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Sardegna. Punti nascita, Arru a sindaci: “Chiusure obbligate per la sicurezza dei pazienti. Bisogna lavorare in rete”

La questione sollevata ieri dal tavolo di coordinamento Anci sulla sanità. "I percorsi nascita devono essere e saranno garantiti nei territori da équipes multidisciplinari”. Per Arru "prospettare quadri drammatici di peggioramento dei servizi non è corretto, sia perché non rispondente alla realtà, sia perché la paura è un ostacolo al dialogo”.

12 APR - “La comunicazione di un documento complesso come la delibera sulla riorganizzazione della rete ospedaliera richiede capacità di ascolto. L’Assessorato alla Sanità, oltre a ribadire la volontà della Giunta di migliorare i servizi e non di peggiorarli rispetto alla situazione attuale, riafferma la disponibilità al dialogo. Tuttavia, non si può non rimanere sorpresi dalle dichiarazioni rilasciate da alcuni sindaci”. Ad affermarlo, in una nota, l’assessore della Sanità della Regione, Luigi Arru, con particolare riferimento a quanto dichiarato da alcuni Sindaci sulla chiusura di punti nascita ospedalieri nel corso del tavolo di coordinamento Anci Sardegna sulla sanità svolto ieri.

“Il nostro obiettivo è mettere insieme posizioni comuni – ha detto il presidente dell'Anci, Pier Sandro Scano, avviando la discussione -, tendere ad un sistema sanitario di qualità nel quale tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo dove abitano, abbiano pari dignità e accesso ai servizi sanitari ben sapendo che se non c'è un minimo di attività esiste un problema di sicurezza. Il tema – per Scano - non è risparmiare ma è l'appropriatezza del servizio".


A sollevare la questione dei punti nascita era stato, in particolare, il sindaco di Tempio Andrea Biancareddu. "A Tempio l'assessore Arru ha sbagliato approccio e ha creato panico – ha dichiarato Biancareddu -. Pare che il punto nascita di Tempio debba essere chiuso e non si è considerato che per il più vicino ospedale ci vogliono due ore. E che quindi una donna di Aglientu rischia di partorire in strada e non a Olbia. E' tutto da dimostrare che si è più in sicurezza nei grandi ospedali”.

Sulla chiusura dei punti nascita Arru ha quindi precisato nella nota che “ad oggi, come conseguenza delle disposizioni del Ministero della Salute, hanno chiuso due punti nascita di Cagliari, perché il numero di parti era inferiore a 500/anno, soglia considerata minima per garantire la migliore sicurezza della mamma e del bambino. Eppure le due case di cura stavano nel pieno centro della città capoluogo. I percorsi nascita – ha proseguito Arru - devono essere e saranno garantiti nei territori da équipes multidisciplinari, saranno modelli della presa in carico della donna durante la gravidanza per assicurare, secondo le conoscenze scientifiche e nel rispetto della naturalità della condizione, il migliore decorso, fino al parto in ambienti di massima garanzia”.

Per l’assessore, inoltre, “continua ad esserci un malinteso sul significato della parola Reti. Operare in rete significa superare l’attuale modalità di lavoro, che si sviluppa su 29 ospedali, isolati, molto spesso senza nessun collegamento funzionale tra di loro; con numerosi doppioni e tempi d’attesa eccessivi. Rete significa condividere esperienze professionali, condividere le migliori pratiche professionali per dare i migliori risultati e le migliori tutele ai cittadini sardi. Rispetto agli standard nazionali si è applicato l'articolo 3 del DM N.70, attuativo del Patto del salute, che permette di adattare la programmazione alle diverse realtà locali, come ampiamente si è fatto”.
 
Per Arru, "quando, però, si perde la visione complessiva della Sardegna, si rischia di ricadere in un particolarismo che danneggia l’insieme della proposta organizzativa della Sistema Sanità, - conclude Arru - mettendo in discussione i principi della migliore qualità, sicurezza e appropriatezza. Prospettare quadri drammatici di peggioramento dei servizi non è corretto, sia perché non rispondente alla realtà, sia perché la paura è un ostacolo al dialogo”.

12 aprile 2016
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