Quotidiano on line
di informazione sanitaria
Giovedì 02 LUGLIO 2020
Scienza e Farmaci
segui quotidianosanita.it

La salute mentale ai tempi del coronavirus. Gli studi in Italia

di Camilla de Fazio

Si può supporre che l’emergenza sanitaria attuale avrà ripercussioni di una certa entità sulla salute e sul benessere mentale, a breve e a lungo termine. Quali? Di quale portata? Uno studio condotto in Italia pubblicato di recente sulla rivista medRxiv suggerisce un tasso elevato di prevalenza di alcuni disturbi, come ansia depressione e insonnia. Altri studi sono in corso per valutare anche il rischio di suicidio, l’impatto delle misure di distanziamento sociale sullo sviluppo della sintomatologia ossessivo-compulsiva, l’uso disfunzionale di Internet e dei social media nel corso della pandemia.

18 APR - Le situazioni di crisi sono quasi sempre accompagnate da un aumento di depressione, ansia, stress e altri disturbi mentali, ma anche da comportamenti dannosi e autolesionisti. Succede in caso di attacchi terroristici, sparatorie, terremoti o uragani, ad esempio. Non è difficile immaginare che stia avvenendo anche in questa fase in cui una minaccia invisibile ha colpito il mondo intero, portando a dei cambiamenti profondi nella vita di tutti i giorni.

Valutare l’impatto psicologico di questa situazione non è semplice, sono in gioco molti fattori che possono compromettere la salute mentale. Esiste una minaccia concreta, di malattia, che di per sé spaventa ed è fonte di ansia. Ci sono poi tutte le conseguenze delle misure che sono state adottate per il contenimento del virus. L’isolamento, la distanza sociale, l’alterazione delle abitudini quotidiane e del ritmo lavorativo possono essere destabilizzanti. L’interruzione momentanea o la perdita del lavoro sono fattori di rischio per ansia, depressione e autolesionismo e la quarantena può portare a irritabilità e insonnia. Come se non bastasse, il bombardamento mediatico non aiuta. La sovrabbondanza di informazioni false, inaccurate, contraddittorie tra loro, aumenta l’incertezza e la tensione.


Gli autori di un articolo recentemente pubblicato sulla rivista The Lancet ricordano come, l’epidemia di Sars del 2003 è stata associata ad un aumento del suicidio del 30% nelle persone di età pari o superiore ai 65 anni. Circa il 50% dei pazienti guariti dalla polmonite ha continuato a soffrire d’ansia e il 29% degli operatori sanitari coinvolti nell’emergenza ha sperimentato disagio emotivo.

Si può supporre che l’emergenza sanitaria attuale avrà ripercussioni di una certa entità sulla salute e sul benessere mentale, a breve e a lungo termine. Quali? Di quale portata? È  importante valutarlo per poter intervenire in modo preventivo, precoce ed efficace, senza far passare sotto silenzio, come spesso accade, tutti i problemi inerenti alla sfera psicologica. Sono già stati condotti e sono in corso diversi studi per avere un’idea dell’impatto psicologico dell’emergenza. I primi naturalmente provengono Cina che, prima di tutti, ha sperimentato la diffusione del virus e le misure di contenimento.

Da un sondaggio
, condotto in Cina, a cui hanno risposto 1.210 persone sono emersi dei tassi di ansia e depressione piuttosto elevati (rispettivamente del 30 e del 17%), inoltre quasi il 35% di 50.000 persone, intervistate nell’ambito di un’inchiesta condotta a livello nazionale, ha riferito sintomi di sofferenza correlati a trauma.

Anche l’Italia, primo Paese in Europa profondamente colpito dall’epidemia, è stato condotto un primo studio, esteso, e altri sono in corso. La ricerca pubblicata sulla rivista medRxiv il 14 aprile, è stata condotta dall’Università dell’Aquila e Territori aperti, in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata. I ricercatori hanno proposto un questionario Online a cui, in poco più di una settimana, hanno risposto oltre 18.000 persone. “I risultati ottenuti sono quelli che ci aspettavamo, osserviamo elevati tassi di prevalenza di alcuni disturbi, come ansia depressione e insonnia”, ha spiegato il dottor Rodolfo Rossi, assegnista di ricerca all’Università Tor Vergata di Roma e primo autore dello studio.
È emerso infatti che il 37% degli intervistati presenta sintomi da stress post traumatico, il 17% sintomi depressivi, il 20% ansia severa, il 7% insonnia e il 21% stress. “Un altro aspetto importante dello studio sono i fattori di rischio”, ha precisato Rossi: “La probabilità di soffrire di questi sintomi riguarda sopratutto le donne, i giovani, le persone che hanno perso un caro a causa del Covid o che sono state contagiate, così come le persone che hanno perso o momentaneamente interrotto il loro lavoro a causa dell’epidemia, mentre chi lavora troppo è a rischio di stress o insonnia”. La quarantena, per le persone attualmente affette da Covid è associata a sintomi da stress post traumatico e ansia.

