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Fine vita. L’Emilia-Romagna conferma il ruolo del Corec, nessun passo indietro dopo il parere del Cnb

I Comitati etici territoriali “non sono una scelta dovuta lì dove esistano specifici organismi per l’etica nella clinica, come avviene in Emilia-Romagna”, spiega la Regione sottolineando come il Corec, essendo peraltro unico per tutta la Regione “garantisce uniformità di valutazione”. La Giunta ribadisce, dunque, l’impianto stabilito nella delibera del 5 febbraio per garantire il diritto al suicidio assistito secondo quanto previsto dalla sentenza della Consulta.

29 FEB - Scelta confermata, motivazioni rafforzate. A due settimane dal parere del Comitato Nazionale di Bioetica (Cnb), la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ribadisce che le strutture del servizio sanitario pubblico regionale devono applicare la sentenza numero 242 del 2019 della Corte Costituzionale sul fine vita. E senza modificare l’impianto di quanto già stabilito nella delibera del 5 febbraio scorso, ma integrandone e rafforzandone le motivazioni della alla luce degli approfondimenti effettuati, conferma che sarà il Comitato regionale per l’etica nella clinica (già istituito presso l’AUSL-IRCCS di Reggio Emilia) a valutare le richieste di suicidio medicalmente assistito in qualità di organismo collegiale terzo. A darne notizia, in una nota, è la Regione Emilia-Romagna.

Restano tassativi i criteri indicati dalla Corte per evitare ogni arbitrio: il paziente deve essere affetto da una patologia irreversibile, da cui derivino sofferenze fisiche o psicologiche che il paziente ritiene intollerabili, che sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

“I Comitati etici territoriali (CET) – spiega la Regione nella nota --, richiamati dal Comitato nazionale di bioetica come possibile organismo chiamato ad esprimere pareri sulla richiesta di suicidio medicalmente assistito, ‘possono’ essere indicati ad esprimere un parere in materia, ma non si tratta di una scelta dovuta lì dove esistano specifici organismi per l’etica nella clinica, come invece avviene in Emilia-Romagna. Motivazioni ulteriormente esplicitate nell’atto integrativo approvato dalla Giunta guidata dal presidente Stefano Bonaccini”.

“In attesa di una legge nazionale per un tema di così grande importanza e delicatezza- ribadisce l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini- confermiamo il nostro impegno per dare attuazione a quanto richiesto dall’Alta Corte. Abbiamo rafforzato le motivazioni, soffermandoci su tutti i passaggi giuridici a supporto di questa posizione. Ricordiamo che le Regioni sono chiamate ad applicare quanto previsto dalla Corte. Era doveroso mettere il sistema sanitario nelle condizioni di adempiere a questo obbligo nel miglior modo possibile, come richiesto anche dal Ministero della Salute”.

Dopo la sentenza, ricorda la Regione, era emersa subito la necessità di individuare questo organismo collegiale: “In Emilia-Romagna esistevano i Comitati etici, indicati come possibili organismi cui ricorrere dalla Presidenza del Comitato nazionale di bioetica, ma occorre considerare che essi nascono, come richiesto anche dai Regolamenti europei, per l’essenziale funzione scientifica della valutazione degli studi e delle sperimentazioni in materia di farmaci e clinica, e non dispongono a sufficienza delle specifiche e diverse competenze interdisciplinari richieste per i temi squisitamente etici. Competenze per le quali già la sentenza della Corte indicava la necessità di una specifica integrazione”.

Da qui la decisione della Regione Emilia-Romagna, che aveva iniziato già nel 2016 a riordinare l’organizzazione dei comitati nel proprio territorio, di avviare nel 2020 con l’Ausl di Reggio Emilia la sperimentazione di un apposito organismo consultivo per l’etica, indipendente e multidisciplinare: il Comitato per l’etica nella clinica (CEC). Nel febbraio 2022 il presidente Bonaccini, in risposta alla richiesta del Ministero della Salute sul tema del suicidio medicalmente assistito, aveva già indicato questo organismo, e non invece i Comitati etici territoriali, come unico con competenza per l’intero territorio regionale. “Posizione peraltro sostenuta dalle Regioni in sede di Commissione Salute della Conferenza delle Regioni nel maggio di quello stesso anno”, sottolinea la Regione.

“I CET – prosegue la Regione nella sua spiegazione - hanno infatti l'obiettivo principale di valutare gli studi e le sperimentazioni cliniche sui medicinali per uso umano allo scopo di autorizzarne l'immissione sul mercato e gli studi clinici più in generale: le loro finalità appaiono estranee a quelle del suicidio assistito. In merito, il Ministero della Salute ha posto un punto fermo al dibattito con il decreto del gennaio 2023: i CET possono esercitare anche le funzioni consultive in relazione a questioni etiche connesse con le attività di ricerca clinica e assistenziali, ove non già attribuite a specifici organismi. Sono piuttosto i CEC, laddove presenti, dunque, come nel caso della Regione Emilia-Romagna, competenti in materia di suicidio assistito. Peraltro, un unico CEC per tutta la Regione (da qui la nuova sigla COREC che ne sottolinea l’unicità sul territorio) garantisce uniformità di valutazione”.

29 febbraio 2024
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