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Circoncisione. Magi (Omceo Roma): “Necessaria una legge che armonizzi la tutela della salute con il credo religioso”

Il presidente dell’Ordine dei medici capitolini interviene sulla la morte di un bambino in provincia di Reggio Emilia, a seguito di una circoncisione eseguita in casa. “Una legge ben fatta farebbe anche emergere la clandestinità di simili interventi che provocano tali tragedie”

26 MAR - “L’Omceo di Roma ritiene giunto il momento di una legge in materia di circoncisione che sia in grado di armonizzare due distinte esigenze: la tutela della salute dei più piccoli, che per noi medici è prioritaria, quindi con interventi fatti da professionisti in ambienti protetti, e il rispetto del credo religioso”. 
 
Così Antonio Magi, Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Roma, intervenendo sul caso della morte di un bambino a Scandiano (Reggio Emilia), a seguito di una circoncisione eseguita in casa.
 
“Solo con una legge – riprende Magi – si potrà eliminare la clandestinità da queste pratiche. La circoncisione d’altronde è un atto molto praticato nel nostro Paese, ma spesso viene effettuata in condizioni a dir poco precarie da un punto di vista igienico e magari anche da ‘soggetti improvvisati’ e spesso, il combinato disposto di questi due elementi genera il dramma come quello avvenuto nei giorni scorsi in provincia di Reggio Emilia, o pochi mesi fa in provincia di Roma.
 
“A questo proposito voglio ribadire quanto già detto dal nostro consigliere Foad Aodi, fondatore dell'associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e Coordinatore Area rapporti con i Comuni e Affari Esteri e Area riabilitazione dell'Omceo, il quale ricorda come delle ‘5 mila circoncisioni eseguite in Italia, il 35% sono praticate nei circuiti clandestini, in casa o comunque in ambienti non protetti, e non da medici anche per motivi economici’.
 
“Per questo come Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Roma riteniamo importante e utile una legge in materia di circoncisione che sia in grado di tenere insieme la tutela della salute dei più piccoli con il credo religioso. Una legge che preveda l’armonizzazione dei tempi per l’intervento, perché come ricorda sempre Foad ‘la maggior parte delle strutture intervengono solo dopo i quattro anni, alcune dopo i dodici, per problemi legati all'anestesia mentre, per motivi religiosi, il 99% chiede di potervi accedere quando il bambino ha pochi mesi’; e che preveda il pagamento di un ticket congruo in modo da scoraggiare le pratiche clandestine. 
 
“È chiaro – conclude Antonio Magi – che oltre alla legge è necessario prevedere campagne d’informazione rivolte alle popolazioni interessate con il coinvolgimento anche dei pediatri affinché mettano in guardia le famiglie sui pericoli della circoncisione clandestina”. 

26 marzo 2019
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