I risultati sono interessanti, nonostante i limiti che impone uno studio basato su un questionario online. Naturalmente non permette di effettuare diagnosi, di ansia, depressione o altro, poiché i partecipanti non incontrano uno specialista e si verifica il così detto bias di autoselezione. Coloro che rispondono non sono rappresentative della popolazione italiana: si può immaginare che siano persone più disposte e abituate a parlare della propria sfera emotiva e psicologica, e questo potrebbe spiegare perché il quasi 80% degli intervistati sono donne.

Di certo le persone che erano affette da disturbi mentali prima della crisi rischiano un peggioramento delle proprie condizioni: “quando ci sono due fattori di rischio, in questo caso disturbo mentale pregresso a cui si aggiunge l’isolamento, questi possono sommarsi o moltiplicarsi”.

Un aspetto importante che i ricercatori analizzeranno è il rischio di comportamenti autolesionisti e di suicidio, così come l’abuso di alcol e droghe.
Verrà poi pubblicato a breve uno studio “gemello”, condotto su 2.500 operatori sanitari. “I risultati in questo caso sono molto più preoccupanti”, ha anticipato Rossi.

Oltre a questo studio, che è ancora in corso, il questionario è ancora disponibile online, ne sono in corso altri per valutare l'impatto della pandemia da Covid-19 e della quarantena sulla salute mentale della popolazione italiana, come quello condotto da 10 centri universitari in tutta Italia e dall’Istituto Superiore di Sanità. Il questionario proposto è attualmente online e ha coinvolto fin ora circa 20.000 persone. I risultati saranno analizzati nei prossimi mesi: “verranno valutate numerose aree del funzionamento psicosociale, tra cui la presenza di sintomi dello spettro ansioso-depressivo, ossessivo-compulsivo e post-traumatico da stress”, ha spiegato Andrea Fiorillo, Professore Ordinario all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

In particolare, i diversi centri analizzeranno l’impatto della quarantena sul rischio di suicidio, l’impatto delle misure di distanziamento sociale sullo sviluppo della sintomatologia ossessivo-compulsiva, l’uso disfunzionale di Internet e dei social media nel corso della pandemia.

“Non è questo l’evento che ci sta facendo scoprire che intorno alla salute mentale c’è stigma, c’è vergogna, i malati psichiatrici veri sono considerati gli ultimi degli ultimi di tutte le società”, ha commentato Rossi. Bisognerebbe parlare di più di salute mentale, portare avanti delle campagne contro lo stigma e iniziative volte ad informative, a raccontare cos’è la psichiatria. Questo difficile momento nel tempo offre l'opportunità di far progredire la nostra comprensione di come fornire un servizio di pronto soccorso psicologico incentrato sulla prevenzione, a livello di popolazione.

Si potrebbe “potenziare la rete dei servizi psichiatrici territoriali e creare dei percorsi d’accesso percorribili. Questa esperienza ci insegna che dovremmo implementare ciò che già abbiamo a disposizione  e sviluppare i servizi di psichiatria telematica, come le visite via Skype”, ha aggiunto Rossi.

Le priorità di ricerca immediate sono di monitorare e riportare i tassi di ansia, depressione, autolesionismo, suicidio e altri problemi di salute mentale sia per comprendere i meccanismi sia, soprattutto, per intervenire precocemente e prevenire.
 
Camilla de Fazio

18 aprile 2020
© Riproduzione riservata


Altri articoli in Scienza e Farmaci

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWS LETTER
Ogni giorno sulla tua mail tutte le notizie di Quotidiano Sanità.

gli speciali
Quotidianosanità.it
Quotidiano online
d'informazione sanitaria.
QS Edizioni srl
P.I. 12298601001

Via Boncompagni, 16
00187 - Roma

Via Vittore Carpaccio, 18
00147 Roma (RM)


Direttore responsabile
Cesare Fassari

Direttore editoriale
Francesco Maria Avitto

Presidente e AD
Vincenzo Coluccia

Direttore generale
Ernesto Rodriquez

Redazione
Tel (+39) 06.59.44.62.23
Tel (+39) 06.59.44.62.26
Fax (+39) 06.59.44.62.28
redazione@qsedizioni.it

Pubblicità
Tel. (+39) 06.89.27.28.41
commerciale@qsedizioni.it

Copyright 2013 © QS Edizioni srl. Tutti i diritti sono riservati
- P.I. 12298601001
- iscrizione al ROC n. 23387
- iscrizione Tribunale di Roma n. 115/3013 del 22/05/2013

Riproduzione riservata.
Policy privacy