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Elisabetta Canitano visita gli ospedali della provincia di Frosinone: “Qui si vedono le conseguenze di una politica sanitaria devastante”

La candidata di Potere al Popolo alle elezioni regionali del Lazio ha visitato le strutture di Frosinone, Sora, Cassino, Pontecorvo, Anagni. “Chiusura sistematica di strutture e reparti, riduzione continua dei posti letto, perenne mancanza di personale e materiali. Così gli utenti aspettano mesi per potersi sottoporre agli esami e poter accedere ai servizi sanitari”.

13 FEB - “I presìdi in Ciociaria sono stati quasi tutti chiusi e quelli operativi sono sovraffollati, con una forte carenza di personale”.

Questo il bilancio di una giornata passata in visita agli ospedali della provincia di Frosinone (quelli di Sora, Cassino, Pontecorvo, Frosinone, Anagni). A farlo Elisabetta Canitano, candidata alla presidenza della Regione Lazio di “Potere al Popolo”.

Canitano, ginecologa presso la Asl Roma D e presidente dell'associazione Vita di Donna che ha sede nella Casa Internazionale delle Donne a Trastevere, nel corso della visita ha incontrato i direttori sanitari che hanno illustrato la situazione.

“Anche in provincia di Frosinone è stata presa l’abitudine di prendere dei professionisti infermieri a partita Iva. C’è stato vagamente promesso che adesso con le assunzioni verranno presi. Vorrei ricordare che delle 3 mila assunzioni promesse da Zingaretti, 1.400 sono stabilizzazioni e le altre 1.600 le dobbiamo ancora vedere. Questa corsa pre-elettorale è quasi ridicola”, ha detto la candidata che, visitando l’ospedale di Sora si è soffermata sul reparto maternità e ginecologia.


“Abbiamo chiesto informazioni: tutto il reparto a Sora è formato da obiettori ma noi sappiamo che per anni le donne di Frosinone si sono alzate alla 4 la mattina per andare ad abortire a Roma”, ha detto Canitano. “Negli ultimi mesi è stata aperta l’opportunità per Alatri; noi però ricordiamo che la 194 non è trovare un posto dove abortire ma è la cura che si dà alle donne e il modo con cui ci si prende cura di loro anche da un punto di vista medico-scientifico. Quindi non ci basta avere un posto nel giro di 150 chilometri dove fare interruzione di gravidanza volontaria. Le donne hanno bisogno dell’aborto terapeutico, della diagnostica prenatale, hanno bisogno di essere accolte da personale sanitario e ginecologico che abbia a cuore la loro salute al primo posto”.

A Cassino, Canitano ha constatato che  anche qui “come in molte strutture pubbliche sono stati ridotti i posti letto, chiusi dei reparti”, c’è "un Pronto Soccorso in grande sofferenza, aiutato da un ambulatorio codici bianchi e verdi con medici di medicina generale che comporta un’ulteriore spesa. Non è certo la valorizzazione del territorio che ci era stata promessa con le case della salute: si tratta piuttosto di poliambulatori dove si va con appuntamento e con liste d’attesa”.

Sulla Casa della Salute di Pontecorvo ha affermato che si tratta di “poliambulatori con tutte le loro liste d’attesa; lo specialista che viene un paio di volte a settimana. Questi servizi non hanno alcuna influenza sulla popolazione. La loro capacità di accoglienza e sgravio dei Pronti Soccorso praticamente non esiste e il medico di medicina generale, in assenza di un vero percorso protetto, fa quello che farebbe a studio con poca aggiunta. I cittadini hanno perso la possibilità di ricevere cure complesse”.

Non è stato lusinghiero neanche il giudizio sull’ospedale di Frosinone: “ci troviamo di fronte agli stessi problemi: carenza di personale, carenza di posti letto, pronto soccorso affollato. Sono le conseguenze di una politica sanitaria devastante con la chiusura sistematica di strutture e reparti, la riduzione continua dei posti letto. Le strutture aperte soffrono la perenne mancanza di personale e materiali e gli utenti aspettano mesi per potersi sottoporre agli esami e poter accedere ai servizi sanitari, a meno che, non abbiano i soldi per rivolgersi ai privati agevolati in ogni modo dalla giunta Zingaretti”.

Infine ad Anagni, dove l’ospedale è stato convertito in una casa della salute. “Questo era un ospedale di frontiera”, ha detto Cinzia Belardi del Comitato Salviamo l’Ospedale. “Doveva restare aperto ma purtroppo la politica ha deciso diversamente, l’ha chiuso trasformandolo in casa dalle salute. Noi non chiedevamo di riavere l’ospedale come prima ma piuttosto una struttura ospedaliera con specifici reparti. È stata sottoscritta da 9 Comuni anche una delibera con la quale chiedevano a Zingaretti un intervento in questo senso ma, anche quella delibera è rimasta nel cassetto”.

13 febbraio 2018
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