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20 GIUGNO 2021
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Congresso Fimmg. Intervista a Milillo: “Basta parole, ora i fatti. I medici vogliono essere coinvolti nella riorganizzazione della sanità. Senza risposte non escludo lo sciopero”

di Luciano Fassari

Il leader dei medici di famiglia in un’intervista a tutto campo ribadisce la volontà della categoria di proseguire la mobilitazione.“L’appropriatezza è solo l’ennesima dimostrazione della volontà della politica di non coinvolgere i medici”. Sulla convenzione ricorda che “è tutto fermo” mentre sulla riforma del Titolo V sottolinea che: “Facciamo il tifo ma è un risultato minimo”. E poi sul futuro della medicina generale: “Restiamo il riferimento per la persona. Ad oggi non vedo altre soluzioni”

08 OTT - “Lo sciopero anche se non è stato annunciato è un’eventualità che nessuno ad oggi ha escluso. Una marcia indietro in questo senso sarebbe possibile solo se le aperture accennate dal presidente del Consiglio e dal Ministro della Salute divenissero concrete”. Parole di Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg che in occasione del 71° Congresso in corso in Sardegna ci ha rilasciato un’intervista in cui ci anticipa i temi della sua relazione e spazia a tutto campo sui temi caldi che riguardano la medicina generale e la professione medica anche alla luce della mobilitazione di tutta la categoria sotto l’egida della Fnomceo. Dal decreto appropriatezza, alla mobilitazione dei medici, passando per il rinnovo della convenzione e i rapporti con le Regioni ecco il punto di vista del numero uno della Fimmg.
 
Segretario, ieri il Ministro Lorenzin al vostro Congresso ha aperto a possibili nuove soluzioni sul tema delle sanzioni riguardo al decreto appropriatezza. Vi ha convinto?

Abbiamo apprezzato l’impegno del Ministro che ha aperto a possibili modifiche sulle sanzioni. Ma sia ben chiaro la decisione poi alla fine è da trovare in Stato-Regioni. Quindi, a questo punto, al di là delle parole, aspettiamo i fatti.
 
A parte il discorso sulle sanzioni, sull’appropriatezza lei però non è contrario a prescindere. Insomma ci chiarisce la sua posizione?
Nessuno è contrario. Per noi di Fimmg è una questione su cui da decenni lavoriamo. Nella nostra convenzione c’è già una commissione sull’appropriatezza che è stata utilizzata solo per i farmaci ma che potrebbe riguardare qualsiasi altro campo. Ma vede, il fatto è che l’appropriatezza dovrebbe essere un traguardo dell’azione professionale mentre così diventa  il traguardo dell’azione amministrativa. Lo ribadisco, se il Governo e il Ministero della Salute vogliono individuare dei parametri di riferimento sull’appropriatezza ci troveranno d’accordo ma solo se questi parametri sono indicativi per misurare la propria attività. Ribadisco: no invece alla medicina amministrata.
 
Nel suo intervento ha posto dubbi sulle evidenze scientifiche attraverso cui è stato redatto il decreto sull’appropriatezza. Mi spiega meglio?
Noi non abbiamo visto gli studi. Il Ministero ha detto che il testo è stato redatto da esperti. Bene, ma non si capisce sulla base di quale evidenza. Se le basi scientifiche ci sono chiediamo di farcele vedere perché noi non le abbiamo trovate. In particolare facendo riferimento ai dati gestionali e amministrativi  noi abbiamo preso in esame tutti gli indicatori  monitorati dal Ministero della Salute in cui l’indicatore appropriatezza ha sempre un valore nullo. Cioè, il Ministero non è riuscito in questi anni ad avere informazioni circa l’appropriatezza degli esami. Anche per le risonanze non ci sono studi, ma valutazioni della società di radiologia che valuta inappropriati tutti gli esami che hanno dato esito negativo.
 
In queste settimane il mondo medico ha avviato una mobilitazione sotto l’egida Fnomceo, ma tutto il dibattito si è focalizzato sull’appropriatezza. Questo non rischia di sbiadire e far perdere fiato alle altre istanze?
Le motivazioni della mobilitazione dei medici non risiedono certamente solo sul decreto appropriatezza. Ma in essa abbiamo trovato la dimostrazione di un modo di procedere che attraverso interventi improvvisati puntano a giustificare tagli al servizio mettendo da parte la programmazione che può rilanciare il nostro Ssn in chiave di sostenibilità e risposta ai nuovi bisogni di salute dei cittadini. L’impressione dei medici è che a causa dell’interpretazione scomposta delle 21 regioni si sta rischiando di smantellare il Ssn per fare spazio per esempio a fondi integrativi non governati che rischiano di vanificare il diritto universale di accesso al servizio.
 
Il 21 ottobre ci saranno gli Stati generali della professione e poi è stata annunciata una grande manifestazione in novembre. Oggi siete entrati in stato di agitazione. Pensate anche allo sciopero? E cosa dovrebbe accadere per farvi fare marcia indietro?
Lo sciopero anche se non è stato annunciato è un’eventualità che nessuno ad oggi ha escluso. Una marcia indietro in questo senso sarebbe possibile solo se le aperture accennate dal presidente del Consiglio e dal Ministro della Salute divenissero concrete.
 
E in che modo?
Ma vede la questione principale è il nostro coinvolgimento per la riorganizzazione del sistema che in questi anni non c’è stata. E in questo senso vogliamo evidenziare ai cittadini che la tutela della salute potrebbe essere fortemente a rischio se il Governo non prende decisioni adeguate.
 
