture di diverse nazioni.

Siamo attrezzati al salto di qualità?
Alcune regioni sì altre meno. Lo sforzo della Campania è teso alla modernità inserendo elementi di efficienza ed economicità nella gestione dei servizi assicurati in accreditamento.

Il riordino della rete dei laboratori ha generato una guerra fratricida
Si tratta di resistenze residuali di chi nella zona grigia disegnata dall’incertezza delle regole ha costruito la propria fortuna. Se tutto rimanesse com’è ci penserebbero i tagli delle tariffe di rimborso e gli stringenti requisiti strutturali, organizzativi e di personale per conseguire il titolo di accreditati sarebbero insostenibili per le piccole strutture. La norma della Regione Campania che delinea la possibilità di consorziarsi è semmai una opportunità di qualificazione e la ciambella di salvataggio dei piccoli laboratori che altrimenti sarebbero destinati alla definitiva chiusura. Queste sì foriere di perdite di migliaia di posti di lavoro.

Ettore Mautone

14 marzo 2014
© Riproduzione riservata

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