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Autonomia. Al via tavolo del Governo con le Regioni Emilia-Romagna e Lombardia

La Lombardia, insieme al Veneto, ha indetto un referendum per chiedere più competenze allo Stato nella gestione di alcuni ambiti ottenendo il consenso del 95% dei votanti lombardi, mentre l’Emilia Romagna, su mandato del Consiglio Regionale, ha firmato lo scorso 18 ottobre una dichiarazione di intenti con il Premier Gentiloni. A via della Stamperia si è svolta ieri la prima seduta del tavolo paritetico di confronto con il Governo. La seconda si farà a Bologna il 17 novembre, poi il 21 a Milano la terza e le altre a Roma.

10 NOV - E’ ufficialmente partito ieri a Roma, presso il Dipartimento degli Affari regionali, il negoziato con il Governo per il riconoscimento di una maggiore autonomia, con la gestione diretta da parte delle Regioni Emilia-Romagna e Lombardoia di un certo numero di competenze. Fra le ipotesi sul tavolo: istruzione, lavoro, tributi, finanza pubblica, salute, ambiente, territorio, ricerca, innovazione.

A via della Stamperia si è svolta la prima seduta del tavolo paritetico di confronto. La seconda si farà a Bologna venerdì 17 novembre, martedì 21 a Milano la terza e le altre, a seguire, a Roma. E’ quanto deciso nella Capitale, dove si sono riuniti il sottosegretario Gianclaudio Bressa e i presidenti delle Regioni Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e Lombardia, Roberto Maroni, accompagnati dalle rispettive delegazioni: l’incontro ha formalmente sancito il via al confronto tecnico che approfondirà ambiti e materie.

“Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana – spiega una nota diffusa dalla Conferenza delle Regioni – viene applicato l’articolo 116 della Costituzione, che al terzo comma consente l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di ulteriori ‘forme e condizioni particolari di autonomia’ attraverso una legge dello Stato approvata a maggioranza assoluta, sulla base di un’intesa fra il Governo e la Regione interessata”.


Per l’Emilia-Romagna una tappa che arriva a tre settimane dalla firma a Palazzo Chigi, lo scorso 18 ottobre, del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e del presidente Bonaccini della Dichiarazione di intenti per l’avvio del confronto. In precedenza, il 3 ottobre, la risoluzione votata dall’Assemblea legislativa che dava mandato a Bonaccini al negoziato col Governo.

“Da mesi lavoriamo duramente e con serietà per quella che oggi rappresenta una proposta condivisa con le categorie economiche, i sindacati, le imprese, le università, gli enti locali, i territori e le associazioni del Terzo settore dell’Emilia-Romagna nell’ambito del Patto per il Lavoro- afferma il presidente Bonaccini-. Ci è stato chiesto di aspettare per avviare il confronto insieme alla Lombardia, abbiamo detto sì, dopo aver avuto la garanzia che i tempi non si sarebbero allungati, che non sarebbe stata messa in discussione l’unità nazionale e che non sarebbe stata messa sul tavolo alcuna richiesta di Regione a Statuto speciale. E oggi, nel momento dell’insediamento ufficiale, ribadisco che è positivo il fatto di lavorare insieme per arrivare a rapidamente a una proposta concreta, a un’intesa entro la fine di questa legislatura. Concordo con il sottosegretario Bressa quando ha detto che stiamo costruendo il regionalismo del futuro- chiude Bonaccini- un nuovo regionalismo che possa premiare le Regioni virtuose e aprire la strada ad altre, nell’esclusivo interesse dei cittadini, continuando a far crescere i territori e con loro il Paese”.

L’Emilia Romagna, in particolare, ha definito 12 competenze che chiede per sé e che rientrano fra le materie previste dagli articoli 116 (comma terzo) e 117 (commi secondo e terzo) della Costituzione. Si tratta di: rapporti internazionali e con l’Unione Europea delle Regioni; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche; -commercio con l’estero; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; governo del territorio; protezione civile; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; tutela della salute; norme generali sull’istruzione; tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali; organizzazione della giustizia di pace. “La Giunta – spiega la nota - è pronta ad aggiungere altre 4-5 competenze relative a professioni, cultura, sport e agricoltura”. Sarà il presidente Bonaccini a proporre l’allargamento all’Assemblea legislativa nella seduta di martedì e mercoledì prossimi, durante la quale relazionerà anche sull’insediamento del tavolo di confronto avvenuto ieri.

Quanto alla Lombardia, il presidente Roberto Maroni ha spiegato in una nota che la Regione tratta “su 23 materie” e che “i Tavoli di Milano e Bologna tratteranno, ciascuno, cinque materie, le rimanenti 13 verranno trattate al tavolo di Roma”. Maroni ha parlato di incontro "molto utile, soprattutto perché si è deciso il metodo. È una partenza positiva e concreta con un ritmo serrato di incontri fino a Natale, con l'obiettivo condiviso di arrivare ad un accordo prima della fine della legislatura. Io-  sottolinea il presidente lombardo - ho garantito una leale collaborazione. Non userò questo tema per la campagna elettorale, affideremo al prossimo Parlamento un accordo che sarà un impegno molto forte. Sono molto soddisfatto", conclude.

La nostra intenzione- ha aggiunto Maroni in un’altra nota - è di concludere positivamente l’accordo entro la fine della legislatura. Non sarà facile, non mi illudo, perché le nostre richieste sono tante e molto ambiziose, ma devo riconoscere che ho trovato da parte del Governo la disponibilità. Non vogliono buttare la palla in tribuna, vogliono concludere: ci sono tutte le condizioni per fare veramente un lavoro eccellente”.

“Con la fine della legislatura termina il governo - ha proseguito Maroni - e, poiché devo fare l’accordo con il Governo, occorre un Governo che ci sia, per questo l’obiettivo è concludere entro la fine della legislatura, per consentire poi al prossimo Parlamento di approvare la legge. Sarebbe la prima volta e credo che sarebbe utile anche per tutte le altre Regioni. Mi auguro che arrivi presto anche il Veneto”.
 
Per quanto riguarda la Sanità, Maroni ha evidenziato come il sistema regionale sia “già un’eccellenza, ma avere maggiore autonomia significa avere maggiori risorse in costi standard, per esempio, che ci consentirebbero di investire ancora di più, per modernizzare gli ospedali, per assumere personale che manca, per mettere a disposizione delle persone che hanno bisogno tutto quello che occorre, senza costringere magari a pagare ticket e superticket. Si può fare, se riusciremo ad avere maggiore autonomia e maggiori risorse”.

Il governatore della Lombardia ha parlato poi di “un certo interesse da parte della Liguria, per esempio, e anche di qualche Regione del Sud : con i nostri referendum abbiamo messo in moto un meccanismo che sta davvero cambiano il rapporto tra il centro e le Regioni virtuose, senza penalizzare quelle meno virtuose, ma aiutandole a fare meglio. Questo è l’obiettivo ambizioso della nostra iniziativa e spero di poterlo raggiungere”.

10 novembre 2017
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