Veniamo ora alla Convenzione. Il rinnovo è fermo da tre anni e anche nel 2015 la trattativa di fatto non ha fatto alcun passo in avanti. Ora è cambiata la governance delle Regioni: nuova commissione Salute, Comitato di settore e vertici Sisac. Ecco, a che punto siamo? Avete avuto già degli incontri con i nuovi referenti regionali? E come commenta le frasi del Ministro che ieri ha dato il rinnovo praticamente per fatto?
Credo che il Ministro l’abbia dato per fatta, anche se ci vorrà ancora del tempo, perché lei è a conoscenza della garanzia sul nostro ruolo che il Governo ci ha dato in maggio quando abbiamo revocato lo sciopero. Ma dopo il parere del Mef che ha bocciato l’atto d’indirizzo e la successiva sentenza della Consulta sullo sblocco dei contratti ora l’atto d’indirizzo dovrà essere riscritto. Non abbiamo avuto ancora contatti ufficiali (solo una telefonata) con il comitato di settore ,anche se l’assessore Garavaglia ha dimostrato di voler affrontare il problema. Qualche dubbio in più ce l’ho sulla commissione Salute perché l’assessore Venturi (con cui non ho mai parlato direttamente) in alcuni interviste apparse sugli organi di stampa ha mostrato un atteggiamento che sembra vicino alla posizione pregiudiziale in linea con quella della passata commissione. Però è ancora presto per dare un giudizio.
 
Lo scontro sulla convenzione si è manifestato principalmente sul fatto che voi puntate su un forte ruolo della libera professione per riorganizzare il sistema mentre le Regioni non credono che la strada da seguire sia questa e hanno lamentato il fatto che è difficile integrare nel sistema la vostra categoria. È così? È veramente difficile integrare la medicina generale con il resto del sistema?
Se le Regioni avessero preso in esame le nostre proposte in modo concreto avrebbero visto che ci sono le soluzioni per i problemi e che nascono dall’esigenza di togliere il medico di medicina generale dall’isolamento e dare un servizio ai cittadini più compiuto. E nelle nostre proposte ci sono tutti i meccanismi per far dialogare il medico di famiglia con il resto del sistema.
 
Sono passati già tre anni dalla Balduzzi e ancora non c’è la riforma della medicina del territorio. Non rischiamo di arrivare troppo tardi?
È vero che siamo in ritardo. Ma la Balduzzi è ancora un elemento di progresso.
 
Che tempi prevede per il nuovo atto d’indirizzo?
Ora si deve aspettare la legge di Stabilità per sapere quante saranno le risorse per i rinnovi e quindi dovremo come minimo aspettare la sua approvazione per riscrivere il nuovo Atto.
 
Passiamo al tema dei vaccini. Come vi ponete rispetto all’allarme lanciato dall’Iss e da Aifa sul calo? Tra pochi giorni parte poi anche la stagione influenzale.
La vaccinazione è una delle tecnologie che hanno prodotto più salute e salvato più vite. I vaccini sono efficaci. Il problema è culturale e bisogna far capire ai cittadini che è importante farlo. Noi continueremo a invitare i medici a proporre le vaccinazioni. E poi ribadisco, contrattualmente noi dobbiamo aderire obbligatoriamente alle campagne vaccinali. E in questo dovremo andare sempre più verso una presa in carico vaccinale. E poi abbiamo sempre il problema dei sistemi regionali. Dovremo avere un sistema europeo sui vaccini e noi ancora stiamo a parlare di regioni.
 
È in votazione la riforma costituzionale che dovrebbe cambiare il titolo V. Che idea si è fatto?
Secondo me si poteva fare di più. Anche se con questo non voglio dire che la funzione regionale dev’essere eliminata e non immagino il ritorno ad un centralismo totalitario. Però la flessibilità regionale deve sottostare alla programmazione e al controllo nazionale. In ogni caso facciamo il tifo per questa riforma, anche se rappresenta un risultato minimo. E poi la questione sarà anche quella di vedere cosa succederà con il nuovo Senato delle Regioni e che fine farà la conferenza Stato-Regioni. Questo sarà il punto decisivo.
 
Altro tema in stand by è quello sul comma 566. Il Ministro ieri è sembrato possibilista.
Pensa che si arriverà ad una soluzione?
Il comma 566 è una contraddizione, ma non tanto per il conflitto tra medici e professioni sanitarie che potrebbe risolversi nel momento in cui si definissero ruoli e responsabilità in modo chiaro. Il vero problema è il fatto che si apre alle sperimentazioni regionali. E in questo senso si va verso la prospettiva di avere una moltitudine di profili professionali con ruoli e responsabilità diverse. Così si rischia il cortocircuito. E poi diciamolo, in questo caso il Ministero non ha saputo governare la questione. Ha tenuto ferma la situazione e ha lasciato che si sviluppassero le polemiche tra professionisti senza dare una linea guida. E in questo senso le confermo che non parteciperemo al tavolo convocato dal sottosegretario De Filippo.
 
Quale medicina generale immagina nel prossimo futuro?
Immagino una Medicina generale che mette in atto attraverso un meccanismo organizzativo proprio una maggiore capacità di assistenza alle cronicità attraverso la medicina d’iniziativa individuando percorsi assistenziali appropriati. Vedo una medicina generale sempre più integrata con gli altri professionisti e che resta il riferimento della persona. Ad oggi non vedo soluzioni diverse che possono sostituire la medicina generale. E credo che in questo senso vinceremo la nostra battaglia.
 
Luciano Fassari

08 ottobre 2015
© Riproduzione riservata


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