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Zeni: “Alle famiglie serve una regia unitaria dei servizi”

Uno studio sui trend demografici realizzato dall'Università Bocconi di Milano sarà utilizzato come base di partenza per ridisegnare l’assetto istituzionale delle APSP del Trentino. “Pensare ad una regia unica vuole dire mettere a sistema i tanti servizi che ci sono, le risorse pubbliche e private e in questo modo migliorare la qualità del servizio e rendere più efficiente l'intero sistema”, ha detto l'assessore.

19 MAG - “I trend demografici ci dicono che c'è una valanga in arrivo. Nei prossimi anni la popolazione anziana è destinata a raddoppiare. Questo significa che come comunità, dobbiamo metterci in gioco, cercare soluzioni, elaborare proposte per affrontare i cambiamenti che riguardano la società”. Ad affermarlo è stato l’assessore alla salute e politiche sociali della Provincia autonoma di Trento Luca Zeni, presentando ieri uno studio, realizzato dall'Università Bocconi di Milano, che, come annuncia una nota della PA di Trento, “sarà utilizzato come base di partenza per ridisegnare l’assetto istituzionale delle APSP del Trentino (Aziende pubbliche di servizi alla persona)”.

“Alcuni mesi fa – ha spiegato Zeni nel suo intervento rilanciato dalla nota provinciale  – abbiamo cominciato un confronto pubblico sul tema, con una dialettica positiva che ci ha indotto ad affrontare un percorso di approfondimento della questione. Abbiamo istituito un tavolo con i soggetti istituzionali che ha elaborato delle proposte. Partendo da una fotografia della situazione, abbiamo compreso la necessità di andare verso una regia unitaria dei servizi, perché la frammentazione attuale induce le famiglie a non avere un riferimento chiaro. Si prende in carico la persona non autosufficiente – ha spiegato Zeni – soltanto nella fase acuta del problema e si lascia alle famiglie il compito di cercare la soluzione migliore”.


“Pensare ad una regia unica – ha dunque evidenziato l’assessore - vuole dire mettere a sistema i tanti servizi che ci sono, le risorse pubbliche e private e in questo modo migliorare la qualità del servizio e rendere più efficiente l'intero sistema”.

“Il documento che presentiamo oggi – ha quindi spiegato Paride Gianmoena, presidente del Consiglio delle Autonomie – è aperto al confronto. Ora serve, da parte di tutti, condivisione e senso di responsabilità”.

“Oggi avviamo un percorso – ha aggiunto Zeni – proponendo una direzione e una visione di come potrebbe cambiare il sistema dell'integrazione socio-sanitaria e la presa in carico della non autosufficienza. Come questo si debba declinare in concreto, con quali assetti istituzionali, come debbano essere i rapporti tra i soggetti coinvolti sarà frutto di un dialogo aperto, che nelle prossime settimane svilupperemo sui territori con tutti coloro che vorranno partecipare. Rivolgo a tutti l'invito di avviare questo percorso – ha concluso – con un approccio corretto e serio. In gioco non abbiamo la proposta di un soggetto, di una forza politica, dell'assessorato o di Upipa. In gioco, abbiamo il futuro stesso della capacità che il Trentino avrà di garantire servizi di qualità per le famiglie, per i non autosufficienti”.

Lo studio realizzato dalla Bocconi ha evidenziato come le proiezioni demografiche indichino una popolazione trentina con 75 anni e oltre in continuo aumento: 55.752 nel 2015, poi 78.699 2031 e 104.029 nel 2041.

Per essere pronti ad affrontare l’incremento delle necessità assistenziali delle persone anziane, “mantenendo gli elevati standard di qualità che caratterizzano l’offerta provinciale dei servizi, in un periodo di contrazione delle risorse”, è dunque necessario, secondo l’assessore, migliorare due aspetti cardine del sistema di assistenza: “Da un lato rafforzare l’efficienza organizzativa e amministrativa in modo da liberare risorse da poter reinvestire sui servizi a favore delle persone; dall’altro migliorare la capacità di visione di insieme che consenta di programmare e operare in maniera equa ed efficace”.

La sfida, si illustra nella nota provinciale, “è di riconfigurare il sistema di welfare trentino, dedicato specificatamente agli anziani, proponendo un assetto istituzionale che permetta di massimizzare il livello d’integrazione di assistenza sociale e sanitaria per migliorare l’efficienza e incrementare qualità e innovazione dei servizi. Affinché la ricomposizione possa essere efficace, è necessario individuare ambiti istituzionali dedicati (Comunità) e un unico soggetto responsabile dell’aggregazione di filiera”.

Per l’esecutivo provinciale “le Aziende pubbliche per i servizi alla persona (APSP)” sarebbero “il candidato naturale per svolgere questo ruolo, con la prospettiva di integrare, in un unico ‘contenitore’, tutti i servizi sociosanitari e sociali del territorio per anziani. Viene, inoltre, proposta un’evoluzione dell’attuale Punto unico di accesso-PUA (oggi incardinato nei distretti sanitari per rispondere a tutte le esigenze sociali e sanitarie) verso un PUA specializzato sugli anziani, che possa disporre di un budget di cura unitario e in grado di integrare le risorse pubbliche con quelle private (non solo economiche) delle famiglie”.

Tra le possibili aree geografiche di riferimento per il PUA (Comunità di valle, distretto sanitario, comuni) viene proposta la Comunità di valle, “che offre un riferimento istituzionale condiviso ed è sufficientemente vicina al cittadino”. Si punta quindi su un modello nel quale l’APSP su mandato della PAT e delle CdV funziona come PUA anziani, integrando risorse pubbliche e risorse private delle famiglie per creare PAI (piani assistenziali individualizzati) personalizzati e flessibili.

19 maggio 2016
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