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Disturbi alimentari. Dall’Iss la prima mappatura dei Centri del Ssn. Prese in carico soprattutto ragazze giovani e con anoressia


L’obiettivo è offrire ai cittadini con anoressia e bulimia e disturbi da alimentazione incontrollata, alle loro famiglie e agli operatori sanitari una mappa delle risorse presenti sul territorio e della loro offerta assistenziale, per facilitarne conoscenza ed accesso. Oltre 8mila gli utenti in carico al 65% dei Centri censiti  IL DOCUMENTO

24 GEN - In totale 91 strutture su tutto il territorio nazionale - 48 al Nord (di cui 16 in Emilia Romagna), 14 al Centro Italia e 29 tra Sud e Isole - e un esercito di 963 professionisti tutti formati e aggiornati pronti a prendere in carico quanti soffrono di anoressia e bulimia, disturbi da alimentazione incontrollata.
 
Sono questi i numeri dei Centri dedicati alla cura dei disturbi del comportamento alimentare (Dca) mappati per la prima volta dall’Iss e inseriti in una piattaforma online, interattiva e aggiornabile in tempo reale.
 
Un censimento dei servizi ambulatoriali, residenziali e semi-residenziali dell’Ssn - realizzato attraverso il progetto MA.NU.AL che il Ministero della Salute, nell’ambito delle Azioni Centrali del Ccm, ha affidato al Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità – che dal 2022 coinvolgerà anche le strutture del privato accreditato. I dati saranno presentati domani in occasione del webinar “La Mappatura territoriale dei centri dedicati alla cura dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione”.
 
“Il progetto – spiega Roberta Pacifici responsabile del Centro Nazionale Dipendenze e doping dell’Iss – nasce con lo scopo di offrire ai cittadini affetti da tali patologie, alle loro famiglie e agli operatori sanitari che se ne occupano una mappa delle risorse presenti sul territorio e della loro offerta assistenziale, per facilitarne conoscenza ed accesso”.
 
I numeri dei Centri. Al 31 dicembre 2021 la mappatura conta 91 strutture su tutto il territorio nazionale: 48 centri al Nord (di cui 16 in Emilia Romagna), 14 al Centro Italia e 29 tra Sud e Isole.

 
I 963 professionisti arruolati nei Centri sono soprattutto: psicologi (24%), psichiatri o neuropsichiatri infantili (17%), infermieri (14%) e dietisti (11%). Sono inoltre presenti gli educatori professionali (8%), i medici di area internistica e pediatri (5%), i medici specialisti in nutrizione clinica e scienza dell’alimentazione (5%), i tecnici della riabilitazione psichiatrica (3%), gli assistenti sociali (2%) ed infine i fisioterapisti (1%) e gli operatori della riabilitazione motoria (1%). Nei centri la valutazione diagnostica è quindi prevalentemente psichiatrica (97%) e psicologica (94%), dietetica (87%), metabolico-nutrizionale (76%), medico-internistica (72%), pediatrica (33%).
Distribuzione percentuale degli operatori nei Centri Dna


 
Ma qual è l'utenza assistita? Risultano in carico al 65% dei Centri censiti oltre 8mila utenti. Poco meno di tremila sono in carico da più di 5 anni e soltanto nell’ultimo anno di riferimento (2020) hanno effettuato una prima visita circa 4.700 pazienti. L’utenza in carico è prevalentemente di genere femminile 90% rispetto al 10% di maschi. Il 59% degli utenti hanno tra i 13 e 25 anni di età, il 6% hanno meno di 12 anni. Rispetto alle più frequenti diagnosi l’anoressia nervosa è rappresentata nel 42,3% dei casi, la bulimia nervosa nel 18,2% e il disturbo di binge eating nel 14,6%. Lo strumento diagnostico più utilizzato è il DSM5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali): 87%.
 
 
Le prestazioni offerte. I percorsi offerti all’utenza vedono l’integrazione di diverse tipologie di intervento: psicoterapeutico (100%), psicoeducativo (99%), nutrizionale (99%), farmacoterapico (99%), di monitoraggio della condizione psichico-fisico-nutrizionale (99%) e di abilitazione o riabilitazione fisica e sociale (62%). Gli interventi psicoterapeutici comprendono approcci individuali (98%), familiari (78%) e di gruppo (66%), spesso co-presenti.
L’accesso presso i servizi avviene solitamente in modalità diretta, su richiesta del paziente (83%). Le prestazioni vengono generalmente erogate dietro pagamento del ticket sanitario (78%) ma possono essere fornite anche gratuitamente (29%) o essere erogate in regime di intramoenia (9%). Quasi tutti i Servizi censiti rilevano l’esordio della patologia (98%), il tempo trascorso tra l’esordio e la presa in carico del paziente (97%) ed eventuali trattamenti pregressi (98%). I Centri censiti propongono percorsi terapeutici multimodali, i livelli di assistenza sono a carattere prevalentemente ambulatoriale di tipo specialistico (92%) ma anche intensivi ambulatoriali o semiresidenziali (62%), mentre la riabilitazione intensiva residenziale è offerta nel 17% delle strutture.
 
 
La pandemia non ha fermato la lotta ai Dca. L’emergenza pandemica, inoltre, ha avuto effetti pesanti sulle persone che soffrono di tali disturbi amplificando la problematica nel suo insieme per una serie di concause. “Il contesto emergenziale Covid19 non ha, però, fermato la lotta ai Dca – spiega ancora Pacifici – un simile scenario ha sollecitato un forte ed efficace impegno comune per indirizzare le strategie politiche e di intervento pubblico verso nuove forme di governance. Per questo motivo, consapevoli degli ulteriori disagi che tale emergenza sanitaria ha causato ai pazienti e ai loro familiari, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno ritenuto più che mai di fondamentale importanza la disponibilità di un ‘primo riferimento’ e, a tal fine, hanno fortemente sostenuto la mappatura territoriale dei Centri dedicati alla cura dei Dna al fine di garantire ai cittadini affetti da tali patologie e alle loro famiglie i migliori livelli di accesso e appropriatezza dell’intervento”.
A cura di E.M.

24 gennaio 2022
© Riproduzione riservata


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