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Vaccinazioni anti Covid. Simg: “Ottimizzare la campagna vaccinale anche ritardando la somministrazione seconda dose”


Per il presidente Cricelli “l’attuale situazione impone due riflessioni: la possibilità di somministrare, per il momento, solo la prima dose di vaccino per arginare gli effetti devastanti della terza ondata rimandando la seconda dose a un periodo più lungo, come già fatto nel Regno Unito e la necessità di definire le priorità tra le persone da vaccinare”

13 GEN - “L’esigenza oggi è quella di ottimizzare la campagna vaccinale al fine di rendere disponibile il maggior numero possibile di dosi di vaccino per la più ampia quantità di popolazione possibile. La somministrazione dei vaccini a un maggior numero di persone è legata a tre fattori: la quantità di dosi di vaccino disponibili; l’approvazione di diversi tipi di vaccini; la dilazione nel tempo delle seconde dosi. Se le prime due varianti non vengono accelerate, resta solo la terza possibilità.

Così Claudio Cricelli, Presidente Simg secondo il quale l’attuale situazione impone due riflessioni: la possibilità di somministrare, per il momento, solo la prima dose di vaccino, al fine di immunizzare un numero più elevato di soggetti; la necessità di definire le priorità tra le persone da vaccinare, tenendo conto delle diverse caratteristiche cliniche e di professioni e mansioni di ciascuno”.
L’imminente aumento di contagi, afferma in una nota, si associa alla minore disponibilità di vaccini rispetto alle previsioni, causata da diversi fattori: i ritardi nelle produzioni dei vaccini oggi approvati, il processo ancora in atto nell’approvazione del vaccino di AstraZeneca, i tempi ancora lunghi per gli altri vaccini in preparazione.


Tema di dibattito di queste ore è la possibilità di disattendere, per il momento, la duplice somministrazione per vaccinare un maggior numero di persone, si sottolinea in una nota “Si propone una sorta di violazione delle indicazioni generali di una doppia somministrazione, ma la realtà scientifica descrive una situazione ben precisa: i rapporti relativi alla registrazione dei vaccini finora in uso di Pfizer-Biontech e Moderna che prevedono doppia dose dichiarano che la somministrazione della seconda dose non può essere presa, rispettivamente, prima di tre e quattro settimane; tuttavia, non viene posto alcun limite massimo”.
“Non si parla di intervallo massimo tra la prima e la seconda dose – afferma Cricelli – questa evidenza scientifica porta alla conclusione che per aumentare l’immunità della popolazione può essere valida anche la somministrazione di una sola dose per il momento, rimandando la seconda dose a un periodo più lungo, come già fatto nel Regno Unito. L’efficacia di una sola dose è del 50% circa, ma il dato più rilevante è che la copertura del vaccino resta molto elevata per gli effetti gravi, lasciando la possibilità che l’infezione possa comunque colpire ma in forma asintomatica o paucisintomatica. In breve, se l’Autorità sanitaria decidesse di aumentare questa dilazione nelle somministrazioni sarebbe una scelta possibile. Dal punto di vista scientifico ci sono dati che permettono di confermare gli effetti di immunizzazione. È altresì molto importante ricordare invece che i vaccini a Rna messaggero, quali sono Pfizer e Moderna, non sono intercambiabili con vaccini prodotti con tecniche diverse”.
 
La definizione della vulnerabilità della popolazione. La quantità di dosi di vaccino è strettamente interrelata con la questione dei soggetti eleggibili per la vaccinazione stessa, prosegue la Simg. Adesso siamo nel pieno della fase 1, che riguarda gli operatori sanitari, ma bisogna definire nel minor tempo possibile le priorità tra gli altri soggetti da vaccinare, facendo riferimento a criteri di vulnerabilità che prendano in considerazione le diverse comorbidità a cui i vari soggetti possono essere esposti. Compatibilmente con la disponibilità delle dosi di vaccino, bisogna mettere in sicurezza il più presto possibile queste persone, per ridurre la pressione sui servizi sanitari e soprattutto il numero dei morti, ancora oggi troppo alto.
“I Mmg possono dare un contributo determinante per il successo della campagna vaccinale contro il Covid-19 – conclude Cricelli – Da quando esiste il Ssn ogni cittadino di questo Paese ha un collegamento stretto con il suo Medico di famiglia che dispone dell’elenco e delle cartelle cliniche di tutti i suoi pazienti. Sono sempre i Medici di Medicina Generale che assistono migliaia di soggetti non autosufficienti e/o non deambulanti che non potrebbero mai recarsi in un centro vaccinale”.

13 gennaio 2021
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