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Ma per la sanità del Lazio serve veramente l’Azienda “zero”?

26 FEB - Gentile Direttore,
la Regione Lazio in queste ore sembra voler porre l’acceleratore su una proposta di legge, la PL n 115 “Istituzione dell’Azienda regionale sanitaria Lazio”, che sottrae funzioni alle ASL e all’assessorato alla sanità per affidarle ad un’altra nuova e non obbligatoria Azienda.

Ci si domanda se la risposta, più efficace, rispetto ad altre pur date (ad es, area vasta), sia quella di un ente strumentale intermedio.
 
Dal 2012 era stata introdotta la possibilità per le Regioni di attivare una gestione sanitaria accentrata (GSA). Questa gestione era possibile attuarla individuando all’interno della propria struttura organizzativa uno specifico centro di responsabilità con una sua contabilità economico-patrimoniale.
In questo quadro normativo nazionale anche la Regione Lazio, a suo tempo, ha costituito la sua GSA.
 
Il legislatore, d’altro canto, per lo svolgimento di funzioni organizzative e finanziarie con l’art 22 comma 1 del DL 118/2011 non ha inteso prevedere un’altra azienda strumentale.
Il 19 febbraio scorso CGIL CISL UIL hanno fatto presente alla Regione che “la PL n 115 aveva una configurazione significativamente diversa dal testo iniziale (DGR N. 87/ 2019) e che vi era necessità di un aggiornamento del confronto. La P.L. n.115 prefigura una ulteriore azienda sanitaria che s’intende istituire non sulla base di quanto previsto dallo statuto della Regione Lazio (art.52) ma facendo riferimento all’art. 3 del d.lgs 502 del 1992.

 
Si afferma che alla stessa verrà attribuita autonoma soggettività e personalità giuridica di diritto pubblico, e autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, gestionale e tecnica.
Affermazioni di principio, a priori, che necessitano di evidenze e di previsioni programmatiche.
 
La formulazione della proposta di legge n 115, non espressamente prevista dalla normativa nazionale, interroga sulla piena valutazione degli esiti della sua costituzione in relazione alle scelte strategiche regionali in atto, atteso che non se ne trova traccia negli impegni programmatici presi con i ministeri Salute e MEF sulle cose da fare per uscire dalla fase non esaurita del piano di rientro (PO 2019-2021 e, da ultimo, il DCA U00081/2020), sulla sussistenza della disponibilità finanziaria a fronte dei programmi di spesa, sulla previsione degli effetti della razionalizzazione dei costi che si afferma di voler effettuare , sulle valutazione delle conseguenze operative dalla coesistenza di due strutture che gestiscono funzioni accentrate (GSA e istituenda Azienda regionale sanita.0), sulla entità dei costi per l'immediata attivazione dell'Azienda Lazio.0 “da strutturare in forma snella e leggera”, sugli organici del personale, e di quelle figure dirigenziali in specie, non espressamente richiamate nella proposta di legge ma che dalla stessa si evidenziano, e che, verosimilmente, dovrebbero trasferirsi su base volontaria o essere assunti.
 
Di certo è bene valutare l’effettivo impatto economico-finanziario della modifica dell’impianto del SSR così che l’impatto delle risorse finanziarie che verranno investite non arrechi pregiudizio all’equilibrio della gestione finanziaria complessiva.
 
La proposta di legge 115 non ridefinisce con la necessaria chiarezza i ruoli di assessorato, GSA e istituenda Azienda, sottrae di fatto alle Direzioni regionali competenti attribuzioni loro proprie (la Direzione regionale acquisti già gestisce in forma centralizzata le gare di acquisto per le aziende del SSR e la Direzione regionale salute e integrazione sociosanitaria si dovrebbe occupare dei ruoli del personale del SSR e di parte dei concorsi);altre competenze relative all’informatica verrebbero tolte alla Azienda partecipata Lazio Crea (Fascicolo sanitario, Tessera sanitaria, telemedicina e sistemi informatici).
 
Non emerge una analisi dei risparmi concretamente realizzabili con questa operazione di riorganizzazione che dovrebbe essere finalizzata all’uso delle risorse per migliorare le prestazioni del SSR . Quello che si intravede è un diverso bilanciamento dei poteri e dei controlli all’interno della governance del sistema sanitario peraltro insoddisfacentemente formulato nell’art 4 della richiamata PL n.115.
 
In questo contesto, resta difficile prendere atto “a priori” che la proposta dell’Azienda regionale sanità. 0, debba essere la strada obbligata per avere quella maggiore efficienza e coordinamento di cui pure si sente il bisogno.
 
Per come è scritta la proposta di legge si profila come un ente nei fatti rigidamente monocratico che verrebbe ad assumere in sé compiti e funzioni di programmazione, gestione e coordinamento, con la sostanziale esautorazione delle prerogative e di compiti che sono del Consiglio Regionale , in qualche misura della stessa Giunta e dell’assessore competente (la governance e le politiche relative alle risorse umane e tecnologiche nonché agli investimenti - vedasi art. 6 punti f. e l.- e sistema degli obiettivi e dei risultati).
 
Il Direttore generale (vedasi combinato disposto di art. 3 ”organi istituzionali” e 7 “atto aziendale” della PL 115), fra l’altro, avrà anche il compito di nominare i componenti del Collegio sindacale, cioè dell’unico organismo di controllo, peraltro solo contabile, che per definizione dovrebbe essere “terzo”.
Un Direttore generale, quindi, che dovrà rispondere solo alla Giunta e, al massimo, in qualche caso, alla competente commissione consiliare.
I sindacati hanno chiesto di poter essere auditi e hanno anche avanzato considerazioni e proposte di merito.
 
E’ bene che tutti i confronti siano fatti e che la partecipazione alla discussione sia estesa a tutti i soggetti interessati dal provvedimento.
 
Rino Giuliani
Dipartimento Welfare Spi Cgil Roma, Lazio

26 febbraio 2021
© Riproduzione riservata


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